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La sentenza n° 29 del 2009 della Corte Costituzionale e l'interpretazione adeguatrice

Informazioni tesi

  Autore: Angela Aimati
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Stefano Maria Cicconetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

L’interpretazione conforme o adeguatrice, la cui genesi affonda le sue radici sin dalle prime pronunce della Corte costituzionale, ha svolto(soprattutto a partire dagli anni ’90) una fondamentale funzione sistematica, concorrendo a mantenere la coerenza e la razionalità dell’ ordinamento giuridico nel suo complesso.
In tempi recenti, però, essa sembra essere tornata nuovamente al centro di una rinnovata attenzione della dottrina, a testimonianza, non soltanto dell’importanza e attualità dell’ argomento, ma anche del fatto che ,se da un lato il radicarsi del paradigma dell’ interpretazione conforme a Costituzione, sia stato valutato dalla dottrina complessivamente in positivo,dall’altro, alcuni dei più delicati problemi posti da questa particolare tecnica interpretativa si stanno arricchendo di nuovi e problematici profili.
L’interpretazione conforme si configura come un canone interpretativo, dotato di uno specifico contenuto sostanziale, come un metacriterio ermeneutico...

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3 CAPITOLO PRIMO “LA SENTENZA 29/2009 DELLA CORTE COSTITUZIONALE E L‟INTERPRETAZIONE ADEGUATRICE”. 1. CENNI INTRODUTTIVI La sentenza n. 29/2009 della Corte costituzionale, trae origine da un procedimento penale ,nell’ambito del quale ,il Tribunale di Biella in composizione monocratica ha sollevato, in riferimento all’art. 111, quarto e quinto comma della Costituzione ,questione di legittimità costituzionale dell’art. 238-bis del codice di procedura penale .Il remittente censura la suddetta disposizione, laddove consente l‟acquisizione dibattimentale delle sentenze divenute irrevocabili ai fini della prova di fatto in esse accertato e quindi, l’utilizzabilità di tale mezzo di prova documentale oltre i casi e i limiti di efficacia probatoria previsti, in via generale , dal combinato disposto dagli artt. 234 e 236 del codice di procedura penale . Secondo il Tribunale di Biella , dai parametri costituzionali evocati, si evince il principio generale che in ciascun processo ,possono essere utilizzate soltanto le prove formatesi nel contraddittorio tra le parti in esso svoltosi (le eccezioni, essendo tassativamente indicate nel quinto comma dell’art.111 Cost.). Ad avviso del Tribunale remittente la disposizione censurata ,prevedendo un ipotesi non compresa tra queste ultime ,violerebbe i precetti suddetti. La questione viene sollevata nel corso di un procedimento penale a carico di due imputati ,accusati di detenzione ,al fine di cessione , di sostanze stupefacenti ,nel quale, il Pubblico Ministero aveva chiesto l’acquisizione della

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Parole chiave

interpretazione adeguatrice
interpretazione conforme

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