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I rapporti tra le pronunce della Corte di Strasburgo e il giudicato interno: Il caso Dorigo

Informazioni tesi

  Autore: Simone Chiara
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giusi Sorrenti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 97

Paolo Dorigo, il processo, i ricorsi, le sentenze, l'europa, la CEDU, la Corte EDU, la Corte costizionale e la sentenza n.113/2011. Rivoluzione in materia di giudicato. La revisione.
Questa lavoro pone l’attenzione sul caso giudiziario di Paolo Dorigo, condannato a 13 anni e sei mesi di detenzione, per aver gettato, in data 3 Settembre 1993, una bottiglia molotov contro il muro di cinta della base Usaf di Aviano.
Nel processo, lo stesso si è sempre dichiarato innocente.
Dorigo nasce a Venezia il 24.10.1959, si autodefinisce prigioniero, artista, intellettuale, lavoratore materialista dialettico, anti-spiritualista e anti-virtualista e militante comunista.
La vicenda dal punto di vista giudiziario ha avuto risvolti inverosimili. La Corte europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali nel 1998 ha definito iniquo il processo che si è concluso con la condanna di Dorigo.
Paolo Dorigo secondo molti pensatori è “parte lesa” di un cattivo funzionamento dello stato di diritto.
In questo lavoro si evidenziano gli effetti del caso Dorigo sul giudicato interno e si concretizza una sorta di rivoluzione copernicana nei rapporti tra CEDU ed ordinamento interno.
Nell’esame di questa vicenda processuale è interessante osservare l'ingegno della magistratura italiana nel trovare una soluzione giuridica ad una carenza del codice di procedura penale che nel caso specifico, a fronte di una palese violazione della Convezione europea dei diritti dell’uomo, non dispone dei mezzi necessari per la revisione della sentenza passata ormai in giudicato.
I magistrati italiani intervenuti nella vicenda processuale si trovarono, infatti, di fronte ad un bivio: rispettare la forma (l’intangibilità della sentenza di condanna definitiva) o rispettare la sostanza (liberare un detenuto condannato da una sentenza resa al culmine di un iter processuale iniquo)?Questa lavoro pone l’attenzione sul caso giudiziario di Paolo Dorigo, condannato a 13 anni e sei mesi di detenzione, per aver gettato, in data 3 Settembre 1993, una bottiglia molotov contro il muro di cinta della base Usaf di Aviano.
Nel processo, lo stesso si è sempre dichiarato innocente.
Dorigo nasce a Venezia il 24.10.1959, si autodefinisce prigioniero, artista, intellettuale, lavoratore materialista dialettico, anti-spiritualista e anti-virtualista e militante comunista.
La vicenda dal punto di vista giudiziario ha avuto risvolti inverosimili. La Corte europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali nel 1998 ha definito iniquo il processo che si è concluso con la condanna di Dorigo.
Paolo Dorigo secondo molti pensatori è “parte lesa” di un cattivo funzionamento dello stato di diritto.
In questo lavoro si evidenziano gli effetti del caso Dorigo sul giudicato interno e si concretizza una sorta di rivoluzione copernicana nei rapporti tra CEDU ed ordinamento interno.
Nell’esame di questa vicenda processuale è interessante osservare l'ingegno della magistratura italiana nel trovare una soluzione giuridica ad una carenza del codice di procedura penale che nel caso specifico, a fronte di una palese violazione della Convezione europea dei diritti dell’uomo, non dispone dei mezzi necessari per la revisione della sentenza passata ormai in giudicato.
I magistrati italiani intervenuti nella vicenda processuale si trovarono, infatti, di fronte ad un bivio: rispettare la forma (l’intangibilità della sentenza di condanna definitiva) o rispettare la sostanza (liberare un detenuto condannato da una sentenza resa al culmine di un iter processuale iniquo)?Questa lavoro pone l’attenzione sul caso giudiziario di Paolo Dorigo, condannato a 13 anni e sei mesi di detenzione, per aver gettato, in data 3 Settembre 1993, una bottiglia molotov contro il muro di cinta della base Usaf di Aviano.
Nel processo, lo stesso si è sempre dichiarato innocente.
Dorigo nasce a Venezia il 24.10.1959.
La vicenda dal punto di vista giudiziario ha avuto risvolti inverosimili. La Corte EDU nel 1998 ha definito iniquo il processo che si è concluso con la condanna di Dorigo.
Paolo Dorigo secondo molti pensatori è “parte lesa” di un cattivo funzionamento dello stato di diritto.
In questo lavoro si evidenziano gli effetti del caso Dorigo sul giudicato interno e si concretizza una sorta di rivoluzione copernicana nei rapporti tra CEDU ed ordinamento interno.
Nell’esame di questa vicenda processuale è interessante osservare l'ingegno della magistratura italiana nel trovare una soluzione giuridica ad una carenza del codice di procedura penale che nel caso specifico non dispone dei mezzi necessari per la revisione della sentenza passata ormai in giudicato.
I magistrati italiani intervenuti nella vicenda processuale si trovarono, infatti, di fronte ad un bivio: rispettare la forma (l’intangibilità della sentenza di condanna definitiva) o rispettare la sostanza (liberare un detenuto condannato da una sentenza resa al culmine di un iter processuale iniquo)?

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5 Introduzione Questa lavoro pone l’attenzione sul caso giudiziario di Paolo Dorigo, condannato a 13 anni e sei mesi di detenzione, per aver gettato, in data 3 Settembre 1993, una bottiglia molotov contro il muro di cinta della base Usaf di Aviano. Nel processo, lo stesso si è sempre dichiarato innocente. Dorigo nasce a Venezia il 24.10.1959, si autodefinisce prigioniero, artista, intellettuale, lavoratore materialista dialettico, anti-spiritualista e anti-virtualista e militante comunista. La vicenda dal punto di vista giudiziario ha avuto risvolti inverosimili. La Corte europea per la salvaguardia dei diritti

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