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Una vocazione trattenuta. Goliarda Sapienza e la scrittura

L'elaborato di ricerca intende considerare il processo di avvicinamento di Goliarda Sapienza alla scrittura.
L'inclinazione verso l'attività letteraria si manifesta nell'autrice in età matura, intorno alla metà degli anni Cinquanta, senza essere preannunciata da prove giovanili e interrompendo in modo brusco una carriera teatrale e cinematografica al fianco di registi del calibro di Blasetti, Maselli e Visconti.
Il titolo del lavoro riprende un'affermazione di Angelo Maria Pellegrino il quale definisce come una "vocazione a lungo trattenuta" l'attitudine di Goliarda Sapienza verso la scrittura, individuandone la causa nel complesso rapporto della scrittrice con la figura materna, la rivoluzionaria socialista Maria Giudice che, quando non era chiamata a comizi o lotte, sulle colonne de «L'Avanti!» incarnava una scrittura da tradursi immediatamente in aiuto concreto a favore delle fasce più deboli.
Una scrittura lontana, quindi, da qualsiasi confusione con l'arte per l'arte, l’individualismo o il disimpegno.
La ricerca si soffermerà inoltre su due momenti determinanti nella biografia di Goliarda: la denuncia dei crimini di Stalin durante il XX congresso del Partito Comunista dell'Urss nel 1956, che segnò la fine del Neorealismo italiano; l’incontro dell’autrice con la tecnica psicanalitica, conosciuta attraverso i tre anni di analisi col medico messinese Ignazio Majore.
Attraverso questo lavoro si intende quindi valorizzare la conoscenza dei fenomeni che hanno posto le basi per la nascita di una delle voci più interessanti dell’isola.

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Introduzione L'elaborato di ricerca intende considerare il processo di avvicinamento di Goliarda Sapienza alla scrittura. L'inclinazione verso l'attività letteraria si manifesta nell'autrice in età matura, intorno alla metà degli anni Cinquanta, senza essere preannunciata da prove giovanili e interrompendo in modo brusco una carriera teatrale e cinematografica al fianco di registi del calibro di Alessandro Blasetti, Francesco Maselli 1 e Luchino Visconti. Il titolo del lavoro riprende un'affermazione di Angelo Maria Pellegrino, il quale definisce come una « vocazione a lungo trattenuta » 2 l'attitudine di Goliarda Sapienza verso la scrittura, individuandone la causa nel complesso rapporto della scrittrice con la figura materna, la rivoluzionaria socialista Maria Giudice che, quando non era chiamata a comizi o lotte, sulle colonne de « L'Avanti! » incarnava una scrittura da tradursi immediatamente in aiuto concreto a favore delle fasce più deboli. Una scrittura lontana, quindi, da qualsiasi confusione con l'arte per l'arte, l’individualismo o il disimpegno. In realtà l'educazione antifascista ricevuta in famiglia, l'infanzia trascorsa tra i vicoli del quartiere Civita di Catania, la vicinanza all'ambiente del Neorealismo cinematografico, financo l'impegno come partigiana nella romana Brigata Vespri; tutto sarebbe concorso in Goliarda Sapienza a spingere verso un tipo di letteratura resistenziale e neorealista. E invece la vocazione letteraria, quando si 1 Suo compagno di vita tra il 1947 e il 1965. 2 G. SAPIENZA, Il filo di mezzogiorno , Milano, La Tartaruga 2003, p. 9. 1

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Vera Navarria Contatta »

Composta da 79 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.