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Aspetti fiscali del commercio elettronico

Gli Stati Europei, spinti dal desiderio di assicurarsi un maggiore benessere e di evitare futuri conflitti, si sono mossi verso forme d’integrazione economica, via via sempre più ampia ed estesa a nuovi paesi: dall’iniziale CECA (Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio), al Trattato di Roma istitutivo della Comunità Economica Europea, (CEE), sino all’Atto Unico del 1986, che ha dato impulso alla costituzione di una vera unione economica, con l’abolizione delle frontiere.
L’unione doganale inizialmente prevista, con libertà di circolazione delle merci, si è così evoluta verso una vera e propria unione economica, che consente anche la libertà di movimento delle persone fisiche e giuridiche, dei servizi e dei capitali.
Solo con il Trattato sull’Unione Europea, firmato a Maastricht, viene sancito il pieno riconoscimento normativo della politica economica, quale vera e propria politica comunitaria.
La creazione di uno spazio economico comunitario, basato su di un mercato comune è stato sin dall’inizio uno degli obiettivi essenziali del Trattato di Roma che, all'art.2, precisa: “La Comunità ha quale missione, attraverso l'instaurazione di un mercato comune ed il ravvicinamento progressivo delle politiche economiche degli Stati membri, di promuovere lo sviluppo armonioso delle attività economiche nell’insieme della Comunità, un’espansione continua ed equilibrata, un accresciuta stabilità, un miglioramento delle condizioni di vita e delle relazioni più strette tra gli Stati membri”.
Secondo l'interpretazione data dalla Corte di Giustizia, il mercato comune è quindi una “tappa” dell'integrazione economica che tende all’eliminazione di tutti gli ostacoli agli scambi intracomunitari, in vista della fusione dei mercati nazionali in un mercato unico, realizzando così delle condizioni il più vicine possibili ad un vero mercato interno, attraverso la rimozione delle barriere fisiche, tecniche e fiscali alla libera circolazione dei fattori di produzione tra i quali, in primo luogo, lo scambio di merci.
Il processo di integrazione comunitaria, come qualsiasi momento di apertura al nuovo, richiede alle singole realtà nazionali l'abbandono di determinate certezze contro l'assunzione di taluni rischi; si impone, in altri termini, la necessità di cambiamenti profondi, a volte radicali, nei diversi sistemi istituzionali dei Paesi aderenti alla Comunità.

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6 PARTE PRIMA CAPITOLO PRIMO LA TASSAZIONE DEL COMMERCIO TRAZIONALE I.1 L’UNIONE EUROPEA E IL MERCATO COMUNE Gli Stati Europei, spinti dal desiderio di assicurarsi un maggiore benessere e di evitare futuri conflitti, si sono mossi verso forme d’integrazione economica, via via sempre più ampia ed estesa a nuovi paesi: dall’iniziale CECA (Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio), al Trattato di Roma istitutivo della Comunità Economica Europea, (CEE), sino all’Atto Unico del 1986, che ha dato impulso alla costituzione di una vera unione economica, con l’abolizione delle frontiere. L’unione doganale inizialmente prevista, con libertà di circolazione delle merci, si è così evoluta verso una vera e propria unione economica, che consente anche la libertà di movimento delle persone fisiche e giuridiche, dei servizi e dei capitali. Solo con il Trattato sull’Unione Europea, firmato a Maastriht, viene sancito il pieno riconoscimento normativo della politica economica, quale vera e propria politica comunitaria.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Benedetta Standoli Contatta »

Composta da 264 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3422 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 9 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.