Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Le forme di lavoro non-standard nel settore pubblico italiano

Questa tesi nasce dall’idea di voler spiegare come, negli ultimi trent’anni, il mercato del lavoro in Italia sia stato caratterizzato da processi di “flessibilizzazione” nell’impiego della forza lavoro e della conseguente diffusione dei contratti “atipici”, approfondendo maggiormente l’argomento nel settore della Pubblica Amministrazione. Sebbene l’argomento venga abitualmente discusso in relazione al settore privato dell’economia, l’analisi di questo fenomeno nel settore pubblico è, relativamente, poco studiata e per questo ha attirato la mia attenzione; proviamo intanto a descrivere le due situazioni.
Nel settore privato, fattori come la globalizzazione, l’incremento della concorrenza sui mercati internazionali, l’andamento demografico e i livelli di disoccupazione, hanno portato a una modifica, in misura diversa e con diverse caratteristiche, nella regolazione dei sistemi produttivi di tutti i paesi industrializzati occidentali (Regini, 2000).
Una delle aree di riorganizzazione che è stata presa in analisi è la regolazione del mercato del lavoro. La “rigidità” che caratterizzava le istituzioni del mercato del lavoro, come l’onerosità delle norme a protezione dell’impiego, è stata identificata implicitamente come il limite da superare, l’ostacolo da rimuovere, al fine di contribuire al miglioramento della competitività delle imprese ed alla crescita dell’occupazione (Berton, Richiardi, Sacchi, 2009).
Così in Italia le politiche del lavoro si sono indirizzate, dagli anni Novanta ad oggi, verso la progressiva liberalizzazione delle forme contrattuali diverse da quella “tipica” e cioè il lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato.
Il mezzo attraverso cui si è cercato, quindi, di dare maggiore flessibilità al nostro mercato del lavoro è stata la diffusione e la promozione dei contratti che per differenza vengono definiti “non-standard”, per distinguerli dal lavoro a tempo pieno e indeterminato.
L’obiettivo globale di queste politiche era un miglioramento del mercato del lavoro nazionale per far sì che le imprese che appartenevano al settore privato del nostro Paese fossero in grado di rispondere in maniera più efficiente ai cambiamenti dei mercati.

Mostra/Nascondi contenuto.
2 INTRODUZIONE Questa tesi nasce dall’idea di voler spiegare come, negli ultimi trent’anni, il mercato del lavoro in Italia sia stato caratterizzato da processi di “flessibilizzazione” nell’impiego della forza lavoro e della conseguente diffusione dei contratti “atipici”, approfondendo maggiormente l’argomento nel settore della Pubblica Amministrazione. Sebbene l’argomento venga abitualmente discusso in relazione al settore privato dell’economia, l’analisi di questo fenomeno nel settore pubblico è, relativamente, poco studiata e per questo ha attirato la mia attenzione; proviamo intanto a descrivere le due situazioni. Nel settore privato, fattori come la globalizzazione, l’incremento della concorrenza sui mercati internazionali, l’andamento demografico e i livelli di disoccupazione, hanno portato a una modifica, in misura diversa e con diverse caratteristiche, nella regolazione dei sistemi produttivi di tutti i paesi industrializzati occidentali (Regini, 2000). Una delle aree di riorganizzazione che è stata presa in analisi è la regolazione del mercato del lavoro. La “rigidità” che caratterizzava le istituzioni del mercato del lavoro, come l’onerosità delle norme a protezione dell’impiego, è stata identificata implicitamente come il limite da superare, l’ostacolo da rimuovere, al fine di contribuire al miglioramento della competitività delle imprese ed alla crescita dell’occupazione (Berton, Richiardi, Sacchi, 2009). Così in Italia le politiche del lavoro si sono indirizzate, dagli anni Novanta ad oggi, verso la progressiva liberalizzazione delle forme contrattuali diverse da quella “tipica” e cioè il lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato. Il mezzo attraverso cui si è cercato, quindi, di dare maggiore flessibilità al nostro mercato del lavoro è stata la diffusione e la promozione dei contratti che per differenza vengono definiti “non-standard”, per distinguerli dal lavoro a tempo pieno e indeterminato.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Stefano Bertino Contatta »

Composta da 55 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 448 click dal 04/04/2012.

 

Consultata integralmente 2 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.