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L’iconografia di Giovanni II Bentivoglio (1443 - 1508) nella vicenda del ritratto europeo tra Quattro e Cinquecento

Informazioni tesi

  Autore: Azzurra Immediato
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia dell'arte
  Relatore: Angela  Ghirardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 224

Il ruolo del ritratto, nella storia dell’arte figurativa, è sempre stato controverso.Il ritratto rappresenta una forma d’arte pittorica dalla straordinarietà insita. Sin dalla sua comparsa è stato in grado di rivelare quell’attitudine all’eclettismo che, probabilmente, a molte altre forme d’arte manca, o che necessitano di divagazioni dal nucleo iniziale. Il ritratto no. Il supporto, qualsiasi esso sia è in grado, attraverso la sua disponibilità, ad accogliere una rappresentazione valida. La maestria di un artista è in grado di registrare un’effigie. Il soggetto, attraverso la sua “presenza” sia reale che scenica, si fa attore di quella che è stata definita la magia del ritratto. Proprio quest’ultima ha fatto di tale genere pittorico una tipologia affascinante, valida su più livelli, che è riuscita a non rimanere paralizzata entro la semplice invenzione pittorica del genere stesso. Sulla sua base, in un arco di tempo piuttosto ristretto, si è formato un repertorio variamente complesso, concepito in funzione del soggetto e dell’osservatore, attraverso modi e mode che hanno percorso i secoli. Ne sono derivati conflitti interni all’arte ed esempi sorprendenti, in cui i canoni sono mutati al mutare dei substrati culturali e sociali che di volta in volta hanno fatto da scenario all’arte. Il mio non voleva e non poteva certo essere uno studio completo sul ritratto, ed è per questo che ho scelto di limitare l’analisi ad un personaggio in particolare, Giovanni II Bentivoglio, cercando anche di capire quanto accadeva nelle corti dei Signori europei suoi contemporanei. Allo stesso modo, l’interesse si è spinto nel provare a comprendere più da vicino l’ambito del ritratto ufficiale, in un parallelismo che ha visto di fronte l’Italia e l’Europa, in particolar modo il Nord del continente, seconda fucina artistica e pittorica del Rinascimento. Due mondi a confronto così lontani, eppure molto spesso estremamente vicini e legati.

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3 CAPITOLO I Il ritratto in Europa 1.1 Breve excursus sulla storia del ritratto, dalla Preistoria al Novecento. Un viaggio dalla nascita dell’arte figurativa all’arte contemporanea. Il ruolo del ritratto, nella storia dell’arte figurativa, è sempre stato controverso. Nella Preistoria, manifestava soprattutto, tramite manufatti e raffigurazioni schematiche, la volontà di ricostruire le personalità dei defunti. 1 Ciò, ha fatto sì che il ritratto si legasse a concetti negativi, aderenti alla morte, ad eventi funesti, a riti magici e alla superstizione. 2 In tale concezione, apparve un altro tipo di ritratto, dalle caratteristiche diaboliche, in senso modernamente “hoffmaniano”, secondo una lettura critica applicabile a molta arte tribale che non si è molto discostata dalle credenze e dai riti delle civiltà degli albori umani. 3 La rappresentazione fisiognomica si evitò anche nell’antico Egitto 4 , perchØ giudicata troppo realistica, inadatta ai faraoni e alla casta nobile, ma considerata piø adeguata alle sole classi inferiori della società. 1 Bastide 1990, p. 285 2 Ibidem p. 286 3 Fossi 1996, p.5 4 Argan 1997, p.18

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