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Il contraddittorio nel procedimento tributario tra obbligo e facoltà

Informazioni tesi

  Autore: Antonio Ronca
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Consulenza e management aziendale
  Relatore: Stefano Fiorentino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 109

Il presente elaborato muove dalla volontà di ricercare le fattispecie contemplate dal legislatore italiano per le quali il contraddittorio tra Amministrazione finanziaria e contribuente costituisca talora un obbligo, talaltra una facoltà, ciò al fine di comprendere i risvolti pratici dell’uno e dell’altro caso avendo riguardo principalmente alla tutela del contribuente nella fase del procedimento. Tuttavia non sono stati del tutto trascurati i riverberi che l’obbligo o la facoltà determinano sull’atto d’imposizione. Il contraddittorio nel procedimento tributario trattato in questa sede è stato oggetto di una scomposizione logico-normativa che ha visto in una prima parte lo studio e la ricerca delle “fonti comunitarie del contraddittorio” investigando tra i principi generali dell’Unione Europea desumibili dai Trattati e quelli desumibili dagli ordinamenti interni. Dallo studio concentrato sui principi in parola è emerso che il contraddittorio ben può essere definito un principio generale dell’Unione Europea attese le pronunce della Corte di Giustizia Europea che hanno corroborato tale conclusione. Alla luce di dette pronunce giurisprudenziali la dottrina ha affermato e sostenuto la necessita di rivedere e riformare il procedimento amministrativo tributario auspicando una generale previsione di una fase contraddittoria. La seconda parte del lavoro oltre ad accogliere i risultati dello studio circa i canali per l’afflusso dei principi comunitari nel sistema fiscale italiano, contiene le fattispecie in cui il legislatore nazionale ha inteso introdurre il contraddittorio quale obbligo imposto all’Amministrazione finanziaria, talora sancendo espressamente la nullità degli atti d’imposizione emanati in difetto dello stesso, talaltra lasciando implicitamente intesa detta conseguenza. In particolare si è provveduto a focalizzare l’attenzione sui controlli in sede di liquidazione automatica e controllo formale delle dichiarazioni, sulle disposizioni antielusive, sull’accertamento sintetico ed infine sulle operazioni intercorse con imprese e professionisti residenti nei c.d. paradisi fiscali. Dallo studio dei casi appena elencati è emersa la volontà del legislatore di garantire nella fase procedimentale il contraddittorio anche se in taluni casi gli interventi sono risultati assai tardivi (il riferimento è dovuto all’accertamento sintetico). La parte terza dell’elaborato racchiude due fattispecie che presentano numerose criticità avendo riguardo al contraddittorio; esse sono gli studi di settore e le indagini finanziarie. In ordine alla prima è emersa una notevole incertezza interpretativa conseguente ad un criptico intervento del legislatore probabilmente mirato a garantire il contraddittorio, dubbi interpretativi risolti dalle Sezioni Unite della Suprema Corte che ha sancito l’obbligatorietà del contraddittorio quale elemento indefettibile del giusto procedimento che legittima l’azione amministrativa, pena la nullità dell’atto d’imposizione; lo studio della seconda fattispecie ha fatto emergere un dato preoccupante ossia l’assenza del contraddittorio obbligatorio confermata in maniera decisa dalla giurisprudenza ed aspramente contestata dalla dottrina. In altri termini per quest’ultima fattispecie la giurisprudenza ha affermato che l’avviso di accertamento avrebbe la funzione di provocare la reazione del contribuente c.d. provocatio ad opponendum, considerando dunque legittima l’azione dell’ufficio attesa la prosecuzione in sede contenziosa dell’attività istruttoria contemplata dall’art. 7 del d.lgs n. 546 del 1992 e nel corso della quale il contribuente ben potrebbe far valere le proprie ragioni. Inoltre la giurisprudenza ha affermato avendo riguardo al dato letterale, che l’art. 32 del d.p.r. 29 settembre del 1973 n.600 utilizzando il verbo “possono” sancirebbe una mera facoltà degli Uffici Finanziari e non obbligo. In definitiva si è provveduto a porre in risalto le problematiche che potrebbero derivare da una scarsa tutela del contribuente anche alla luce degli strumenti di cui l’Amministrazione finanziaria dispone, auspicandosi un’inversione di tendenza del legislatore avendo particolare riguardo all’obbligatorietà del contraddittorio nelle indagini finanziarie.

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5 INTRODUZIONE Il presente elaborato muove dalla volontà di ricercare le fattispecie contemplate dal legislatore italiano per le quali il contraddittorio tra Amministrazione finanziaria e contribuente costituisca talora un obbligo, talaltra una facoltà, ciò al fine di comprendere i risvolti pratici dell’uno e dell’altro caso avendo riguardo principalmente alla tutela del contribuente nella fase del procedimento. Tuttavia non sono stati del tutto trascurati i riverberi che l’obbligo o la facoltà determinano sull’atto d’imposizione. Il contraddittorio nel procedimento tributario trattato in questa sede è stato oggetto di una scomposizione logico-normativa che ha visto al capito I lo studio e la ricerca delle “fonti comunitarie del contraddittorio” investigando tra i principi generali dell’Unione Europea desumibili dai Trattati e quelli desumibili dagli ordinamenti interni. Dallo studio concentrato sui principi in parola è emerso che il contraddittorio ben può essere definito un

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Parole chiave

diritto tributario
studi di settore
tutela
tutela del contribuente
principi comunitari
contraddittorio
indagini finanziarie
procedimento tributario

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