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Le politiche fiscali nel processo di integrazione europea: proposte e prospettive future

Partendo da un breve excursus storico che descrive le tappe fondamentali di circa 60 anni di integrazione europea, sottolineando soprattutto le evoluzioni della disciplina fiscale e le dimensioni del bilancio europeo, in questo lavoro saranno evidenziate le problematiche e le sfide che deve oggi affrontare la finanza pubblica europea. L’Europa sembra attualmente incapace di riprendere un cammino di crescita e l’integrazione economica fra i singoli Stati va avanti con fatica. Oltre cinquant’anni dopo il Trattato di Roma, il peso degli interessi nazionali e l’approccio del side-payment sono spesso ancora predominanti. È da queste scarse performances che sorgono le domande, costringendo a riconsiderare le fondamenta del sistema.
Un’impostazione della politica economica carente e insufficiente può contribuire a spiegare il declino relativo dell’Europa. In particolare, l’intonazione della politica fiscale europea, sin dal Trattato di Maastricht, è stata determinata prevalentemente dalla necessità di procedere al consolidamento della finanza pubblica. In un contesto di stagnazione economica quale quello attuale, la correzione dell’attuale assetto istituzionale di tale politica rappresenterebbe sicuramente un punto di svolta. La possibilità di una revisione delle norme in tema di fiscalità e di bilancio comunitario è, dunque, il tema portante del presente lavoro di tesi. L’avvenire delle finanze pubbliche europee figura, infatti, tra le questioni più delicate della costruzione dell’Europa, in ragione dei problemi politico-economici che solleva. Per lungo tempo trascurate e mai veramente trattate, tali questioni si dimostrano estremamente complesse; complessità che si riferisce ai dibattiti che il tema accende e che sono suscettibili di rimettere in causa la sovranità di ogni Stato membro: il dibattito relativo alla sussidiarietà e al livello ottimale di ripartizione delle spese pubbliche tra UE e Stati membri; il dibattito sulla solidarietà e sul livello dei trasferimenti che possono essere effettuati tramite il budget comunitario tra i singoli Stati membri e, infine, il dibattito relativo alla dimensione ideale del bilancio europeo, con particolare riferimento alle entrate. È la mancanza di un reale proposito collettivo a risolvere queste questioni ad essere all’origine della situazione budgetaria attuale. In tale quadro, il federalismo fiscale si presenta come un assetto istituzionale flessibile e, anche se declinabile in diversi modi, in grado di fornire un certo numero di risposte a queste questioni lasciate in sospeso.
Esiste, ancora, un ulteriore argomento che pone enfasi sul tema della fiscalità europea: la perdita dello strumento della politica valutaria ripropone, per i Paesi che aderiscono ad un’area valutaria ottimale, il problema della gestione degli shock asimmetrici che possono colpire singoli Stati o regioni; sottratto lo strumento della politica monetaria, infatti, il compito di rimediare alle situazioni di squilibrio spetta proprio alla politica fiscale.
Verranno quindi successivamente riportati i risultati principali di due teorie: la Teoria delle Aree Valutarie Ottimali (AVO), che richiederebbe l’accentramento della politica fiscale per contrastare gli eventi socio-economici dai quali potrebbero avere origine shock asimmetrici, e la Teoria del Federalismo Fiscale, attraverso cui analizzare se e quanto la situazione attuale dell’UE è lontana dai principi teorici e quali modifiche andrebbero introdotte per soddisfare il reale bisogno di un federalismo fiscale all’interno dell’UE. Tutto ciò tenendo presente i limiti e gli impegni che scaturiscono dal Trattato di Maastricht (1992) e dal Patto di Stabilità e Crescita (1997), soffermando altresì l’attenzione sulle molteplici critiche che sono state avanzate su quest’ultimo e sulle ipotesi del suo superamento. È bene sottolineare che tali accordi, attualmente, non contemplano la creazione di un’autorità fiscale sovranazionale, ma garantiscono il necessario grado di coordinamento e, nei limiti prefissati, una certa autonomia delle politiche fiscali nazionali.
Ampio spazio sarà riservato, infine, alle proposte e alle prospettive future che politici, economisti e studiosi hanno elaborato sul tema delle politiche fiscali europee, con particolare riferimento alla struttura ottimale del bilancio comunitario, sia dal lato delle entrate che da quello delle spese, alle regole di disciplina fiscale e alla gestione del debito pubblico.

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4 1. LA FINANZA PUBBLICA COMUNITARIA IN 60 ANNI D’INTEGRAZIONE 1.1 Le fonti della finanza pubblica comunitaria “L’Unione Europea influisce sulla nostra vita quotidiana in un modo che ci sembra ormai naturale: voli a basso costo, comunicazioni telefoniche piø economiche, diminuzione del prezzo delle automobili, abolizione delle frontiere fra la maggior parte dei paesi europei. Grazie all’UE abbiamo anche un ambiente piø pulito, prodotti alimentari piø sicuri, il diritto all’assistenza sanitaria quando siamo in viaggio e una moneta unica per quasi due terzi dei cittadini europei. Molte di queste realizzazioni sono il risultato di economie di scala e di una maggiore efficienza rese possibili dalla messa in comune di risorse allo scopo di accrescere e migliorare l’occupazione e preservare il nostro stile di vita, per noi stessi e per le generazioni future. Il bilancio dell’UE finanzia la costruzione di strade, ponti, aeroporti, linee elettriche; promuove la società dell’informazione e la diversità culturale e linguistica; finanzia corsi di formazione per i disoccupati e la creazione di posti di lavoro; finanzia ricerche sulle malattie infantili, sull’ambiente naturale, sui prodotti chimici pericolosi, sulla sicurezza alimentare, sui veicoli ecologici, sulle nuove risorse energetiche; promuove scambi di studenti e di giovani; incoraggia la creazione e la crescita di piccole imprese; finanzia interventi volti a mantenere la pace, fornire aiuti umanitari e garantire la sicurezza delle frontiere; contribuisce allo sviluppo del Terzo mondo.” 1 Da quanto appena detto emerge un quadro che potrebbe indurci erroneamente ad assimilare l’UE a qualsiasi stato federale avanzato, se non altro in termini di dimensioni del budget. Forse sorprenderà il fatto che i fondi spesi dall’UE, pur essendo indubbiamente un investimento molto produttivo per il nostro futuro, sono equivalenti a circa l’1% della ricchezza nazionale dell’UE all’anno. Ciò, in parte, testimonia che la ricerca di un quadro giuridico capace di integrare pienamente sia la dimensione europea che il principio di sovranità degli Stati membri nel settore fiscale è una delle sfide più difficili che l’UE affronta sin dal suo stato embrionale. Generalmente, i budgets delle organizzazioni internazionali sono finanziati dalle contribuzioni dei loro Stati membri e le loro spese sono essenzialmente spese di funzionamento. All’origine, il budget della Comunità Europea presentava queste caratteristiche, poi ha conosciuto un’evoluzione che oggi lo distingue dal budget delle altre organizzazioni internazionali, ma anche da quello di un singolo Stato sovrano. 1 European Commission. Directorate-General for Communication (2006), Investing in our common future. The budget of the European Union, Brussels, November, p. 5.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Samuele Calabrese Contatta »

Composta da 157 pagine.

 

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