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Sistemi foraggeri per ovini da latte: un esempio di evoluzione nella pianura irrigua della Nurra

L’esperienza maturata con il tirocinio pratico–applicativo è stata utile in quanto ho avuto modo di entrare in contatto con la figura non astratta dell’imprenditore agricolo, che deve combinare i vari aspetti tecnici ed economici (molto spesso considerati separatamente durante il mio percorso universitario) e finalizzarli alla convenienza economica della produzione agricola. Il Dr. Olmeo rappresenta in questo senso un ottimo esempio, la conduzione della sua azienda si caratterizza infatti per una notevole attenzione ai vari aspetti agronomici e zootecnici, combinati ad una profonda conoscenza economica e politica.
Il sistema foraggero, verso il quale ho concentrato la mia attenzione, prevede la gestione dei campi strettamente legata alla tecnica di allevamento, per cui alla scelta di intensificazione della prima, basata sulla valutazione degli avvicendamenti più adatti, è seguita l’intensificazione della seconda, caratterizzata dall’utilizzo della tecnica unifeed. L’estrema intensificazione delle coltivazioni, consentita dal minore ricorso al pascolo, determina un incremento della produzione conservabile, oltre all’incremento delle potenzialità di vendita all’esterno del prodotto eccedentario. La tecnica dell’unifeed permette allo stesso tempo una standardizzazione della razione durante tutto l’anno con conseguente indipendenza dalla stagionalità e una significativa riduzione degli sprechi. Va ricordato che tale organizzazione permette un’autonomia dell’azienda per quanto riguarda l’alimentazione animale, con una certa indipendenza dal mercato dei mangimi concentrati.
In uno scenario di bassa rimuneratività dell’allevamento ovino la scelta del Dr. Olmeo appare in controtendenza. Senza dubbio ciò ha richiesto importanti investimenti in strutture (ovili e sala di mungitura) rispetto alla tipologia di allevamento tradizionale precedentemente attuata, ma considerata in un’ottica di lungo periodo potrebbe rivelarsi vincente sia per una maggiore produttività dei terreni, dei quali viene sfruttata al massimo la potenzialità in quanto non più soggetti al pascolo, sia per una potenziale destagionalizzazione della produzione animale nel caso il settore della trasformazione si rivolga verso questa direzione.
Altri aspetti dell’organizzazione di questa azienda sono una maggiore produttività per operatore come risultato di una maggiore razionalità di conduzione del gregge, con una ripartizione dei parti più equilibrata durante l’anno.
L’innovazione è un altro punto di forza di questa azienda caratterizzata da un parco macchine moderno ed efficiente, da impianti (es: mungitura e di alimentazione) rispondenti agli obiettivi perseguiti, e inoltre dalla continua sperimentazione di nuove tecniche quali la semina del mais con pacciamatura ed altre esperienze descritte precedentemente.
La diversificazione produttiva richiede notevoli conoscenze per poter conciliare la zootecnica, la cerealicoltura, l’orticoltura e l’olivicoltura, ma allo stesso tempo garantisce una minore insicurezza nel bilancio aziendale.

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3 1. INTRODUZIONE 1.1 L’allevamento ovino in Sardegna L ’allevamento ovino caratterizza l’economia dell’isola sin dai tempi più antichi, quali quelli prenuragici e numerose sono inoltre le citazioni in epoca romana. I capi allevati ammontano a circa 3 milioni (Tabella 1) rappresentando il 41% del patrimonio ovino nazionale. Tabella 1. Consistenza delle aziende e dei capi allevati in Sardegna (2006). Secondo il VIII Report Trimestrale del novembre 2007, la produzione di latte, sarebbe pari a 4.629.936 quintali raccolti nel 2006. La Sardegna si conferma così il maggiore produttore nazionale di latte ovino, con una quota sul totale nazionale superiore al 65%. Gli agnelli prodotti nell’isola, inoltre, rappresentano il 30% dei totali prodotti in Italia (Pastomed, 2007) e la carne di agnello incide per il 25% della PL V aziendale. La pecora di razza sarda si caratterizza per l’attitudine alla produzione di latte; la tecnica più comune di allevamento si basa su una concentrazione stagionale dei parti a novembre–dicembre per le pluripare e a febbraio–marzo per le primipare e su un ricorso sistematico al pascolamento sia su pascolo naturale, per l’utilizzazione delle risorse foraggere spontanee, sia su erbai

Laurea liv.I

Facoltà: Agraria

Autore: Giacomo Pisanu Contatta »

Composta da 37 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.