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Le pmi e i secondi mercati: un confronto internazionale

Informazioni tesi

  Autore: Sabina Nizzi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Economia
  Corso: Analisi, consulenza e gestione finanziaria
  Relatore: Andrea Landi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

Le piccole e medie imprese hanno un ruolo fondamentale per l’economia europea, ruolo che per l’economia italiana è ancor più importante. La loro numerosità e il contributo che forniscono a livello di valore aggiunto e di fatturato è determinate, diviene quindi centrale creare le condizioni necessarie a consentire loro di crescere. A questo scopo, le Pmi possono mettere in atto una molteplicità di strategie diverse, in base alle loro potenzialità e al vantaggio competitivo che vogliono ottenere; però, indipendentemente dalla strategia, esse non possono prescindere dal capitale per i loro investimenti. L’ottimizzazione della struttura finanziaria e la copertura del fabbisogno finanziario sono questioni molto critiche per le piccole e medie imprese; le quali incontrano notevoli difficoltà a raccogliere capitale di debito e non sono propense a fare entrare investitori esterni nel proprio capitale. Il ricorso al capitale di rischio, invece, può rappresentare un’importante opportunità e consentire loro di beneficiare di vantaggi ingenti; particolare rilevanza dovrebbe essere riconosciuta soprattutto a quello che può essere ottenuto facendo ricorso ai mercati azionari.
Nella prima parte di questo lavoro di tesi viene proposto un quadro generale della struttura del sistema imprenditoriale italiano, illustrando le caratteristiche principali con particolare attenzione alle Pmi. A questo scopo sono utilizzati dati nazionali spesso confrontati con dati a livello europeo, per avere un termine di paragone. Chiaramente non è possibile ignorare la crisi che ha colpito duramente le imprese, soprattutto quelle di minori dimensioni, quindi mediante la demografia d’impresa e alcuni indicatori economici si indagano i suoi effetti sull’imprenditoria italiana. Un altro aspetto importante che viene trattato è il finanziamento delle Pmi; tra le varie fonti quella che viene maggiormente approfondita è il capitale di rischio, in particolare quello che può essere ottenuto mediante la quotazione su un mercato azionario. Nella seconda parte si procede a una panoramica dei principali secondi mercati presenti a livello europeo, illustrando sia le caratteristiche che le performance di ciascuno. Infine si conclude con la presentazione dei secondi mercati italiani, prendendo in considerazione l’evoluzione che gli stessi hanno avuto negli ultimi anni che ha portato all’istituzione del nuovo mercato AIM Italia/Mercato Alternativo del Capitale, attivo dal primo marzo 2012.

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12 1. LA STRUTTURA DELLE IMPRESE ITALIANE In questo primo capitolo si vuole, inizialmente, fornire una panoramica riguardo il sistema produttivo italiano, andando a sottolineare il ruolo fondamentale rivestito dalle piccole e medie imprese, sotto diversi punti di vista: da quello numerico a quello economico ed occupazionale. Successivamente si ricorrerà a dati ISTAT allo scopo di evidenziare l’impatto della crisi economica mondiale sulle imprese italiane sia a livello demografico, sia considerando produttività, investimenti e ordinativi dell’industria. Si proseguirà poi illustrando le modalità di finanziamento delle Pmi, con un excursus sulle diverse fonti esterne a cui possono ricorrere per finanziare la loro crescita, evidenziando l’importanza del capitale di rischio. Infine si illustrerà la rilevanza della quotazione sui mercati azionari per le Pmi, in termini di benefici sia finanziari che non finanziari, non dimenticando di approfondire gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione di questo processo. 1.1 Il ruolo delle piccole e medie imprese La spina dorsale del sistema imprenditoriale italiano è costituita da società di dimensioni medio piccole, che contribuiscono a creare gran parte del valore aggiunto nazionale e a sostenere l’occupazione. Il “capitalismo italiano” è caratterizzato da una struttura produttiva molto frammentata, composta prevalentemente da imprese di dimensione ridotta attive in settori tradizionali; esse sono a conduzione familiare con un controllo societario chiuso e definito: le leve decisionali sono nelle mani di poche persone e si riscontra una sovrapposizione tra il patrimonio dell’impresa e quello familiare; spesso non sono presenti sistemi di governance e la struttura organizzativa non è esplicitamente definita; infine la struttura finanziaria è caratterizzata da una forte dipendenza dal capitale di debito, con prevalenza di quello a breve termine, e da una ridottissima propensione all’apertura del capitale al mercato finanziario e quindi ad investitori esterni. La ridotta dimensione delle imprese è una peculiarità europea ma in Italia essa assume un rilevanza particolare; numericamente, esse rappresentano la stragrande maggioranza delle

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