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Il credito al consumo

La disciplina del credito al consumo, oggetto di analisi del lavoro di tesi, è mossa da un duplice intento: accanto all’obiettivo di realizzare un mercato unico in ambito europeo, si prefigge di offrire al consumatore finanziato una tutela adeguata che lo cauteli da potenziali “fallimenti personali”.
Inizialmente, il lavoro richiama le diverse componenti economiche, sociali, nonché storiche, foriere di una galoppante espansione di richieste di credito avanzate dai consumatori, in seguito alle quali gli stessi schemi negoziali adottati subiscono una significativa evoluzione.
Difatti, il tradizionale modello contrattuale che vede interfacciarsi il consumatore con il solo rivenditore è sostituito, nella prassi, da un rapporto trilaterale, realizzato attraverso la combinazione di due contratti: di compravendita (o di altro tipo di contratto di fornitura o scambio di beni o servizi) e di finanziamento.
All’interno del capitolo introduttivo si ripercorre il percorso ventennale degli interventi normativi redatti dal legislatore transnazionale in materia di credito al consumo e ci si sofferma sulle modalità di recepimento delle direttive comunitarie in Italia.
L’esperienza italiana sembra uscirne, tuttavia, fortemente sconfitta; in primo luogo perché il nostro legislatore nazionale non può essere annoverato nella schiera di coloro che hanno preventivamente elaborato una solida piattaforma a tutela del contraente debole e, secondariamente, in quanto da un’analisi empirica è emerso che la mentalità dei potenziali destinatari dei finanziamenti privati si è rivelata eccessivamente remissiva.
Nella seconda parte del lavoro vengono specificati i tratti oggettivi dell’operazione, i confini della quale non si rivelano eccessivamente rigidi; dopodiché ci si sofferma sulla qualificazione dei soggetti contrattuali coinvolti nell’operazione.
Ivi ci si è concentrati prioritariamente sulla figura del consumatore, anche al fine di verificare la disciplina nelle ipotesi in cui questi si trovi a dover sottoscrivere contrattazioni artatamente elaborate dalla sua controparte, in maniera fraudolenta.
Sono richiamati, poi, gli obblighi precontrattuali idonei a fornire al consumatore un adeguato bagaglio informativo, ricordando, però, che un surplus d’informazioni potrebbe sortire un effetto diametralmente contrapposto a quello prefissato e, quindi, confondere ancor di più il suo destinatario, la cui scarsa familiarità con le nozioni tecnico-legislative è stata più volte sottolineata in dottrina e in giurisprudenza.
Dopo aver individuato nel TAEG, indicatore sintetico dell’importo complessivo del finanziamento ottenuto, un elemento essenziale del contratto, viene analizzata la disciplina dello jus variandi, la quale, al ricorrere di prefissati presupposti, consente al finanziatore di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali.
A conclusione del secondo capitolo è esposta la stringente disposizione sulla forma contrattuale, con la quale il legislatore italiano delimita i confini dell’autonomia negoziale in quest’ambito. Peraltro, la sanzione di nullità assoluta, disposta in caso d’inottemperanza al predetto regime formale si rivela significativamente invasiva nella sfera giuridica dei soggetti coinvolti.
La terza parte dell’elaborato esamina, invece, un momento della vita del contratto, la fase patologica, sì eventuale, ma al contempo fonte di problematiche di considerevole rilievo, su cui giurisprudenza e dottrina ancora oggi si confrontano, spesso senza giungere a soluzioni unanimemente condivise.
Come risposta al potere unilaterale attribuito al finanziatore, legittimato a modificare il regolamento contrattuale in modo non favorevole al contraente debole, viene conferito a quest’ultimo la possibilità di recedere dal contratto; tale diritto si articola differentemente in base al fattore temporale.
In seguito, si riflette sull’individuazione delle eccezioni che il consumatore può validamente opporre al cessionario, nuovo creditore in ragione della cessione del credito e sull’ammissibilità dell’inserimento di clausole che rendano il finanziatore insensibile a tutte le vicende riguardanti il rapporto tra consumatore e rivenditore.
Infine, l’attenzione si focalizza sull’ipotesi d’inadempimento.
Invero, ove il soggetto inadempiente è il finanziatore e l’operazione economica è scissa in due contratti, è d’obbligo procedere ad una ricostruzione delle singole vicende negoziali.

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1 Capitolo I: Introduzione 1.1 Origini socio-economiche del fenomeno. Il fenomeno del credito al consumo è tipico delle società “mature” 1 sotto il profilo economico finanziario ed è congruo indicatore della fase di modernizzazione de i mercati creditizi. Numerose sono le prospettive di analisi di tale can ale di finanziamento; la prima, di natura sociologica, tiene debitamente in conto di come l’evolversi della stru ttura popolare e familiare porti nel corso del tempo a modificazioni delle abitudini di spesa, nonché a mo delli prevalenti di consumo soggetti a costante aggiornam ento. È proprio il “ motus evolvendi ” dei comportamenti consumeristici a generare nuovi ordini piramidali d i preferenza tra vari beni ed a segnare l’incessante allargamento del c.d. “zoccolo” 2 dei beni la cui richiesta è orientata al soddisfacimento dei più disparati biso gni. 1 G. Piepoli, Il credito al consumo, Napoli, 1976, p. 24, descrivendo l’ondata di crescita del credito al consumo, a partite dagli an ni cinquanta, individua la patria del credito al consumo nelle “ affllunet society ”. 2 Sull’argomento si confronti G. Alpa, Il diritto dei consumatori , Torino, 1999, p. 127, il quale sottolinea come ad ogni fasc ia reddituale corrisponda un proprio “paniere” di beni e come, ricorrentemente, i cons umi propri dei soggetti meno abbienti si attensino, significativamente, all ’intenro della categria dei

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Veronica Pierro Contatta »

Composta da 131 pagine.

 

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