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''Let a hundred flowers bloom...'' Chinese American literature: blooming of Chinese identity in the United States

Il termine Asian American porta in sé molte sfumature, ed esaminarle tutte significherebbe sconfinare in ambiti non consoni a questo lavoro. D’altra parte un problema piuttosto comune a tutti gli scrittori asiatico-americani è la tendenza, da parte dei lettori, a considerare le loro opere come documenti sociologici o antropologici, anziché valutarli come opere letterarie. Solo agli inizi degli anni Novanta la critica ha cominciato a evidenziare la trama e la bellezza di tali opere, in cui vengono documentate non solo le esperienze degli asiatici negli Stati Uniti, ma anche una serie di percezioni individuali, che a volte sono incomprensibile al nostro way of life.
Il mio lavoro vuole essere un’analisi della letteratura cinese americana, intesa non come semplice speculazione letteraria, ma piuttosto come lo studio di quei fattori sociali e storici che hanno portato alla nascita, negli anni Sessanta e Settanta, di un’identità culturale cino americana. Per poter far ciò è chiaro che mi sono servito di testi letterari, che sono stati utilizzati per poter mettere in luce il modo in cui la letteratura dei cino americani si sia evoluta durante le sue fasi storiche. Quest’ultima ha subito, nell’arco di un secolo, grandi cambiamenti in materia di stile, tematiche, soggetti e sensibilità. Analizzare a fondo il background sociale in cui questi scrittori hanno lavorato è di estrema importanza, perché ci troviamo di fronte a una letteratura scritta da immigrati cinesi in una lingua che non è la loro. L’appartenenza a una minoranza etnica e le relative problematiche sociali, culturali e linguistiche ad essa associate hanno sicuramente influenzato il lavoro di questi scrittori. Per questo motivo, specialmente quando si ha a che fare con la letteratura di minoranze culturali, di cui il grande pubblico non conosce la cultura, la storia, i costumi e le tradizioni, è di estrema importanza la contestualizzazione storica e sociale, perché si corre il rischio di non comprendere o fraintendere il significato di determinate scelte stilistiche o di non apprezzare il coraggio e lo sforzo di questi scrittori. Non a caso il mio lavoro parte proprio dalle origini della letteratura cinese americana, cioè l’arrivo in America dei primi immigrati proveniente dalla Cina nel 1852 in seguito alla corsa all’oro. Questi immigrati, i così detti cinesi d’oltremare (华侨 Hua Qiao) erano ghettizzati e sottoposti a forme brutali di esclusione politica ( Chinese Exclusion Act), economica e sociale nei paesi in cui si recavano e per questo motivo la loro letteratura verteva sostanzialmente sulla rivendicazione dei loro diritti e sulla grande nostalgia verso la madre patria. Attraverso la testimonianza di periodici e vignette dell’epoca ho cercato di rievocare quel senso di frustrazione e di alienazione in cui questi immigrati vivevano, perenni ospiti nel Nuovo Mondo. Da sempre, quando due popoli tra loro lontani entrano in contatto l’uno con l’altro avviene uno scontro culturale, di cui il compromesso più bello è la nascita di bambini che rispecchiano le due culture. Sui Sin Far è questo: uno splendido compromesso all’interno del conflitto culturale: né cinese né americana, lei è cino americana.
È cosa risaputa che ai cambiamenti di equilibrio di potere corrispondono sempre cambiamenti sociali: non a caso a partire dagli anni Trenta del ventesimo secolo assistiamo a un interessamento del pubblico americano verso la Cina, ora amica perché nemica dei Giapponesi. In questo contesto si muove la seconda generazione di scrittori cinesi, attivi tra il 1920 e l’inizio del 1960. A differenza della prima generazione, il loro obiettivo è quello di trovare un posto nell’American life. Un forte desiderio di far parte della società americana è il tema principale delle opere di questi scrittori, che ci forniscono una preziosa visione della vita e delle mentalità di quei cinesi nati prima del 1960. Ne sono un esempio Pardee Lowe, ossessionato dall’essere il più possibile americano e Jade Snow Wong, maestra spirituale di Maxine Hong Kingston: entrambi cercano di ritagliarsi un posto all’interno della società americana, ai loro occhi meravigliosa. Gli anni successivi al 1960 furono un vero e proprio fiorire di scrittori cino americani, i cui sforzi sono incentrati a creare una nuova sensibilità, con scuole di pensiero che tutt’oggi rivaleggiano tra di loro sulle basi del grande dibattito tra Frank Chin e Maxine Hong Kingston.
In conclusione il mio lavoro descrive le caratteristiche delle fasi storiche più importanti della letteratura cino americana, nonché della stessa comunità cinese; osserva i passaggi che hanno portato una piccola comunità di immigrati, che scrivevano per difendersi dagli attacchi razzisti, a una realtà oggi giorno viva e presente su tutto il suolo statunitense e che può essere orgogliosa di affermare la propria importanza all’interno della letteratura americana.

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5 I give my right hand to the Occidentals and my left to the Orientals, hoping that between them they will not utterly destroy the insignificant “connecting link.” And that’s all. (Sui Sin Far, 1865-1914) INTRODUZIONE Asian American Asia e America, America e Asia: geograficamente due continenti separati da quell’Oceano Pacifico, così temuto e impraticabile fino all’epoca moderna; culturalmente, così distanti a causa di una voragine culturale che separa gli asiatico- americani dai lettori privi di un solido bagaglio informativo a proposito delle culture e dei popoli asiatici. Oggi, che la “Cina è così vicina”, insieme alle Indie e alle altre “tigri asiatiche”, occuparsi della letteratura delle minoranze asiatiche negli Stati Uniti non è più soltanto una specializzazione accademica, ma un vero e proprio interrogativo da porsi, per poter riflettere sul nostro futuro. Il termine Asian American porta in sé molte sfumature, ed esaminarle tutte significherebbe sconfinare in ambiti non consoni a questo lavoro. D’altra parte un problema piuttosto comune a tutti gli scrittori asiatico-americani è la tendenza, da parte dei lettori, a considerare le loro opere come documenti sociologici o antropologici, anziché valutarli come opere letterarie. Solo agli inizi degli anni Novanta la critica ha cominciato a evidenziare la trama e la bellezza di tali opere, in cui vengono documentate non solo le esperienze degli asiatici negli Stati Uniti, ma anche una serie di percezioni individuali, che a volte sono incomprensibile al nostro way of life. 1 Il percorso che intraprenderò nel presente lavoro parte da un avvenimento che, nella sua tragicità, è servito a spargere i semi dell’intelletto e della cultura cinese in tutto il mondo. Mi riferisco alla così detta letteratura della diaspora, concetto molto noto se riferito ai popoli ebraico, armeno e africano; al contrario, meno noto e piuttosto controverso, a causa di complesse ragioni storiche e culturali, è tale termine in relazione al popolo cinese: i così detti cinesi d’oltremare. Spesso condannati come migranti temporanei o pellegrini, i cinesi erano ghettizzati e sottoposti a forme 1 D. Izzo, Suzie Wong non abita più qui. La letteratura delle minoranze asiatiche negli Stati Uniti, Shake Edizioni, Milano, 2006, pagg. 7-12

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Interpretariato e traduzione

Autore: Nicola Rosano Contatta »

Composta da 151 pagine.

 

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