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Percorsi delle acque tra saperi e poteri. Inquinamento e gestione idrica in un pueblo maya tra percezioni native e logiche istituzionali (Teabo, Yucatan, Messico Sud-orientale)

Informazioni tesi

  Autore: Luisa Torresan
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Antropologia culturale ed etnologia
  Relatore: Gianluca Ligi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 501

La tesi è frutto di una ricerca sul campo di cinque mesi svolta nel pueblo maya di Teabo, ed è stata parte del progetto interdisciplinare di ricerca Salud y medio ambiente: cáncer cervicouterino y mamario, factores de riesgo por agroquímicos y alimentos contaminados en el estado de Yucatán (Centro de Investigaciones Regionales “Hideyo Nogughi”, Università di Mérida, Yucatán). Data la morfologia carsica del territorio yucateco, l’equilibrio idrologico dell’area di ricerca risulta minacciato da un inquinamento biochimico crescente. La tesi analizza la percezione nativa maya del problema, declinandola nei suoi legami con la salute, il mutamento della comunità nel consumo di acqua, il rapporto uomo-luogo e le relazioni di potere – istituzionali e locali – che ne sono sottese. L’etnografia di pratiche, saperi e itinerari spaziali relativi alle acque di Teabo descrive la densità simbolica del paesaggio, esperito secondo molteplici modalità che il tessuto sociale esprime. In particolare, la vulnerabilità sociale della popolazione maya è argomentata in relazione alle politiche ambientali e agli sviluppi politici dell’indigenismo messicano: laddove questi sembrano naturalizzare la corrispondenza tra comunità indigene, marginalità e vulnerabilità, le narrazioni native tendono invece a inscrivere le rappresentazioni dell’acqua in un contesto più articolato, agganciato a vissuti personali e ai mutamenti socioculturali della comunità. Lo studio si struttura come segue. Attraverso fonti bibliografiche intrecciate a riferimenti all’esperienza di ricerca, il primo capitolo è dedicato all’ingresso sul campo e a un inquadramento generale in prospettiva storica del contesto yucateco, e più specificatamente del pueblo di Teabo. Il secondo capitolo si sviluppa attorno a una grossa parte del materiale etnografico relativo alle pratiche e saperi sull’acqua e, per estensione, all’ambiente naturale e costruito. E’ elaborata l’idea analitica di “prossemica dell’acqua”, strumento concettuale che restituisce la centralità della rete idrica nella costruzione delle forme dell’abitare e che illumina aspetti specifici della vulnerabilità della comunità maya al duplice problema idrico: inquinamento e approvvigionamento. I fatti della storia politica e sociale messicana, s’intersecano con la storia dell’acqua e stanno ancorati a livello locale all’esperienza degli interlocutori, la cui percezione del cambiamento sociale è filtrata nelle attività quotidiane, nel mutamento nei consumi e nell’esperienza sensoriale. Le dinamiche tra livello istituzionale e locale sono approfondite nel capitolo successivo, dedicato all’inquadramento normativo generale delle politiche federali e statali in materia idrica. L’idea qui sviluppata è che le dinamiche di potere che soggiacciono alla distribuzione, gestione, uso e informazione riguardo alle risorse idriche assumono forme specifiche. Il concetto di “prossemica” torna ora utile per argomentare l’articolazione dei poteri che intervengono nella gestione delle risorse idriche, che a livello istituzionale è negoziata e discussa tra diversi organismi e a livello locale può diventare strumento per l’adesione e il controllo politico. A concludere, una riflessione critica sullo sviluppo del pensiero indigenista messicano e sul concetto di marginalità sociale: emerge la necessità di sganciare la coincidenza tra “comunità marginale” e “comunità indigena”, pena il non riconoscimento della complessità sociale delle comunità e delle razionalità multiple che le compongono, e che mettono in atto diversi comportamenti e pratiche di resilienza all’inquinamento e/o alla mancanza d’acqua.

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Nota linguistica In accordo con il Catálogo de las Lenguas Indígenas Nacionales 1 , il Messico riconosce oggi 11 famiglie linguistiche articolate in 68 lingue (agrupaciones lingüisticas), delle quali sono state ulteriormente individuate un totale di 364 varianti linguistiche. Le lingue della famiglia maya, che è seconda solo al náhuatl per numero di parlanti 2 , sono parlate negli stati di Tabasco, Chiapas, Veracruz, San Luis Potosí e nella penisola yucateca (Campeche, Quintana Roo e Yucatán, dove abita il gruppo propriamente detto maya); superano i confini nazionali con consistente presenza in Guatemala, Belize e Honduras 3 . Lo Yucatán è il primo stato messicano per numero di parlanti una lingua indigena. La lingua maya yucateca attuale deriva dall’età classica precolombiana (200 – 925 d.C.), il cui sistema pittografico per glifi era riservato solo a una ristretta elite religiosa. Dalle distruzioni occorse con la conquista si conservano oggi i tre codici di Dresda, Madrid e Parigi, che raccolgono preziosi scritti prevalentemente di carattere esoterico. Analogamente agli sviluppi sociolinguistici dello spagnolo yucateco, la lingua maya attuale si è arricchita di prestiti e ha elaborato locuzioni per referenti linguistici apparsi durante e dopo la colonizzazione, mentre altri termini cadevano in disuso. La scrittura a caratteri latini si impose poco a poco attraverso l’opera di cristianizzazione e castillanización delle popolazioni indigene, elaborando alfabeti su base latina che restituissero la diversità dei fonemi maya. Ad oggi, la lingua maya ha carattere prevalentemente orale; scrivere e leggere la maya sono pratiche riservate agli studiosi 11 1 Fonte: Instituto Nacional de Lenguas Indigenas (INALI), Catálogo de las Lenguas Indígenas Nacionales: Variantes Lingüisticas de México con sus autodenominaciones y referencias geoestadísticas. Pubblicato nel Diario Oficial del 14/01/2008 e reperibile al sito web www.inali.gob.mx, 16/09/2010. 2 Anticipo che, anche tra istituzioni ufficiali governative (tra queste CDI e INEGI), i dati quantitativi rispetto a popolazione indigena e popolazione parlante una lingua indigena non sono univoci perché non lo sono i parametri di analisi. Tornerò brevemente sulla questione nel primo capitolo. 3 Distribuzione delle varianti linguistiche maya al di fuori della penisola: Tabasco: chontales; Chiapas: tojolabales, tzotziles, tzeltales, lacandones, mochós, ch’oles, chujes, mames, kanjobales, jacaltecos e cakchiqueles; Veracruz e San Luis Potosí: huaxtecos o teenek; Belize: mopanes, mayas e kekchíes; Guatemala, quichés, cakchiqueles, achíes, tzutuhiles, itzáes, mopanes, chujes, acatecos, ixiles, mames, pokomames, pokomchíes, awakatecos, chalchitecos, kanjobales, jacaltecos, chortís e kekchíes; Honduras: chortís.

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Parole chiave

antropologia
inquinamento
acqua
indigeni
prossemica
messico
urbanizzazione
etnografia
maya
nativi
pueblo
yucatan
teabo
marginalità sociale
agua limpia
cultura del agua

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