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La costruzione dell’intersessualità in prospettiva sociologica

Il presente lavoro ha preso in considerazione il tema dell’intersessualità, nell’ampio ambito delle diversità sessuali.
L’idea di dedicare l’attenzione al suddetto argomento, non di facile trattazione, nasce da un corso, ormai soppresso, dell’Università degli Studi del Molise, dal titolo Sociologia delle diversità, presieduto dal Professor Ferrucci F. e dalla Professoressa Monceri F., tenutosi nell’Anno Accademico 2008/2009.
La riflessione è partita pensando al fatto che nella nostra società, vengono dibattuti problemi che riguardano l’omosessualità, la sessualità degli adolescenti, il transessualismo e così via, mentre esiste una pressione verso la monogamia eterosessuale adulta. Quando si tratta di dare risposte a individui che hanno una visione del proprio ruolo e della propria identità di genere che è chiaramente discordante con il loro aspetto fisico, la maggior parte dei gruppi e delle società rimangono perplessi. I bambini e i giovani che presentano identità di genere insolite pongono una grande sfida ai gruppi ed alle società in cui crescono. Ci sono poi nell’ambito delle diversità sessuali, anche se in ridottissime proporzioni, coloro i quali non presentano caratteri evidenti (dal punto di vista sessuale), tali da non permettere l’attribuzione ad un sesso o ad un altro da parte dei medici; incertezza che si fonda su un dato di fatto. E’ questo il caso dell’intersessualità.
Con il termine intersessualità ci “si riferisce ad un set di condizioni mediche che caratterizzano un’anormalità congenita dell’apparato riproduttivo e sessuale. Corrisponde ad una non conformità con le definizioni culturali (in questo caso mediche) di sesso e genere. Ciò implica che alla nascita di un bambino il sesso non può essergli attribuito in maniera inequivocabile. La pratica medica standard ha stabilito la lunghezza accettabile del clitoride per le femmine e del pene per i maschi ed i genitali dei neonati vengono misurati in base a questi standard. Nelle società occidentali contemporanee i neonati che presentano condizioni di intersessualità vengono sottoposti a più operazioni chirurgiche nel tentativo che i loro corpi si conformino a ciò che si ritiene debba essere un corpo maschile o femminile (per come questo viene culturalmente definito)”.
In medicina, l’intersessualità viene definita come un’anomalia a livello cromosomico, morfologico, genitale e/o gonadico; cioè la “deviazione” dallo stereotipico assetto cromosomico XX = femmina, XY = maschio, che si traduce in inversione sessuale e/o differenze di sviluppo sessuale.
In questo modo, l’intersessualità pone dei problemi sia sul piano culturale, sia sociale che medico-pratico.
Il presupposto teorico di tale documento abbastanza evidente nei vari capitoli, è che sia ora di avvicinarsi ai problemi relativi all’identità di genere e alle diversità sessuali (con attenzione particolare al caso dell’intersessualità), secondo una prospettiva scientifica (non per forza medica), che non debba essere giudicante. Il lavoro fatto è frutto di un’approfondita ricerca su testi e siti stranieri, un’attenta documentazione e traduzione da fonti in lingua inglese; molti contributi vengono da specialisti nel settore, che pur non avendo pubblicato documenti ufficiali, si sono messi a disposizione per arricchire la conoscenza sull’argomento, anche se in modo informale, come gli endocrinologi Dott. Marcello Navazio, Dott. Giuseppe Ruocco ed infine il Dott. Paolo Ghirri. La bibliografia italiana sull’argomento è risultata piuttosto scarsa, per questo è stato prezioso il confronto con questi medici italiani.
Il capitolo conclusivo, ha seguito brevemente il percorso e la nascita di alcuni gruppi e associazioni, più significativi, nell’ambito dell’attivismo intersessuale, e ha analizzato il rapporto tra subcultura intersessuale e comunità queer.
Nel complesso, con il nostro lavoro abbiamo tentato di proporre una risposta alternativa all’approccio medico relativo al trattamento dell’intersessualità. Il quesito sottostante è: “E’ ipotizzabile introdurre un terzo sesso, ovvero permettere, laddove qualcuno lo richiedesse, o ne sentisse la necessità, di posizionarsi liberamente oltre “M” o “F”? E’ socialmente realizzabile? E quali sono le condizioni necessarie?
Più che come una deduzione conclusiva sull’analisi dell’intersessualità, questo lavoro vuole porsi come un “inizio” per una riflessione sulla questione presentata.

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6 CAPITOLO PRIMO L’INTERSESSUALITÀ COME PROBLEMA SOCIALE. IL CASO DI CHERYL CHASE Prima di introdurre questo capitolo, é utile ricordare una riflessione che Freud fece, successiva ai “Tre saggi sulla sessualità”, che presenta una certa attualità, nonostante risalga al 1933, e citata da Catherine Harper nel suo libro, “Intersex” (2007). Freud riconobbe un si gnificativo desiderio umano di sapere con certezza il sesso di una persona: “quando incontrate un essere umano, la prima distinzione che fate è se è maschio o femmina; e siete certi di farlo senza problemi, senza esitazioni”. Il testo di Freud 2 con- tinua con la descrizione del sesso come fatto biologico, con un’anatomia stabile, binaria e indiscutibile (solo dopo si distinguerà tra sesso anatomico e la nozione di “gender”). […] L’intersessualità rappr esenta così un cam- biamento di quella “certezza senza esitazioni” che Freud descrive come abituale 3 . (Harper 2007, 1-2). E’ proprio così. Davanti a chiunque siamo portati a categorizzarlo immediatamente, per inquadrare chi abbiamo da- vanti; la prima distinzione, che nella maggior parte dei casi facciamo, qua- si inconsciamente, è quella relativa al sesso. La situazione più esemplifica- tiva è la nascita di un bambino; la prima domanda è: “è un maschietto o una femminuccia?”. E’ sempre così. Ma laddove non si possa rispondere univocamente, con certezza a questo quesito, cosa succede? Siamo davanti 2 S. Freud, “ Femininity”. In Strachey, J. ed. e trad. “Standard Edition of the complete Psycolog i- cal works of Sigmund Freud”, Vol.22, London, Hogarth Press, 1960 (p. 113) …a significant human desire to know with certainty what sex a person is: “when you meet a hu- man being, the first distinction you make is “male or female?” and you are accustomed to make the distinction with unhesitating certainty”(p.113). Freud’s text continued by describing sex as a biological fact, with anatomy as stable, binary and indisputable (he subsequently distinguished between anatomical sex and the less fixed notion of gender). […] intersex represents a notable challenge to the “unhesitating certainty” Freud described as customary”. 3 C. Harper, “ Intersex”, Berg Publishers, New York, 2007.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Valeria De Lorenzo Contatta »

Composta da 104 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.