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Come decidere la chiusura di un ospedale: il caso del Maresca di Torre del Greco

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Scala
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze delle pubbliche amministrazioni
  Relatore: Angelo Maria Petroni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 125

Il lavoro in esame focalizza l’attenzione sull’ospedale Maresca di Torre del Greco (macro-comune alle porte di Napoli), che il decreto commissariale 49/2010 ha ridotto da presidio di 1° livello a centro riabilitativo. Una decisione rimasta solo sulla carta perché non si è mai potuta applicare in toto per una pluralità di motivi, non esclusivamente legati alla protesta che ne è scaturita. Attraverso l’analisi del piano di rientro sanitario e delle sue logicità economiche e di razionalizzazione della spesa sanitaria, si passa a valutare le critiche piovute sul piano, le pressioni politiche e della comunità colpita da esso, fino alle modifiche che ha subito durante il suo percorso. Con una domanda di fondo: Siamo sicuri fosse il miglior modo di risparmiare sulla spesa sanitaria?

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2 INTRODUZIONE “Chi è causa del suo mal pianga sé stesso” recita un vecchio proverbio, come a rimarcare che nella vita le responsabilità alla fine vengono sempre a galla e non esistono scuse né perdoni di sorta, solo le lacrime accompagnano l’ammissione di colpa. Questo proverbio mi è stato rivolto molto spesso per il solo fatto di essere nato in una città che di mali per cui piangere ne ha a bizzeffe, basta scegliere un argomento, o meglio ancora, una lettera dell’alfabeto e subito si troverà il corrispettivo problema di Napoli. A) Assicurazioni più care d’Italia. “La colpa è vostra che non fate altro che truffare le compagnie, cosa avete da lamentarvi?” B) Baby gang. “Con tutti questi ragazzi che campano per la strada e che non vanno a scuola, cosa vorreste che diventassero se non delinquenti?” C) Camorra. “Ormai la vostra è una mentalità camorristica, ci sarà un motivo se non si riesce a sradicare il fenomeno” D) Disoccupazione. “Essì, troppo facile cercare il posto fisso da voi che il lavoro non c’è, dovete essere flessibili” E) Emigrazione. “Ma come, vengono in tanti dall’Est Europa e dall’Africa per lavorare al Sud e voi ancora a cercare di rubare il lavoro alla gente del Nord?” F) Falsificazione. “Possibile che ogni prodotto venga contraffatto da voi, davvero vi svegliate ogni mattina col pensiero di fregare il prossimo” E l’elenco potrebbe continuare passando per la I di Inquinamento, alla M di “Monnezza” e alla O di Omertà, fino alla S di Sanità, dove ho avuto come un blocco emotivo che non mi ha permesso di proseguire l’elenco ed ho cominciato a pormi delle domande. Non che le altre lettere (con relativi problemi) non mi abbiano mai toccato, anzi, è tale la rabbia che mi monta dentro quando vengo associato automaticamente a tutta la sequela di problemi e disgrazie che colpiscono la mia gente, da farmi reagire in modo scomposto, stretto tra la vergogna e l’orgoglio di chi non può sopportare il razzismo delle generalizzazioni e vorrebbe dimostrare che qualcosa si può cambiare nella propria realtà. Ma la situazione della Sanità a Napoli e nella provincia è sempre stata come un pugno nello stomaco, vedere persone che implorano un medico di essere curate o che elemosinano un posto letto pubblico per mancanza di possibilità di rivolgersi al privato esula dalla semplice analisi del sistema sanitario. È una questione che ha a che fare con la dignità umana ed il rispetto delle persone che, proprio in quanto sofferenti e particolarmente fragili, non dovrebbero subire

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Parole chiave

sanità
ospedale
commissariamento
torre del greco
caldoro
zuccatelli
maresca

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