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I benefici privati del controllo e la tutela del risparmio

Informazioni tesi

  Autore: Rosinella Mirra
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Francesco Pastore
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 94

Lo scopo di questo lavoro è lo studio della corporate governance del nostro paese confrontata però a quella degli Stati Uniti, indicato da alcuni autorevoli economisti come il migliore sistema economico mondiale anche se con l’entrata nel mercato di nuovi stati quali ad esempio la Cina, anche la supremazia degli Stati Uniti è stata messa in dubbio. La tesi di fondo di questo scritto è che le imprese italiane non crescono a causa di una difficoltà di accesso al credito dovuta alla diffusa presenza di benefici privati del controllo di tipo espropriativo. La corporate governance è legata soprattutto ai benefici privati di controllo che sono il fine di una buona governance. Punto fondamentale di questo lavoro è la legge sulla “tutela del risparmio”, introdotta in seguito ai vari scandali finanziari, volta a tutelare gli investitori, in modo da spingerli a finanziare le imprese con maggior fiducia.

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5 Introduzione Un tema molto dibattuto negli ultimi anni è quello della corporate governance, ossia, quell’insieme di regole e strumenti posti alla base dell’impresa. È un tema molto dibattuto anche a causa degli scandali finanziari che hanno colpito non solo l’Italia ma anche gli Stati Uniti. In questo lavoro di tesi ho voluto approfondire questo argomento, interessante e delicato allo stesso tempo. Mi sono soffermata su quella che è la corporate governance nel nostro ordinamento, analizzando, altresì, i BPC che sono un’esplicazione di una buona governance. Questa tesi si suddivide in quattro capitoli. Il primo capitolo, dedicato, appunto, alla corporate governance cerca di dare l’idea di cosa essa sia. Ho analizzato i vari sistemi di corporate governance soffermandomi soprattutto sulle imprese familiari, tipiche del sistema italiano, in cui ci sono per lo più imprese piccole che non sono quotate in borsa. La scelta di questo tipo di impresa è una scelta che viene fatta dall’imprenditore ma è, altresì, una scelta che viene dettata dal mercato. Il punto fondamentale di questo capitolo sta nei tre obiettivi che deve perseguire una corporate governance per essere considerata “buona”, ossia, capacità di massimizzazione del profitto, di assicurare mezzi finanziari sufficienti e di allocazione del controllo. Nel secondo capitolo ho analizzato i BPC, questi sono una conseguenza di una buona governance. I BPC sono quell’insieme di vantaggi che chi possiede un’azienda può estrarre per se stesso senza dividerli con gli altri azionisti. Possono essere classificati in base alla loro trasferibilità in pecuniari e non pecuniari. Ma la loro classificazione più importante è quella che li distingue in BPC “buoni o remunerativi” o in BPC “cattivi od espropriativi”. Sono “buoni” quei BPC che costituiscono un incentivo per chi controlla, questo soggetto è incentivato a svolgere al meglio le proprie funzioni, consistono in un beneficio psicologico dell’imprenditore. Sono, invece, “espropriativi” quei BPC ottenuti a danno degli azionisti di minoranza, sottraendo ad essi capitali. Si è cercato di capire come il diritto influisce su di essi e in che modo questi si misurano. A tal proposito si è notato che non esiste un unico metodo di misurazione ma ne

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