Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Verso un nuovo modello di welfare locale: la gestione delle politiche sociali tra assessorato e quartieri nel Comune di Bologna

La presente dissertazione concentra l'analisi sulla comprensione degli aspetti organizzativi e normativi sottesi alla gestione delle politiche sociali tra assessorato e quartieri nel Comune di Bologna, proponendo di individuare le prospettive di riforma dei servizi sociali in chiave di un futuro miglioramento del welfare locale.
Al fine di porre in essere tale valutazione, nella prima parte dell'elaborato ho proceduto ad effettuare un’analisi teorica, storica e normativa che permettesse di comprendere le cause che portarono alla crisi del concetto di welfare state, così come inizialmente concepito, giungendo alle logiche fondanti il welfare di comunità, per cui, sotto la spinta inferta in primis dalla globalizzazione, i Paesi europei e l’Italia in particolare si allontanarono dall’idea iniziale di Stato-nazione, decretando così una riprogrammazione del welfare in chiave territoriale.
In Italia, la traduzione legislativa di tale assunto è avvenuta tramite la promulgazione della legge quadro 8 novembre 2000, n. 328 recante “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”, per la quale è possibile affermare che si tratti dell’unico tentativo realizzato concretamente circa il riordino del servizio sociale ed assistenziale volto all’obiettivo della partecipazione. Sulla scia di tale riforma e delle modifiche apportate successivamente al Titolo V della Costituzione, nonchè dalle ripercussioni che tale revisione ha sortito altresì sulla legge quadro, nella seconda parte dell’elaborato si procede ad esaminare il recepimento della legge 328/2000 da parte della regione Emilia-Romagna, proseguendo con un’analisi approfondita circa la gestione delle politiche di welfare attuate nel capoluogo emiliano.
La regione Emilia-Romagna rappresenta una pioniera nel recepimento di tale normativa, la quale tramite l’emanazione delle legge regionale 12 marzo 2003, n. 2 si dota dunque di un proprio sistema di welfare locale, in cui integrazione socio-sanitaria e creazione di percorsi assistenziali integrati rappresentano le basi concettuali tramite cui si cerca di procedere verso una reale ed innovativa riforma delle politiche sociali.
Dalla regione Emilia-Romagna ad un’analisi approfondita circa la gestione delle politiche sociali in quella che è la sua città più importante, ovvero Bologna, il passo è stato dunque breve e imprescindibile. Bologna rappresenta una realtà particolare, nonché da sempre considerata un’eccellenza in riferimento al proprio sistema di welfare; nonostante ciò, l’emergere di nuovi bisogni e nuove fragilità in seguito alla grande crisi della finanza pubblica, la quale si riflette altresì a livello sociale, ha posto la città di fronte ad un ripensamento circa l’erogazione dei servizi sociali, in un’ottica di semplificazione delle procedure e ottimizzazione delle risorse.
L’analisi approfondita circa la gestione delle politiche di welfare nel territorio bolognese, permette di far emergere con chiarezza la struttura organizzativa dei servizi sociali della città, la quale tramite l’istituzione dei “Servizi Sociali Territoriali” e il centro di erogazione dei servizi rinvenuto nelle tre Aziende Pubbliche per i Servizi alla Persona (Asp) presenti a Bologna, si propone la costruzione di una rete integrata di servizi in cui il cittadino svolga una funzione di centrale importanza.
Grazie ai colloqui intrattenuti personalmente con l’assessore al Welfare del Comune di Bologna, Amelia Frascaroli, la direttrice dell’Asp Irides, Marina Cesari, e grazie all'incontro con il presidente, Daniele Ara, e il direttore, Andrea Cuzzani, del quartiere Navile della città di Bologna, è stato possibile effettuare una disamina articolata circa gli obiettivi che la città si propone negli anni a venire, al fine di porre in essere un nuovo modello di welfare locale; primo tra questi, la fusione delle tre Asp presenti nel territorio bolognese, in quanto mai come in questo momento di grande fragilità, dove si registra altresì una costante riduzione relativamente alla disponibilità di finanza pubblica, ci si trova a dover optare per delle scelte volte alla semplificazione delle strutture e ad un’ottimizzazione delle risorse disponibili, mirando a quello che dovrà essere l'obiettivo primario: il benessere dei cittadini.
In conclusione, una personale riflessione circa il futuro del sistema di welfare bolognese, per cui si auspica la concretizzazione degli obiettivi volti al miglioramento dell’intero sistema, agendo dunque secondo logiche di interdipendenza, comprendendo i nuovi bisogni e implementando un sistema di welfare che miri ad un obiettivo in cui il cittadino rappresenti il punto focale dell’intero processo, in un orizzonte sociale che si preannuncia, certamente, non privo di insidie.

Mostra/Nascondi contenuto.
6 INTRODUZIONE Dal welfare state così come inizialmente concepito, in cui lo Stato costituiva il centro entro cui si sviluppava la politica sociale, al raggiungimento di un modello di welfare locale entro il quale i concetti di “prossimità territoriale” e “sussidiarietà” costituiscono le basi di un sistema che intende il cittadino come parte attiva del processo di costituzione di un nuovo modello di welfare. Questo il concetto posto in analisi, il quale attraverso una disamina concettuale, storica e normativa, permetta di comprendere come si è giunti ad intendere il welfare in chiave locale, attraverso un cambiamento dei poteri istituzionali ed una nuova concezione di cittadinanza. Dunque, che cos’è il welfare state, o meglio, che cosa è stato? La dottrina attuale suggerisce che non è possibile definire tale concetto attraverso una definizione univoca, in quanto oggetto di svariate interpretazioni nel corso del tempo e della storia. Vari autori negli anni hanno concepito delle personali definizioni circa il termine in analisi; a riguardo, lo studioso Alber introduceva nel 1988 il concetto di welfare state come di “un insieme di risposte di policy al processo di modernizzazione consistenti in interventi politici nel funzionamento dell’economia e nella distribuzione societaria delle chances di vita; tali interventi mirano a promuovere la sicurezza e l’uguaglianza dei cittadini al fine di accrescere l’integrazione sociale di società fortemente mobilitate 1 ”. Questa definizione rimanda innanzitutto al concetto di “modernizzazione”, intesa soprattutto in seno ai processi di industrializzazione e capitalizzazione, quale causa principale dell’innesto relativo ad interventi di natura politica conseguente dunque a cambiamenti di natura economica, sociale e politico-istituzionale, che interagendo tra loro hanno definito il contesto entro cui si sono sviluppate le politiche sociali a partire dal XIX secolo. 1 M. Ferrera, Modelli di solidarietà, Bologna, Il mulino, 1993, Cfr., J. Alber, Continuities and Change in the Idea of Welfare State, in Politics and Society, XVI, 1988, pag. 456.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elena Barbieri Contatta »

Composta da 211 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2729 click dal 26/04/2012.

 

Consultata integralmente 4 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.