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Gli arabi cristiani in Israele/Palestina: le difficoltà di essere minoranza

Informazioni tesi

  Autore: Sarah Sciò
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Laurea Magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia
  Relatore: Fiorella Giacalone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 230

Tutto nasce dalla mia volontà di riuscire a capire la mia identità cristiana cattolica.
Prima la comunione, poi la cresima, queste le tappe di preparazione di un buon cristiano.
Arrivata ad un certo punto della mia vita e soprattutto dopo aver studiato per tre anni il Corano, il diritto e la cultura musulmana, ho deciso che volevo studiare l’altra faccia della medaglia, il cristianesimo, che in realtà conoscevo poco.
Un giorno, ho preso la Bibbia in mano e ho iniziato a leggere.
Così ho scoperto le cose in comune che hanno le tre religioni monoteiste. Si può partire proprio dalla fondazione, con i loro padri fondatori che hanno come capostipite Abramo: è lui che ha dato vita ad Ismaele (l’antenato di Muhammad) e a Isacco il quale a sua volta ha generato Giacobbe o Israele e che hanno dato vita uno al cristianesimo e l’altro all’ebraismo.
Leggendo la Bibbia (Vecchio e Nuovo Testamento) ho pensato moltissimo alla mia cristianità, soprattutto dopo aver letto anche il Corano.
Molti cristiani non credono al Vecchio Testamento, lo rinnegano, dicendo e affermando che l’unico testo Sacro che li rappresenta è il Nuovo, ma la mia domanda è: se Gesù è il figlio di Dio e se Gesù è discendente di Re Davide, come può un cristiano rinnegare il Vecchio Testamento?
Ho cercato di andare oltre i dogmi teologici soffermandomi, invece, su quello che accade realmente.
Quando ho conosciuto i primi ragazzi arabi cristiani ho pensato subito che sarebbe stato molto interessante approfondire le dinamiche che li vedevano protagonisti, soprattutto perché avendoli conosciuti a Perugia, si trovavano lontani dal loro paese e alcuni comportamenti o atteggiamenti potevano risultare diversi.
È stato grazie a questi amici e soprattutto alle mie amiche più importanti, Lara e Lily, che ho potuto approfondire questa conoscenza.
Dopo una serie di discussioni e dopo essere stata invitata più volte a casa loro a Gerusalemme, ho deciso di passare due mesi in Israele sia per un’esperienza personale all’estero, ma soprattutto perché volevo vivere “l’ambiente arabo” in prima persona.
Sulla base della mia esperienza, sia a Perugia che in Israele, ho sviluppato questa tesi, che ha impegnato un anno del mio percorso universitario.
Lo scopo principale di questa tesi è dar voce ad una minoranza, gli arabi cristiani. Ciò non significa però che io accetti tutto quello che ho conosciuto e scoperto e soprattutto non significa che voglia fare da paladina degli arabi cristiani, anche se devo dire per un attimo ci ho pensato.
Proprio per dare un senso storico – critico al cristianesimo, ma anche a tutte e tre le religioni protagoniste di questo testo ho suddiviso la tesi in due parti: una parte più storico – istituzionale e una parte riguardante l’etnografia.
La parte istituzionale serve a “ricordarsi” il processo storico e di creazione della cristianità, un confronto quindi tra le tre religioni dal momento in cui sono nate e soprattutto una rivisitazione delle crociate.
Dopo gli ultimi fatti accaduti in Medio Oriente e gli attentati a numerosissime chiese, ho deciso di inserire un capitolo dedicato interamente alla situazione dei cristiani prendendo in esame cinque paesi: Libano e Giordania che sembrano le nazioni più tolleranti nei confronti degli arabi cristiani, la Siria, perché non si sente molto spesso parlare di questo paese e infine, Egitto e Iraq i paesi più movimentati sotto questo punto di vista.
L’ultimo capitolo della prima parte riguarda, invece, le varie chiese cristiane Medio Orientali, le diverse istituzioni da quella ortodossa, calcedonense, cattolica a quella riformata, un breve panorama su come le varie istituzione gestiscono i loro credenti.
La parte monografica/etnografica parla, invece, della mia esperienza personale con gli arabi cristiani e soprattutto dell’esperienza e del lavoro sul campo a Gerusalemme.

Considero questo lavoro di ricerca per me molto formativo. Ho imparato molte cose nuove, ma soprattutto ho imparato a non dare limiti alla conoscenza ed è proprio questo che ho cercato di fare mentre scrivevo.
Questo lavoro mi ha insegnato le difficoltà della ricerca sul campo e la consapevolezza che la conoscenza, per un antropologo, passa soprattutto attraverso l’esperienza diretta e il dover far conto con le proprie emozioni riviste criticamente.

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67 2.2. Le Chiese cristiane Medio Orientali Il cristianesimo orientale è caratterizzato da una pluralità di chiese, a testimonianza della ricca vita culturale e religiosa delle comunità cristiane dei primi secoli, e della loro evoluzione storica. La divisione in chiese indipendenti è infatti dovuta sia a motivi dottrinali collegati alle discussioni cristologiche del IV e V secolo, sia ai rapporti con la chiesa cattolica latina che, a partire dal secolo XV, si propose di ricostituire una nuova comunione con le chiese orientali formando, a partire dalle diocesi orientali, nuove chiese cattoliche che conservassero gerarchia e liturgia proprie, ma fossero in comunione dogmatica con la chiesa di Roma, riconoscendo il primato giurisdizionale del papa (è il cosiddetto fenomeno dell’uniatismo 87 ). Infine nel secolo XIX, in concomitanza con la crescente presenza politica ed economica degli stati europei in Medio Oriente, si moltiplicarono gli arrivi di missionari latini e protestanti, con la formazione di nuove diocesi latine e la restaurazione del patriarcato latino di Gerusalemme, e, d’altro canto, la formazione di comunità protestanti orientali. Dopo venti secoli di evoluzione storica le chiese orientali si trovano oggi divise in quattro grandi famiglie.  La famiglia orientale ortodossa;  La famiglia ortodossa (calcedonese);  La famiglia cattolica;  La famiglia riformata 88 . E’ tipico delle chiese orientali il fatto che la loro giurisdizione non sia in primo luogo territoriale, ma comunitaria: il singolo patriarca ha cioè giurisdizione su tutto il suo clero e i suoi fedeli, ovunque essi siano, ma nello stesso territorio gli altri patriarchi hanno giurisdizione sui propri fedeli. Soprattutto nelle città più importanti, risiedono perciò diversi vescovi, perché ogni chiesa ha il proprio: emblematico è il caso di Aleppo che è sede vescovile 87 XXI SECOLO. Studi e ricerche della Fondazione Giovanni Agnelli. Anno VII, numero 1 (12), Dicembre 1995 Direttore Responsabile: Marcello Pacini Redazione: Marco Gioannini e, per questo numero, Andrea Pacini.Autorizzazione del Tribunale di Torino n. 4097 del 6/10/1989, p.7 88 Ivi.

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