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Le Muse della Settima Arte. La regia femminile nel cinema americano

Il presente lavoro di tesi propone un’analisi retrospettiva della regia cinematografica femminile del contesto americano, seguendo un approccio legato alle basi storico-sociali che l’hanno portata ad essere oggi un divulgatore immaginale, su più livelli.
La preliminare analisi, infatti, poggerà sulla rielaborazione delle diverse modalità di rappresentazione delle donne registe che, al contrario di quanto la storia abbia provveduto a tramandare, esistono dal momento in cui il cinema è nato, proponendo canoni di riferimento tutt’ora utilizzabili e declinabili.
Un testo cinematografico è sempre sedimentato nella cultura e nella storia umana e al suo interno sono presenti costanti rimandi ai miti, agli archetipi ed ai simboli universali, dai quali partiamo per arrivare a descrivere la complessità dell’attuale offerta artistica, cinematografica e femminile.
L’analisi della presenza - assenza della donna dietro la macchina da presa muoverà, dunque, dalla ricerca storica che, non solo a livello cinematografico, ha portato ad una rielaborazione di contenuti e ripercorrerà le tracce di quel dibattito femminista, iniziato nei primi anni del Novecento e culminato negli anni Settanta, cogliendone gli aspetti essenziali relativi alla stereotipizzazione cinematografica, riscontrabile in alcune pellicole.
Proverò, dunque, ad illustrare il cambiamento stilistico e poetico messo in atto dalle registe maggiormente riconosciute ed apprezzate del panorama contemporaneo, partendo da Jane Campion, passando per Sofia Coppola, per arrivare a Kathrine Bigelow. Tre diversi sguardi su un modo di essere, sentire e raccontare.

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1 Introduzione Il presente lavoro di tesi propone un’analisi retrospettiva della regia cinematografica femminile nel contesto americano e segue un approccio legato alle basi storico-sociali che hanno portato la macchina da presa ad essere oggi un divulgatore immaginale, su più livelli. La preliminare analisi, infatti, poggerà sulla ricognizione delle diverse modalità di rappresentazione delle donne registe che, al contrario di quanto la storia abbia provveduto a tramandare, esistono dal momento in cui il cinema è nato, e non solo, hanno proposto canoni di riferimento tutt’ora utilizzabili e declinabili. Il lavoro di ricerca che si vuole condurre si espande a tutta la serie di circostanze che accompagnarono la società postindustriale verso quel periodo di espansione e di fiducia nel progresso; tali circostanze, dalla fine del XIX secolo, il secolo della seconda rivoluzione industriale e dell’incipiente affermazione della società di massa, celebrarono l’ingresso delle donne nelle università e in seguito, nelle nuove professioni, legate non a caso alla comunicazione: telegrafiste prima e telefoniste poi, le donne svilupparono una maggior coscienza riguardante il proprio valore lavorativo. Questa presa

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Emanuela Di Vito Contatta »

Composta da 249 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.