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Bologna, Anteo Zamboni e l'attentato al Duce

Informazioni tesi

  Autore: Gian Mauro Corriga
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Comunicazione Multimediale
  Relatore: Dario Biocca
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 173

La tesi tratta dell'attentato Zamboni contro Mussolini del 31 ottobre 1926 a Bologna e delle ripercussioni avute nella vita politica italiana e nella famiglia dell'ipotetico attentatore. Lo sparatore fu identificato nel giovane quindicenne Anteo Zamboni, immediatamente torturato e ucciso dalla folla. Il clima politico creatosi all'indomani dell'attentato portò all'emanazione delle leggi fascistissime e dell'accanimento giudiziario contro i familiari di Anteo. Sebbene il caso Zamboni sia uno dei casi più controversi e mai del tutto chiariti della storia italiana, non è mai stato approfondito, pur essendo centrale nel passaggio alla dittatura fascista. Non fu mai appurata la reale colpa di Anteo e la tesi cerca di ricostruire i fatti, partendo dall'attentato per arrivare al processo e allo sviluppo della vicenda nel corso degli anni. Poichè si tratta di un argomento poco sviluppato dalla storiografia, le fonti usate per la stesura del lavoro sono state reperite principalmente presso l'Archivio Centrale dello Stato. Un modo per cercare di fare un po’ di chiarezza sull’attentato è analizzare le possibili ipotesi relative all’andamento dei fatti, in modo da verificare quale si potrebbe avvicinare maggiormente a un possibile scenario degli eventi. Alcune di esse si svilupparono già a partire da quegli anni e come si è visto, furono approfondite dalle indagini della polizia senza ottenere i risultati sperati. La prima teoria è la versione ufficiale di quegli anni: Anteo sparò a Mussolini con la partecipazione della famiglia nell’ideazione del piano sovversivo. Si tratta della tesi principale portata avanti in tutti gli anni di indagini, una volta che le altre piste battute non portarono a niente. Subì delle modifiche nel corso delle fasi istruttorie: inizialmente gli inquirenti coinvolsero tutti gli appartenenti alla famiglia Zamboni, che però furono scagionati dall’avvocato Balzano in fase di prima istruttoria. In seguito alla richiesta venuta da Mussolini stesso di effettuare ulteriori approfondimenti, la seconda istruttoria di Landolfi incriminava Mammolo e Virginia e coinvolgeva Ludovico come partecipante attivo all’attentato. In realtà gli approfondimenti richiesti riguardarono la formulazione di una teoria fantasiosa, secondo cui vi furono due sparatori: Anteo e il fratello maggiore Ludovico. Questa è l’unica teoria che si può giudicare con certezza lontana dalla verità.

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3 INTRODUZIONE Il 31 ottobre 1926, durante le manifestazioni per il quarto anniversario della rivoluzione fascista, un colpo di pistola partì verso l’auto con a bordo Mussolini. Il Duce rimase illeso e la reazione della folla si scatenò contro un giovane di soli quindici anni, di nome Anteo Zamboni. Dopo essere stato colpito da numerose pugnalate e picchiato selvaggiamente, il corpo esanime fu abbandonato in strada e qualcuno propose di appenderlo a un lampione per terminare il massacro. Il cadavere fu portato in questura e riconosciuto nella tarda da sera dal padre Mammolo Zamboni. Le conseguenze dell’attentato si riversarono immediatamente nella vita politica: per Mussolini fu il pretesto per emanare le “leggi fascistissime”, che segnarono il passaggio alla dittatura fascista vera e propria. Le indagini della polizia non portarono a una soluzione definitiva del caso e le testimonianze contrastavano anche sull’identità del possibile sparatore. Tuttavia, la teoria portata avanti era quella di un complotto che vedeva interessata la famiglia di Anteo, con quest’ultimo esecutore finale. Un ragazzo di quell’età non avrebbe potuto organizzare da solo l’attentato e, per via del loro passato anarchico, i familiari corrispondevano al profilo di possibili complici. Le altre piste, come quella di un fantomatico complotto interno al partito fascista, furono abbandonate. Dal momento dell’attentato iniziò l’odissea della famiglia Zamboni. Le due fasi istruttorie portarono inizialmente all’assoluzione e poi all’accusa contro Ludovico, fratello di Anteo, di aver anch’egli sparato al Duce. Con lui furono incriminati anche il padre Mammolo e la zia Virginia,

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