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Legalità formale e amministrazione di risultato

Il presente lavoro approfondisce, in maniera completamente sperimentale e innovativa, il rapporto tra legalita' formale e amministrazione di risultato, coniugando le basi del Diritto Amministrativo con due impostazioni classiche del pensiero filosofico: l'etica deontologica Kantiana e l'etica teleologica aristotelica.
Da questa analisi approderemo ad un concetto di legalità che si sostanzia in un e del risultato, il cosiddetto bene della vita che trova la propria legittimità nel contesto normativo applicato alla sua comunità.
Il presente lavoro anticipa filosoficamente il concetto di antropocentrismo amministrativo, una amministrazione pubblica, cioè, partecipata e semplificata capace di superare il vizio secolare della propria autolegittimazione e autoreferenzialità.

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3 “La forma è la possibilità della struttura” (Ludwig Wittgenstein – Trattato logico-filosofico – 1919) Introduzione “Amministrare bene significa, sul piano giuridico, realizzare gli interessi pubblici individuati dalla legge, nel perseguimento dell‟interesse generale, (…), sulla base di una completa, onesta, ricostruzione dei fatti; con il minor sacrificio dei diritti e degli interessi coinvolti e quindi con la costante considerazione degli effetti su questi prodotti e con il minor impiego possibile di risorse, di uomini e di tempo” 1 . Questa affermazione di Lucio Iannotta esemplifica ed introduce, in maniera quanto mai efficace, un tema attualmente molto presente e sentito nel dibattito giuridico contemporaneo relativo al rapporto tra legalità formale e amministrazione di risultato o, se si vuole, ponendo la questione in altri termini, tra principio di legalità/imparzialità e principio di efficienza/buon andamento, tra prospettiva logico-procedurale e prospettiva di risultato. L‟obiettivo che il presente lavoro tenterà di approfondire, consisterà nel valutare come sia possibile e, soprattutto auspicabile, tenere insieme i due poli della questione dimostrando come l‟uno sia inglobato nell‟altro, o meglio, l‟uno necessiti dell‟altro per potersi attuare in maniera completa ed esaustiva, così come le teorie più recenti sembrano sostenere. Occorrerà partire da una definizione chiara e distinta dei due principi cardine del dibattito suddetto: il principio di legalità, nelle sue diverse accezioni, e il concetto di risultato che comprende al suo interno altri concetti, (“il bene della vita”), e sottintende determinati principi, (di economicità, buon andamento, responsabilità…). Sarà, inoltre, necessario prendere in considerazione il panorama, il contesto normativo nel quale si inserisce l‟attuale dibattito tra legalità e amministrazione di risultato: la legge 241 del 1990 sul procedimento amministrativo e le recenti modifiche del 2005. In particolare si cercherà di mettere in luce, in maniera sintetica, il contesto e i motivi che hanno favorito, a partire dagli anni ‟90, una serie di specifiche riforme e, soprattutto, ci si soffermerà su quei nodi tematici della legge 241/90 che più evidenziano ora il nesso, ora l‟apparente contrasto, ora la fisiologica tensione, tra l‟ottica della legalità e quella del risultato. Da un‟analisi iniziale distinta delle due prospettive, logica procedurale da un lato, ottica del risultato dall‟altro, si passerà ad un approccio integrato o sinergico della questione, dimostrando come perseguire la legalità e il risultato abbiano di mira un‟unica finalità: la buona amministrazione, 1 L. IANNOTTA, “La considerazione del risultato nel giudizio amministrativo: dall’interesse legittimo al buon diritto”, in rivista , “Il diritto processuale amministrativo” n. 2/98 Giuffrè, Milano p.329.

Tesi di Master

Autore: Carla Giaccaglini Contatta »

Composta da 34 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2689 click dal 21/03/2012.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.