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La neuroeconomia: analisi, valutazioni e applicazioni

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Curcio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Vincenzo Visco Comandini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

INTRODUZIONE

Ogni giorno ci troviamo di fronte a centinaia di scelte economiche da compiere, dalle più piccole (in quale bar prendere il caffè) alle più grandi (acquistare una casa o un’altra) e di conseguenza prendiamo delle decisioni che pensiamo possano essere le migliori. Ci troviamo di continuo immersi in ambienti che ci trasmettono informazioni, stimolano i nostri sensi e il nostro cervello e condizionano il nostro comportamento economico. Scommettere, investire, entrare in competizione, negoziare, vendere e comprare sono tutte attività economiche quotidiane, entrate nell’ordinarietà delle persone. L’economia e la matematica applicata non spiegano però che cosa ci sia dietro la decisione di una persona di correre dei rischi, rispetto a chi sceglie di non correrli. Oppure perché le abitudini rimangono tali anche quando nel tempo si sono rivelate dannose, se facciamo veramente i nostri interessi e in che modo possiamo sapere se le scelte che prendiamo sono quelle corrette. A queste e altre domande comportamentali, legate alle scelte e decisioni economiche, risponde la neuroeconomia che oggi investiga direttamente su quali siano i meccanismi neurali che entrano in gioco, quando l'essere umano prende decisioni di carattere economico e mostra che ogni azione che compiamo non è frutto solo di una scelta razionale o emozionale ma entrambi le parti concorrono alla formazione della posizione che determina la decisione. Questo fa capire quanto può essere importante l’ambiente in cui viviamo e quanto l’emotività sia una costante della nostra vita. Troviamo qui una sensibile divergenza con il concetto di Homo oeconomicus che la teoria economica classica ha elaborato, descrivendo un uomo dotato di sola razionalità e che cura solamente i suoi interessi personali massimizzando la sua utilità. Questo concetto va ad escludere quindi che le emozioni influenzano le decisioni economiche. Nella realtà di tutti i giorni però sappiamo che l’Homo oeconomicus della teoria classica è distante dalla nostra posizione. Prendiamo ad esempio un bene semplice come un quotidiano: indipendentemente da dove si acquista il bene è in sostanza identico, sia per il costo sia per la sua natura. Secondo la teoria economica classica quindi l’Homo oeconomicus calcolerà l’edicola più vicina alla sua posizione e vi acquisterà il quotidiano, poiché economicamente più vantaggioso sia per il minor costo di spostamento che per il minor tempo impiegato. Nella realtà però non sono prese in considerazione solo le variabili economiche e razionali ma influiscono nella scelta anche le variabili emozionali.
Ad esempio nutriamo simpatia per un giornalaio più distante di altri e anche se siamo consapevoli del fatto che avremo costi maggiori, acquisteremo il quotidiano dal più simpatico non rispettando il concetto economico classico. Questo ci basta per capire quanto sono fondamentali le emozioni che proviamo, sia a livello di consumatore, quindi dal lato della domanda, sia a livello di mercato, quindi dal punto di vista dell’offerta. Ogni scelta economica anche la più razionale è sempre influenzata e in qualche modo deviata dalle emozioni, ed ogni emozione ha origine dal cervello. A questo punto s’intuisce quanto è importante lo studio dei processi cerebrali per conoscere veramente le origini delle scelte che scaturiscono le transazioni economiche e quanto anche materie coma la psicologia e la neuroscienza possano dare un contributo all’economia.
Il primo capitolo è proprio volto all’analisi e definizione di questa nuova materia interdisciplinare. Vedremo quali relazioni intercorrono tra le più comuni scelte economiche, le emozioni associate e le relative aree cerebrali sollecitate, con l’utilizzo di giochi, test e dati provenienti da recenti studi condotti in materia.
Nel secondo capitolo valuteremo le contraddizioni economiche-sociali nel commercio moderno di beni (a mio parere) similmente ripugnanti, così come li definisce Gironde, il tutto analizzato in chiave neuroeconomica. La conclusione, infine, raccoglie considerazioni personali scaturiti dall’intero lavoro.

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4 INTRODUZIONE Ogni giorno ci troviamo di fronte a centinaia di scelte economiche da compiere, dalle più piccole (in quale bar prendere il caffè) alle più grandi (acquistare una casa o un’altra) e di conseguenza prendiamo delle decisioni che pensiamo possano essere le migliori. Ci troviamo di continuo immersi in ambienti che ci trasmettono informazioni, stimolano i nostri sensi e il nostro cervello e condizionano il nostro comportamento economico. Scommettere, investire, entrare in competizione, negoziare, vendere e comprare sono tutte attività economiche quotidiane, entrate nell’ordinarietà delle persone. L’economia e la matematica applicata non spiegano però che cosa ci sia dietro la decisione di una persona di correre dei rischi, rispetto a chi sceglie di non correrli. Oppure perché le abitudini rimangono tali anche quando nel tempo si sono rivelate dannose, se facciamo veramente i nostri interessi e in che modo possiamo sapere se le scelte che prendiamo sono quelle corrette. A queste e altre domande comportamentali, legate alle scelte e decisioni economiche, risponde la neuroeconomia che oggi investiga direttamente su quali siano i meccanismi neurali che entrano in gioco, quando l'essere umano prende decisioni di carattere economico e mostra che ogni azione che compiamo non è frutto solo di una scelta razionale o emozionale ma entrambi le parti concorrono alla formazione della posizione che determina la decisione. Questo fa capire quanto può essere importante l’ambiente in cui viviamo e quanto l’emotività sia una costante della nostra vita. Troviamo qui una sensibile divergenza con il concetto di Homo oeconomicus che la teoria economica classica ha elaborato, descrivendo un uomo dotato di sola razionalità e che cura solamente i suoi interessi personali massimizzando la sua utilità. Questo concetto va ad escludere quindi che le emozioni influenzano le decisioni economiche. Nella realtà di tutti i giorni però sappiamo che l’Homo oeconomicus della teoria classica è distante dalla nostra posizione. Prendiamo ad esempio un bene semplice come un quotidiano: indipendentemente da dove si acquista il bene è in sostanza identico, sia per il costo sia per la sua natura. Secondo la teoria economica classica quindi l’Homo oeconomicus calcolerà l’edicola più vicina alla sua posizione e vi acquisterà il quotidiano, poiché economicamente più vantaggioso sia per il minor costo di

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