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Parola di Ultras. Un'analisi linguistica degli striscioni delle tifoserie calcistiche italiane

Il presente lavoro intende esaminare la lingua del tifo organizzato attraverso la sua principale forma di espressione, lo striscione. E' stato esaminato un corpus di 94 striscioni che si possono datare in un arco di tempo compreso tra i primi anni '90 e l'ultima stagione calcistica, appartenenti a diverse tifoserie di numerose città sparse in diverse aeree del territorio italiano, numerosi tifosi italiani che esponevano i loro slogan durante partite della nazionale italiana, e anche esempi provenienti da alcune tifoserie straniere. L’analisi prende in considerazione gli aspetti grafici, fonetici, morfologici, sintattici, lessicali e stilistici.

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2 1– INTRODUZIONE 1.1 Lo striscione, espressione del mondo Ultras Il presente lavoro intende esaminare la lingua del tifo organizzato attraverso la sua principale forma di espressione, lo striscione, un lungo drappo di stoffa sorretto o esposto da persone che, in questo caso, assistono a una partita di calcio (lo striscione nasce principalmente come forma di comunicazione soprattutto nelle manifestazioni di tipo politico, o manifestazioni di altro genere). Con la nascita delle tifoserie organizzate infatti si è manifestata l’esigenza innanzitutto di mostrare il proprio nome e la propria fede (spesso scegliendo nomi e simboli battaglieri e intimidatori), per poi, gradualmente, creare drappi autocelebrativi, di sostegno alla propria squadra e ai propri beniamini, e infine striscioni strettamente legati a fatti al di fuori del tema sportivo. Insieme ai cori di sostegno per le proprie squadre, e le coreografie che spesso accompagnano le partite considerate di “cartello”, gli striscioni rappresentano il mezzo per eccellenza che permette ai cosiddetti gruppi Ultras di far sentire la propria voce, il proprio pensiero, e non sono rare le occasioni in cui trattano argomenti assolutamente estranei al panorama calcistico. Molto spesso attraverso lo striscione si rivendica la propria ‘libertà’ e il proprio onore come gruppo, si attacca il potere sotto forma della Lega Calcio e delle forze dell’ordine 1 (rei di sopprimere il movimento ultrà e la sua mentalità), si sottolinea la propria appartenenza ad una città o a una 1 Il regista Ricky Tognazzi tentò di descrivere il complesso mondo dei gruppi ultras con il film Ultrà (1990). Il film non fu ben accolto dalle tifoserie romane, tant’è che l’attore protagonista Claudio Amendola fu costretto per un periodo a vivere sotto scorta, reo di aver mostrato nel grande schermo che in Curva Sud si usavano i coltelli.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Daniele Serra Contatta »

Composta da 66 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.