Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Relazioni tra sonno ed alterazioni metaboliche

In questo elaborato sono state introdotte, inizialmente, le diverse teorie riguardanti il sonno e successivamente sono stati analizzati i processi fisiologici che si attivano durante questo stato dell’organismo: dalla suddivisione in fasi all’attivazione dei sistemi nervosi simpatico e parasimpatico, fino ad arrivare alle conseguenze metaboliche legate alle diverse fasi del sonno e alla loro alterazione. In particolar modo si fa riferimento alla sindrome da Apnee Ostruttive nel Sonno (OSAS) e ai problemi metabolici causati dai lavori a turni (Shift Works) in relazione alla privazione di sonno.

Mostra/Nascondi contenuto.
4 “Vivere è una malattia alla quale il sonno porta sollievo ogni sedici ore” (Chamfort) Capitolo 1 - SONNO E METABOLISMO 1) Le teorie del sonno Il sonno è un processo fisiologico di cui ancora non è stata data una definizione precisa e condivisa: a) Nel dizionario Garzanti si trova la seguente definizione: “fenomeno biologico periodico di riposo delle funzioni psicofisiche, caratterizzato dalla sospensione della coscienza e della volontà, rallentamento delle funzioni neurovegetative e interruzione dei rapporti senso-motori tra soggetto e ambiente” (Dizionario Garzanti, 2011); b) Fagioli e Salzarulo (Fagioli I.; Salzarulo P.,1985) presentarono il sonno come uno “stato dell'organismo caratterizzato da una ridotta reattività agli stimoli ambientali che comporta una sospensione dell'attività relazionale (rapporti con l'ambiente) e modificazioni dello stato di coscienza: esso si instaura autonomamente e periodicamente, si autolimita nel tempo ed è reversibile”. Questo distingue il sonno dal coma o dall’anestesia generale che, diversamente, non sono prontamente reversibili; c) Prendendo in considerazione la prospettiva evoluzionistica, D. B. Cohen (1979) asserisce che i nostri progenitori dovevano nascondersi durante la notte per proteggersi dai predatori (fattori ambientali): durante il sonno, le prede attraggono meno l’attenzione dei predatori anche se, d’altra parte, sono più vulnerabili in quanto meno sensibili agli stimoli. Gli erbivori dormono per periodi brevi al fine di potersi procacciare il cibo e restare vigili contro i predatori; gli animali carnivori, invece, essendo meno vulnerabili e più rapidi nel procacciarsi il cibo, possono dormire più a lungo. d) Allison e Cicchetti nel 1976 elaborarono una teoria del sonno basata sul presupposto che esso serva alla conservazione dell’energia. Essi, in particolare, affermano che le specie che dormono maggiormente siano quelle che difficilmente riescono a far fronte ai bisogni energetici durante la veglia a causa

Diploma di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Giulia Vandini Contatta »

Composta da 41 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3650 click dal 23/04/2012.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.