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La guerra civile e l'esilio degli intellettuali spagnoli: il caso di Francisco Ayala

Informazioni tesi

  Autore: Sara Petronelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Luigi Contadini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 34

L'esilio, sia esso volontario o dovuto a questioni socio-politiche, è un fenomeno che non rimane estraneo nemmeno alla nostra attualità. Già dall'antichità la letteratura si è fatta portavoce della condizione dell'esiliato, consentendo a costui di dare sfogo alla propria condizione di "senza Patria", sia per ribadire le proprie motivazioni, le stesse che lo hanno costretto a fuggire, sia per lasciare un'impronta indelebile per le generazioni future. L'atto di scrivere contro dittatori e regimi è l'unico modo per non essere dimenticati e per mostrare ai posteri la follia della ragione umana, annebbiata dall'odio e dal potere. Nella tesi qui proposta si cerca di far luce su un capitolo della storia della Spagna contemporanea che troppo a lungo si è voluto mantenere celato, partendo proprio dalla testimonianza diretta di un intellettuale dell'epoca, Francisco Ayala, il quale nelle proprie opere ha dato voce a quanti come lui furono costretti al silenzio e all'esilio imposto dalla dittatura di Francisco Franco.

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1 LA GUERRA CIVILE E L’ESILIO DEGLI INTELLETTUALI SPAGNOLI: IL CASO DI FRANCISCO AYALA I. INTRODUZIONE 1) L’avvento della Guerra Civile e la vita di un esiliato: Francisco Ayala. “La guerra civile in cui viviamo non si risolve con compromessi parlamentari. Il dilemma storico fra fascismo e socialismo sarà deciso solo con la violenza.” A. Araquistain, Leviatán, 22 (1936) Dalle parole dell’intellettuale Araquistain si può ben capire quale fosse il clima di violenza vissuto dalla Spagna tra la fine degli anni Venti fino a metà degli anni Trenta. Nonostante la Guerra Civile sia ricordata come uno degli avvenimenti più drammatici nella storia del Paese, essa non è nient’altro che il culmine di una serie intermittenti di lotte fra riformisti e reazionari, iniziata già a partire del 1808. La volontà dei partiti riformisti di migliorare le condizioni di vita anche dei ceti più deboli quali i contadini e gli operai, viene interpretato delle forze dell’opposizione come la perdita di quei privilegi che fino ad allora hanno consentito all’oligarchia terriera e al clero di detenere nelle loro mani il potere. E’ necessario ricordare che, al contrario degli altri Paesi europei, la Spagna non sperimenta la caduta dell’Ancién Régime e monarchia, clero e aristocrazia terriera mantengono la loro autorità fino ai primi anni del Novecento. Inoltre il Paese non gode di un struttura democratica capace di far fronte ai grandi cambiamenti sociali e nemmeno di un capitalismo che consenta lo sviluppo del sistema industriale diffuso. Il rafforzamento dell’oligarchia terriera e i primi scioperi indetti dai partiti riformisti nel biennio 1918-1921, repressi con la violenza dalle forze militari della Guardia Civil, sfociano nel colpo di stato indetto dal generale Primo de Rivera, il 23 settembre del 1923. In questo clima si gettano la basi per quella che sarà la Guerra Civile, quel conflitto intestino che vede coinvolti l’esercito e l’aristocrazia da un lato, i quali temono per la perdita dei privilegi della tradizione, e dall’altro i sostenitori della Repubblica e dello Stato democratico che consenta l’annullamento dei ceti conferendo parità di diritti anche ai socialmente deboli. La ripresa economica e la prostrazione del popolo verso l’aggressività e la veemenza dell’esercito consentono al generale Primo de Rivera di attuare il proprio governo basato sull’abolizione dell’opposizione e sul rafforzamento del potere militare. Nonostante ciò lo scontento

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Parole chiave

dittatura
esilio
francisco franco
guerra civile spagnola
francisco ayala
los usurpadores
dialogo de los muertos

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