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''I, John Fante and Arturo Bandini, two in one, friend of man and beast alike'': autobiografia, riscrittura e formazione in John Fante

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La tesi si basa sull'analisi delle opere di John Fante a partire dagli elementi più caratterizzanti della sua scrittura. La citazione contenuta nel titolo è volta a sottolineare il tratto più distintivo: l'autobiografismo. In effetti nelle opere di questo autore vita reale e finzione letteraria si intersecano di continuo: egli, nel corso della sua produzione, ha teso a ripresentare spesso le medesime tematiche, attingendo, appunto, dalla propria esperienza personale. Uno dei motivi che Fante propone con maggiore frequenza è quello familiare, il quale si sviluppa soprattutto intorno alla figura paterna. Fante ha dato vita a moltissimi padri letterari a partire dal proprio padre, Nick Fante, con cui ha sempre avuto un rapporto difficile e intenso allo stesso tempo. In particolare nella tesi si prendono in esame quattro romanzi in cui la figura paterna spicca maggiormente e nei quali si delinea l'evoluzione del rapporto padre-figlio:"Wait until Spring, Bandini", "1933 Was a Bad Year", "Full of Life" e "The Brotherhood of the Grape". Dallo sguardo adolescenziale e conflittuale dei primi due romanzi citati, si passa ad un rapporto più empatico e ad una maggiore capacità di comprensione negli altri due.
La conflittualità di cui sopra è soprattutto di natura culturale e riguarda il diverso apporoccio di padre e figlio rispetto alla realtà americana: mente il padre è ancora troppo legato ad alcuni cliché dell'italianità, il filgio è interamente proiettato verso la realtà americana e verso il tentativo di realizzare il proprio sogno americano.
Quello dell'American Dream è un altro dei temi ricorrenti in Fante. Si tratta di un concetto che non può essere definito in maniera univoca e che è insieme un sogno di libertà, di uguaglianza, di crescita e ricchezza. In Fante si combinano tutte queste forme di sogno americano, visto sin dall'infanzia come una possibilità di riscatto, la possibilità di migliorare la propria condizione nonostante le proprie origini, italiane e umili.
Fante, sin da bambino, percepì le proprie origini come un limite rispetto al proprio desiderio di americanizzazione, crebbe sentendosi un diverso e ripudiando per molto tempo la propria italianità. Questo punto di vista si riflette nei suoi personaggi, descritti come degli outsiders che si sentono esclusi e rifiutati dalla relatà di cui vorrebbero far parte.
Lo strumento per realizzare il proprio sogno americano era per Fante quello della scrittura. Importante è, dunque, il concetto di formazione, il percorso che egli compì per diventare uno scrittore. A questo proposito nella tesi si parla della raccolta di racconti del 1940, "Dago Red", come di un Bildungsroman. Aventi tutti lo stesso protagonista ed essendo posti in ordine cronologico, i racconti si costituiscono come capitoli di un romanzo, al fine di raccontare la storia di Jimmy Toscana dai nove ai trent'anni circa. Quello che si delinea è il suo percorso alla ricerca di una propria identità attaraverso due fasi tipiche del romanzo di formazione: lo scontro (allontanamento del giovane) e la sintesi, il compromesso (riconciliazione del protagonista con il proprio passato e le proprie orogini).
In questo lavoro si parla anche di "identità cattolica" dello scrittore. L'espressione ha lo scopo di sottolineare il ruolo fondamentale che la formazione cattolica ha assunto nella vita e nelle opere di John Fante. Questo aspetto è troppo spesso sottovalutato, e Fante viene più facilmente ricordato come uno "scrittore maledetto".
Nella testi si analizza anche il limite della tendenza di Fante a ripresentare sempre gli stessi argomenti. Nel momento in cui ha tentato di allontanarsi dalla propensione autobiografica ha fallito. E' emblematico il caso del cosiddetto romanzo filippino, progetto che Fante accarezzò per più di dieci anni senza mai riuscire a portarlo a termine.

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65 4- SOGNO AMERICANO E RAPPORTO CON LE ORIGINI: «Dreamers, we were a house full of dreamers» 107 . (BY 36) Così il diciassettenne Arturo descrive la sua famiglia in Wait until Spring, Bandini, come un gruppo di sognatori. Ed effettivamente Fante faceva parte di una stirpe che si era sempre lasciata spingere dai sogni, a cominciare dal nonno Giovanni, l‟arrotino che all‟età di quarant‟anni aveva deciso di lasciare l‟Abruzzo per andare negli Stati Uniti dove il figlio Nick, in seguito, l‟avrebbe raggiunto. Il motivo che spinse Giovanni e Nick verso l‟America era lo stesso che nel 1930 avrebbe portato John Fante in California: il sogno americano. Per capire che cosa fosse il sogno americano per Fante è necessario addentrarsi nel concetto di American Dream, dei suoi significati e delle sue origini. Jim Cullen ha condotto un‟interessante indagine a questo proposito 108 . Egli sottolinea innanzitutto che si tratta di un‟idea complessa che non può essere racchiusa in una definizione univoca. Il sogno americano, infatti, ha come principale caratteristica quella dell‟ambiguità, contiene, cioè, svariate implicazioni e può essere considerato sotto diversi punti di vista. Si può dire che esistano molte forme di American Dream, ma vi è una tratto che accomuna ognuna di queste: la fiducia nella possibilità di migliorare la propria condizione. Obiettivo che può essere raggiunto attraverso modalità differenti, ad esempio l‟arricchimento economico, o la cultura, o le riforme politiche, e via dicendo. Il sogno americano, come spiega Cullen, ha origini molto lontane, non facili da rintracciare. Ma un particolare evento, che prende il nome di Declaration of Indipendence, può essere sicuramente visto come il momento storico in cui vennero fissati per la prima volta alcuni punti cardine dell‟American Dream. Nel documento siglato il 4 luglio del 1776, che sanciva l‟indipendenza delle tredici colonie britanniche, si parlava di alcuni diritti inalienabili dell‟uomo. 107 J. Fante, Un anno terribile, (cit.), p. 44: «Sognatori, eravamo una casa piena di sognatori.» 108 Cfr J. Cullen, The American Dream: a Short History of an Idea that Shaped a Nation, Oxford University Press, New York 2004.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Diletta Bosso Contatta »

Composta da 202 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.