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La cartolarizzazione dei microcrediti

Informazioni tesi

  Autore: Anna Di Marzio
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Economia
  Corso: Intermediari, finanza internazionale e risk management
  Relatore: Mario La Torre
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 126

La microfinanza nasce nei Paesi in via di sviluppo come strumento di valorizzazione delle capacità economiche e finanziarie di vaste fasce di popolazione, tradizionalmente considerate incapaci di generare autonomamente un sostanziale miglioramento del loro tenore di vita. Con l’espressione “microfinanza” si è soliti individuare l’offerta di servizi finanziari di modesta entità a clientela a basso reddito. Per molti anni la microfinanza ha coinciso con il microcredito, ossia prestiti di modesto ammontare, spesso privi di garanzie tradizionali, finalizzati al finanziamento del capitale circolante necessario alla realizzazione di un progetto microimprenditoriale. Tuttavia, negli ultimi anni le esperienze operative avvenute in questo “settore” hanno evidenziato che ricondurre la microfinanza ai soli programmi di microcredito potrebbe risultare riduttivo. Alla struttura finanziaria del microcredito si sono affiancati altri diversi prodotti. Infatti, oggi si parla di microfinanza, più che di microcredito, per descrivere l’architettura sempre più complessa che circonda questo “mondo”: non solo più prestiti a chi non ha accesso agli sportelli bancari, ma anche raccolta del risparmio, fondi di investimento, cartolarizzazioni, rating.
L’evoluzione delle esperienze operative della microfinanza, sperimentate in questi ultimi anni, quali i veicoli di investimento di microfinanza e le cartolarizzazioni dei microcrediti, rappresentano un passo evolutivo importante del settore stesso. Sulla base delle presenti osservazioni si è deciso di dedicare la prima parte del lavoro all’illustrazione dei caratteri della microfinanza moderna, analizzando gli sviluppi avvenuti nella composizione della sua domanda ed offerta, nonché individuando le recenti esperienze operative che la stessa sta sperimentando nel campo della finanza strutturata, ed in particolare nelle cartolarizzazioni dei microcrediti. Per tali ragioni, nella seconda parte del lavoro, si è deciso di porre attenzione alle operazioni di cartolarizzazione, analizzandone gli obiettivi, i benefici, i rischi, e la regolamentazione. Questo approccio risulta funzionale all’obiettivo del capitolo successivo che si propone di analizzare le strutture operative delle principali operazioni di cartolarizzazione di microcrediti avvenute nei mercati internazionali, individuandone così i benefici e le possibile barriere. Il capitolo, infatti, ha la funzione di descrivere, in maniera più dettagliata le strutture ed i soggetti coinvolti in quest’operazione, nonché la rilevanza del fenomeno e le principali caratteristiche. Per uno studio approfondito di tali operazioni si rende poi indispensabile affrontare le problematiche connesse al risk management, in quanto il sottostante dell’operazione è costituito da un portafoglio di microcrediti. Infatti, sebbene la microfinanza non assume rispetto alla finanza tradizionale, diversità di carattere definitorio, il peso che assume ogni diversa variabile di rischio nei due contesti è diverso. Pertanto si è deciso di dedicare la quarta parte del lavoro all’analisi dei vari tipi di rischi che avocano a sé un’operazione di cartolarizzazione dei microcrediti.
Un’importante sfida che oggigiorno la microfinanza si trova a vivere è raggiungere una dimensione sufficiente per soddisfare la sua domanda di servizi finanziari. La mancanza di finanziamenti, infatti, è stato un fattore chiave che ha limitato la crescita del settore. Le cartolarizzazioni, insieme agli altri prodotti di microfinanza strutturata, hanno costituito una prima risposta a questa carenza. L’avvento di questo strumento finanziario nel panorama della microfiananza rende, però, necessario un ulteriore approfondimento. Le cartolarizzazioni dei microcrediti, infatti, si inseriscono nell’alveo delle strutture finanziarie attraverso cui reperire fonti di finanziamento, e fronteggiare il suddetto gap. Nel valutare tale struttura finanziaria, è essenziale determinare se essa riesca a conseguire l’obiettivo principale, che consiste nel costituire una base di finanziamento sostenibile per espandere l’outreach delle istituzioni finanziarie.

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1 Capitolo primo LE NUOVE FRONTIERE DELLA MICROFINANZA Introduzione La microfinanza può essere ricompresa in quel ramo di attività della finanza etica 1 che sostiene la lotta alla povertà e all’esclusione finanziaria 2 . Siamo nel campo della finanza che sostiene principalmente obiettivi sociali ed umanitari, attraverso il sostegno di iniziative utili a migliorare le condizioni di vita di singoli individui o di nicchie di popolazioni. Nel mercato della finanza etica, microfinanza e microcredito meritano un posto d’eccezione. Con l’espressione “microfinanza” si è soliti individuare l’offerta di servizi finanziari di modesta entità a clientela a reddito nullo, o a basso reddito, o con difficoltà di accesso ai servizi finanziari di base 3 . Per lungo tempo la microfinanza ha coinciso con il microcredito, ovvero con l’offerta di prestiti di piccolo ammontare, privi di garanzie tradizionali, finalizzati al miglioramento della qualità di vita dei beneficiari poverissimi, attraverso il sostegno di attività economiche di dimensioni ridotte e fortemente localizzate 4 . Seppur siano stati utilizzati per indicare uno stesso concetto, microfinanza e microcredito sono stati praticati seguendo percorsi e modalità diverse, ma con una visione di fondo comune: favorire l’accesso al credito e ai servizi finanziari da parte di coloro che ne sono esclusi. Per tradizione la microfinanza è associata a iniziative a favore di beneficiari residenti in paesi in via di sviluppo, ma le esperienze operative che la stessa ha sperimentato negli ultimi anni hanno profondamente mutato il tradizionale modello di microfinanza ereditato dalle prime iniziative di microcredito. I nuovi scenari demografici, sociali ed economici insieme ad un sempre più attivo 1 La finanza etica, infatti, può essere ricondotta a tre principali linee di azione: la finanza che sostiene la lotta alla povertà ed all’esclusione finanziaria; la finanza che sostiene alcuni settori considerati etici dalla coscienza collettiva; la finanza che rispetta leggi e codici aziendali, o assicurativi, che regolamentano tematiche riferite alla diligenza, alla correttezza ed alla trasparenza dei comportamenti adottati e dei processi produttivi attuati. Cfr. La Torre M., Finanza etica e microfinanza nel nuovo millennio,2005. 2 Per esclusione finanziaria s’intende l’esclusione dal sistema finanziario tradizionale, inteso come incapacità di accedere ai servizi finanziari di base. Cfr. La Torre M., op. cit. 3 Cfr. La Torre M. e Vento G. A., Per una nuova microfinanza:il ruolo delle banche, Bancaria, n.2/2005, pp. 68- 84. 4 Cfr. La Torre M.,op. cit.

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