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Contratto di garanzia e promessa del fatto del terzo

Il presente studio si propone di analizzare le possibili accezioni funzionali del negozio attraverso cui s’intende garantire un diritto di credito. Una nozione risalente, sulla base di un’analisi sistematica avente ad oggetto i contratti di garanzia specificamente contemplati dal codice civile, ravvisava nell’obbligazione di garanzia uno strumento per rafforzare le ragioni del creditore, con l’accrescerne le probabilità di soddisfazione. L’osservazione attenta della prassi economica e commerciale evidenzia, tuttavia, che le varie figure contrattuali che perseguono una funzione di garanzia non si lasciano inquadrare dal citato concetto. Alla luce di siffatta considerazione si è proposta un’idea più moderna di garanzia, che le assegna piuttosto finalità di controllo e riduzione del rischio di mancato soddisfacimento, per questa via privilegiando un’indole in cui prevalgono scopi indennitari.
L’inquadramento della promessa del fatto del terzo come contratto di garanzia ha fondamento dogmatico in tale visione funzionale dell’istituto.
La materia è distribuita in tre capitoli. Nel primo si espongono i caratteri peculiari dei contratti di garanzia accolti nel sistema del codice, con particolare riguardo alla fideiussione, figura negoziale che rappresenta tanto nella prassi, quanto nella teoria del diritto, una delle più antiche forme di tutela delle ragioni creditorie, nonché l’exemplum da cui originano le più recenti manifestazioni atipiche di garanzia (contratto autonomo, polizze fideiussorie e lettere di patronage). Sebbene il legislatore in nessuna norma enunci l’attributo dell’“accessorietà”, è opinione costante che esso sia intrinseco nel fondamento causale di garanzia dei contratti in questione, che, in quanto preordinati alla tutela di un credito preesistente, implicano un collegamento genetico e funzionale del rapporto di garanzia con quello principale.
Il capitolo secondo ha per oggetto l’analisi concernente l’operazione negoziale denominata “promessa del fatto del terzo”, figura contrattuale che (a dispetto del nome) potrà inserirsi in un più ampio regolamento d’interessi, o anche presentarsi come autonoma negoziazione. Il coacervo di opinioni dottrinali e giurisprudenziali in ordine alla natura dell’obbligazione assunta dal promittente rende necessario un esame delle diverse tesi proposte circa la natura dell’obbligazione assunta dal promittente, da cui si evince che l’evoluzione dialettica delle considerazioni sul tema conduce alla descrizione dell’impegno assunto dal promittente come obbligazione di garanzia. Secondo tal insegnamento, con la conclusione della promessa il promittente assume il rischio del mancato compimento del fatto del terzo, indipendentemente da ciò che farà per indurre il terzo a compiere il fatto. Il promissario ha la certezza di contare su un’utilità sostitutiva rispetto al fatto del terzo promesso: il pagamento dell’indennizzo. Il concetto di garanzia assunto a fondamento del citato orientamento interpretativo descrive l’assunzione, da parte del garante, dell’onere economico del rischio che il terzo non compia quanto promesso dal promittente.
Rilevanti interrogativi solleva il tema del quantum debitum, per il caso che il fatto del terzo non si verifichi. Una risposta alla questione dipenderà dalla concezione che si accolga circa la funzione esplicata dalla promessa del fatto del terzo.
Il terzo capitolo è dedicato, infine, alla c.d. garanzia autonoma, le cui origini teoriche sono rintracciabili nella figura del Garantieverträge, categoria cui la dottrina moderna e la giurisprudenza riconducono soprattutto una serie di garanzie “a prima domanda” utilizzate nella prassi commerciale.
L’analisi separata delle diverse fattispecie condurrà ad individuare un gruppo di contratti con funzione di garanzia che possono addirittura prescindere dalla stessa esistenza del negozio principale, o attraverso cui il garante può assumere i c.d. rischi atipici del contratto, concernenti l’evenienza dell’invalidità o della risoluzione del negozio principale. Il risultato del <> dell’operatività della garanzia rispetto alle vicende del negozio “garantito” costituisce per siffatta forma contrattuale un effetto del suo fondamento causale autonomo.
La locuzione “contratto di garanzia” starà qui ad indicare non la causa del negozio (causa cavendi), bensì la funzione della prestazione posta in essere dal garante, volta alla protezione dell’interesse del beneficiario a non subire detrimento per la conclusione di un certo affare.
Gli studi dedicati a siffatta forma contrattuale conducono ad importanti risultati sistematici circa l’inquadramento della promessa del fatto del terzo tra i contratti di garanzia.

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INTRODUZIONE Il presente studio si propone di analizzare le possibili accezioni funzionali del negozio attraverso cui s’intende garantire un diritto di credito. Una nozione risalente, sulla base di un’analisi sistematica avente ad oggetto i contratti di garanzia specificamente contemplati dal codice civile, ravvisava nell’obbligazione di garanzia uno strumento per rafforzare le ragioni del creditore, con l’accrescerne le probabilità di soddisfazione. L’osservazione attenta della prassi economica e commerciale evidenzia, tuttavia, che le varie figure contrattuali che perseguono una funzione di garanzia non si lasciano inquadrare dal citato concetto. Alla luce di siffatta considerazione si è proposta un’idea più moderna di garanzia, che le assegna piuttosto finalità di controllo e riduzione del rischio di mancato soddisfacimento, per questa via privilegiando un’indole in cui prevalgono scopi indennitari. L’inquadramento della promessa del fatto del terzo come contratto di garanzia ha fondamento dogmatico in tale visione funzionale dell’istituto. La materia è distribuita in tre capitoli. Nel primo si espongono i caratteri peculiari dei contratti di garanzia accolti nel sistema del 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Pierpaolo Galante Contatta »

Composta da 484 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.