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La crisi irlandese. Cause ed effetti della bolla immobiliare

Informazioni tesi

  Autore: Sergio Notarbartolo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione sociale e istituzionale
  Relatore: Lino Sau
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

L'Irlanda, piccolo paese del nord Europa in quanto estensione geografica ed ancora più piccolo per densità demografica, nel corso degli ultimi vent'anni di storia economica è più volte emerso agli onori della cronaca per aver percorso, in maniera spesso eclatante, tutto il ciclo economico e per aver scandito contemporaneamente i passaggi più critici della moneta unica. Con l'avvento del nuovo millennio e le crisi delle economie occidentali che lo caratterizzarono nel suo primo decennio, vennero messe a nudo le trasformazioni avvenute nell'economia irlandese. L'Irlanda passò da uno sviluppo promosso e sviluppato attraverso gli investimenti delle multinazionali nell'economia reale, ad uno incentivato dalla produzione immobiliare finanziata e costruita sui debiti, sia delle imprese che delle banche.Lo scopo di questa tesi è quello di esaminare le cause che hanno portato alla crescita e all'esplosione della bolla immobiliare, attraverso il contributo della debt-deflation school ed in particolare dei lavori di Fischer, Minsky e Kindleberger, attraverso una analisi delle varie dimensioni e proponendo un'interpretazione quanto più possibile obbiettiva dei fenomeni accorsi. Nell'ultimo capitolo inoltre verranno analizzate le soluzioni proposte inizialmente dal governo irlandese ed in seguito dagli organismi internazionali al fronte di una situazione in rapido deterioramento.

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4 1 INTRODUZIONE L'Irlanda, piccolo paese del nord Europa in quanto estensione geografica ed ancora più piccolo per densità demografica, nel corso degli ultimi vent'anni di storia economica è più volte emerso agli onori della cronaca per aver percorso, in maniera spesso eclatante, tutto il ciclo economico e per aver scandito contemporaneamente i passaggi più critici della moneta unica. Dall'inizio degli anni novanta infatti, quando si cominciarono ad intravedere chiaramente i segnali di una forte ripresa al seguito di anni passati tra emigrazioni, crisi economiche e dipendenza, non più politica, ma pur sempre economica, con l'Inghilterra, si arrivò all'ingresso nella moneta unica già nel 1998 quando l'Irlanda si impose all'opinione pubblica, per il ritmo di crescita evidenziato dal Pil, come uno dei paesi più interessanti e promettenti del panorama europeo nonché esempio di come una piccola economia aperta possa creare efficacemente lavoro e benessere senza intaccare il debito pubblico, ma anzi abbattendolo. Con l'avvento del nuovo millennio e le crisi delle economie occidentali che lo caratterizzarono nel suo primo decennio vennero messe a nudo tuttavia le trasformazioni avvenute nell'economia irlandese, infatti essa passò da uno sviluppo promosso e sviluppato attraverso gli investimenti delle multinazionali nell'economia reale ad uno incentivato dalla produzione immobiliare finanziata e costruita sui debiti, sia delle imprese che delle banche. La parabola dell'isola di smeraldo, o perlomeno della Celtic Tiger , come si chiamò l'Irlanda del boom in richiamo delle non certo fortunate esperienze asiatiche, si conclude dunque negli ultimi anni dando un primo segnale piuttosto forte con il crollo della borsa il 29 settembre 2008, ma soprattutto con l'intervento d'emergenza della BCE e del FMI nel novembre 2010 a seguito dell'esplosione del debito pubblico sviluppatosi dietro degli enormi debiti bancari contratti. Di fronte dunque alla rapidità di tale parabola e alla fragorosità del crollo dell'economia irlandese sorge spontaneo chiedersi come tutto ciò sia potuto

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