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Il dibattito politico sull'integrazione monetaria europea

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Manganaro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Giuseppe Maione
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 216

I quattro capitoli della tesi dividono, cronologicamente, in altrettante parti la storia della Comunità Economica Europea dalle sue origini ad oggi, sia dal punto di vista storico - politico, sia politico – economico. Da una breve descrizione delle caratteristiche del boom economico degli anni '50 e '60, si passa ad analizzare la crisi delle teorie keynesiane durante la “stagflazione”, l’affermazione del neomonetarismo, le contestuali istituzioni del serpente monetario e dello SME, e la ricerca della stabilità economica e monetaria negli anni ’80. Nell’ultima parte si valuta il periodo dall’Atto Unico fino al Trattato di Maastricht, la mancata integrazione politica, il ruolo della dialettica tra Francia e Germania nella definizione dei Trattati, il tentativo fallito di una piccola unione monetaria. Inoltre, si è posta attenzione ad alcune problematiche politico – economiche, quali la libera circolazione di capitali, la differenza tra sistemi a cambi fluttuanti, a cambi fissi ed a moneta unica, la mancata integrazione fiscale, l’indipendenza politica della Banca Centrale Europea, i vincoli ed il mancato coordinamento delle politiche di bilancio nazionali.
Nel ripercorrere la storia della Comunità Europea, si sono posti in evidenza soprattutto gli aspetti del dibattito politico più connessi al processo d’integrazione economica e monetaria, ed alle cause della mancata integrazione politica. Dal punto di vista politico – economico, si sono analizzati tutti i punti tecnicamente cruciali dell’integrazione monetaria, riportando, per ciascuno di essi, i principali pareri della letteratura economica contemporanea. Inoltre, attraverso l’utilizzo di indicatori macroeconomici reperiti da fonti autorevoli (EUROSTAT e OCDE), si è tentato di effettuare dei riscontri empirici sulle principali teorie economiche esposte.
La conclusione cui si perviene è che l’Unione Monetaria Europea, conseguita sulla base dei criteri di convergenza stabiliti nel Trattato di Maastricht ed irrigiditi con il Patto di Stabilità, non ha precedenti storici. Essa sembrerebbe creare più problemi che vantaggi, in assenza di unione politica, poiché impone manovre monetarie restrittive che penalizzano la crescita economica e l’occupazione. A sua volta, la mancata integrazione politica è ancora più grave, poiché le competenze economiche e monetarie, sottratte agli Stati nazionali, sono state affidate ad istituzioni comunitarie (Consiglio Europeo, ECOFIN, Banca Centrale Europea) politicamente irresponsabili, aggravando così il deficit democratico dell’Unione.

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III INTRODUZIONE Il 1° gennaio 2002 un’unica moneta europea, l’Euro, prenderà il posto delle valute nazionali di undici Paesi sovrani ed indipendenti. Si tratta di un evento storico senza precedenti, che avrà ripercussioni sulla politica economica dell’Europa e del mondo. Perché alcuni Paesi europei hanno ostinatamente perseguito questa Unione Monetaria (UME)? Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di questa integrazione? Sono queste le domande cui si tenterà di rispondere in questa tesi. Naturalmente, questo obiettivo ambizioso impone di valutare storicamente il processo d’integrazione europeo, intrapreso cinquant’anni fa con l’istituzione della CECA, sia dal punto di vista politico, sia economico. Trattandosi di una tesi in Storia dei movimenti e dei partiti politici, l’aspetto storico-politico sarà naturalmente prevalente. Tuttavia, su questo tema non si può prescindere da argomentazioni di tipo economico, o almeno politico-economico, pur non potendosi soffermare troppo, necessariamente, sugli aspetti tecnici. Saranno riportati i pareri più rilevanti presenti nella letteratura economica, per ciascuna delle principali problematiche riguardanti il processo d’integrazione monetaria, in particolare la libera circolazione di capitali, la mancata integrazione fiscale, le differenze tra sistemi a cambi flessibili, a cambi fissi ed a moneta unica, l'indipendenza della Banca Centrale dal potere politico, i vincoli e l’eventuale coordinamento delle politiche di bilancio nazionali. Parallelamente all’esposizione delle principali argomentazioni di teoria economica, per ciascuna questione trattata, si tenterà di effettuare un riscontro empirico di tali teorie, utilizzando i dati macroeconomici forniti da autorevoli istituzioni economiche (principalmente Eurostat e OCDE). L’economia classica, infatti, utilizza un metodo di tipo deduttivo, ossia formalizza dei modelli teorici sulla base di ipotesi a priori, e spesso non si preoccupa di verificare a posteriori la validità delle ipotesi (e quindi del modello) assunte. Viceversa, il metodo storico è di tipo induttivo, ed instaura con la realtà empirica un rapporto critico – dialettico. Per questo motivo, il tentativo di effettuare un riscontro a posteriori, basato su dati empirici, è indispensabile per lo storico, pur essendo consci del fatto che la stessa operazione di critica dei modelli non è esente da elementi congetturali, se non addirittura ideologici, e che, pertanto, ogni conclusione è sempre parziale, e mai definitiva.

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