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L'Italia delle migrazioni interne negli anni del "miracolo economico"

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppina D'onofrio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze per la cooperazione allo sviluppo
  Relatore: Sandro Mezzadra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

Questo lavoro affronta il tema delle migrazioni interne in Italia negli anni del “miracolo economico”, con l'auspicio di far luce su quelli che sono i vari e molteplici aspetti di questa vicenda migratoria, che ha portato milioni di italiani, fra gli anni cinquanta e sessanta del '900, a spostarsi da una parte all'altra del Paese, in particolare da Sud a Nord.
Si è trattato di un enorme processo di ridistribuzione geografica della popolazione, determinato dalla crescita di opportunità di lavoro innescate dallo sviluppo economico, concentrato nel cosiddetto triangolo industriale, compreso trai i poli di Milano, Torino e Genova, avviando la nostra penisola, a partire dal secondo dopoguerra, ad un'epoca di straordinari cambiamenti sociali e di forte modernizzazione.
Eppure lo studio delle migrazioni interne in Italia sembra abbia ricoperto un ruolo del tutto minoritario nel più vasto panorama di studi e ricerche sul fenomeno migratorio, oscurando anche le analogie presenti tra questo fenomeno migratorio nostrano e quello odierno che vivono i numerosissimi stranieri immigrati nel nostro Paese, provenienti sopratutto dal cosiddetto “Terzo Mondo”. I disagi, le difficoltà e le sofferenze che questi migranti incontrano sono le stesse che cinquanta anni fa hanno vissuto i meridionali che si spostavano nel Nord, ricco e industriale, della penisola.
Ho deciso, pertanto, di ripercorrere le tappe che hanno portato a questo ingente flusso migratorio, analizzando le motivazioni e le cause della partenza e i disagi dell'arrivo (dall'iniziale condizione di clandestinità, alle difficoltà nel trovare una sistemazione abitativa e lavorativa, a quelle dell'inserimento e del rapporto con gli autoctoni). Tra le città che in quegli anni attiravano i meridionali ho scelto di concentrarmi su un particolare contesto urbano, Torino, poiché è stata la città che più di ogni altra ha incarnato il mito del riscatto, il miraggio del benessere per tutti. L'ex capitale d'Italia, infatti, per il suo particolare contesto nettamente definito dalla più grande industria italiana, la Fiat, potente catalizzatore di forza-lavoro, ha accolto il maggior numero di immigrati meridionali, meritandosi il “titolo” di più grande città del Sud dopo Napoli e Palermo.
La complessa realtà torinese è stata indagata sia attraverso la “lettura” di quotidiani, riviste, letteratura e cinematografia dell'epoca, che hanno mostrato come la rappresentazione, quasi sempre stereotipata, che si è data del fenomeno ha influenzato la percezione che di esso si è avuta, contribuendo ad alimentare forme di pregiudizio e di razzismo, velate e esplicite; sia per mezzo delle interviste, da me realizzate, agli “immigrati di ieri” non ancora “piemontesi di oggi”, che hanno messo in luce non solo la drammaticità dell'esperienza vissuta, ma anche la potenzialità che essa tuttora racchiude. La particolare condizione dell'immigrato, infatti, sospeso tra due culture, quella di origine, alla quale resta ancora strettamente legato, come si rileva dalle interviste, e quella di arrivo, svelano come i valori e le tradizioni della terra natia, “mitologicamente” rievocate e riprodotte, inserite in un contesto diverso, quello appunto della città, non solo vengano messe in discussione, ma si trasformano, mostrando come la cultura non sia statica ed immutabile. L'”ibridazione culturale” che ne risulta, di cui le seconde e le terze generazioni di immigrati rappresentano il prodotto, potrebbe (e dovrebbe) costituire un ponte in grado finalmente di unire un paese che di fatto, ancora oggi, lo è solo geograficamente.
Si auspica, dunque, una ripresa di interesse per le implicazioni che le migrazioni interne hanno prodotto e producono, che sia in grado di rendere meno lacunosa la conoscenza di un fenomeno sicuramente di enorme portata.

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Capitolo primo Movimenti migratori: un profilo storico-sociologico Lo studio del fenomeno migratorio rende consapevoli dell'eterogeneità che lo caratterizza, pertanto il presente lavoro si propone di mettere in luce le caratteristiche e le dinamiche di un solo aspetto: verranno analizzate le migrazioni interne in Italia nel periodo che va dagli anni '50 agli anni '70 del Novecento. Per poter affrontare al meglio questa tematica, tuttavia, c'è bisogno di guardare ai meccanismi che sottendono il fenomeno migratorio in generale: un'attenta “lettura” delle migrazioni, dalla loro valenza sociologica, all'evoluzione storica del fenomeno, fino a una loro classificazione, può permettere di rintracciare un filo rosso da seguire, una sorta di “mappa concettuale” che funga da guida nello studio delle migrazioni interne in Italia, che difficilmente potrebbero essere comprese se non inserite all'interno di un più vasto quadro generale. Una disamina del fenomeno migratorio in generale ci fornirà, quindi, un “glossario” alla luce del quale poter leggere le migrazioni interne in Italia. 1. Il fenomeno delle migrazioni in sociologia Il primo passo da fare per “avvicinarsi” al fenomeno migratorio, per poter meglio comprenderlo, è cercare di capire di cosa si occupa la sociologia delle migrazioni, qual è il suo oggetto di studio specifico e cosa contraddistingue il suo approccio in rapporto a quello di altre discipline. Scidà scrive che la sociologia delle migrazioni si occupa: «della mobilità umana nello spazio e del mutamento generato da questa nelle relazioni sociali, nei modelli socioculturali di vita e 4

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