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La leadership negli sport di squadra

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Palomba
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma "Foro Italico"
  Facoltà: Scienze Motorie
  Corso: Scienze delle attività motorie e sportive
  Relatore: Sabrina Pitzalis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

Il presente elaborato è stato strutturato in due capitoli nei quali sono stati trattati temi della psicologia sociale e della psicologia dello sport quali le dinamiche di gruppo (primo capitolo) e la leadership negli sport di squadra (secondo capitolo).
Un gruppo è un insieme di persone interdipendenti che perseguono un fine comune ed entro il quale esistono delle relazioni psicologiche reciproche, esplicite o implicite (norme e ruoli). Far parte di un gruppo implica una serie di dinamiche di gruppo che avvengono spontaneamente all’interno di un contesto sociale quali ad esempio il conformismo, la risoluzione dei conflitti e la capacità di prendere decisioni. Anche la pura presenza degli altri può influenzare il nostro comportamento, sia positivamente che negativamente come espresso dalla teoria della facilitazione sociale e dell’ozio sociale. Far parte di un gruppo è importante e risponde ad un primitivo bisogno di appartenenza che spinge l’uomo a socializzare (Maslow, 1970). Il gruppo apporta numerosi benefici all’individuo tra i quali farlo sentire accettato e stimato, ed aumentare la propria sicurezza. Un individuo isolato è infatti più fragile. Far parte di un gruppo però può innescare anche dei fenomeni negativi, quali i pregiudizi e gli stereotipi. E non solo. Può addirittura generare in un gruppo dei fenomeni socialmente pericolosi nei confronti di un gruppo avversario. La ‘spersonalizzazione’ che i singoli soggetti di un collettivo possono vivere immedesimandosi con l’identità del proprio gruppo può essere tale da portare ad una perdita di consapevolezza di sé stessi e a un crollo dei freni inibitori, dando luogo a comportamenti aggressivi e violenti. Nello sport, il gruppo di tifosi a volte si identifica con la propria squadra fino al punto di provare odio nei confronti dei tifosi della squadra avversaria, con conseguenze spesso violente e devastanti di cui sono piene oggi le cronache sportive.
Molto importante in ogni gruppo è la presenza del leader, la quale funzione è proprio quella di guidare il gruppo, gestirne i conflitti interpersonali e di scegliere i comportamenti più idonei al raggiungimento di mete e obiettivi comuni. Non esiste un solo tipo di leader, esistono piuttosto diversi stili di leadership (e.g., democratico, autoritario, permissivo) che devono essere scelti e calibrati in base al tipo di squadra. Inoltre negli sport di squadra, possono esserci uno o più leader (fenomeno della dispersione della leadership). Da un lato la figura dell’allenatore che mette insieme la squadra e che deve avere la capacità di comunicare ai suoi atleti le metodologie dell’allenamento. Dall’altro quegli atleti che si distinguono per personalità forti ed empatiche e che, accanto all’allenatore, aiutano ad aumentare la coesione della squadra e il livello di soddisfazione dei singoli atleti, a tenere alta la motivazione e il morale dei compagni anche di fronte a sconfitte e fallimenti.
Nel gruppo sportivo nascono spesso dei conflitti che se ben gestiti da figure professionali apposite (quali lo psicologo dello sport) possono rappresentare un’opportunità di conoscenza reciproca e di apprendimento tra gli individui che ne prendono parte. La presenza di tensioni interne ad una squadra può quindi trasformarsi da evento negativo in un’occasione costruttiva di scambio e crescita reciproca.

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CAPITOLO 1 IL GRUPPO 1.1 Cos’è il gruppo, le norme e i ruoli all’interno di esso “Un gruppo può essere definito come un insieme di persone che stanno nello stesso posto nello stesso momento” (Spinelli, 2002). Questa definizione molto estesa del concetto di gruppo, non rende necessaria alcuna interazione tra i soggetti per considerarli tale; per tanto è sufficiente che questi stiano insieme come ad esempio i visitatori di una mostra d’arte, i pazienti di un medico che aspettano in sala d’attesa o le persone in un negozio. Queste esemplificazioni fanno riferimento a dei gruppi che vengono definiti non sociali, cioè gruppi formati da persone “che sono nello stesso posto nello stesso momento, ma che non interagiscono tra di loro” (Spinelli, 2002). Nell’accezione comune di gruppo però, molto più spesso si fa riferimento a contesti sociali formati da più persone che interagiscono tra di loro, come una classe scolastica, un collettivo di professori in riunione o una comitiva d’amici in gita di piacere; tutti questi sono tipici esempi di un cosiddetto gruppo sociale, cioè un gruppo di “due o più persone che interagiscono tra di loro e sono interdipendenti, nel senso che i loro bisogni e i loro scopi fanno sì che siano dipendenti l’uno dall’altro” (Cartwright e Zander, 1968; Levine e Moreland, 1998; Lewin, 1948; citati in Spinelli, 2002). I gruppi formati dall’unione di un ristretto numero di soggetti, da un punto di vista descrittivo si possono dividere in gruppi primari e gruppi secondari; nei primi lo scopo dell’aggregazione è di soddisfare i bisogni emotivi e sociali dei membri, e sono i cosiddetti gruppi di fatto, ai quali si appartiene senza obblighi (ad esempio la famiglia) oppure i gruppi spontanei, ai quali si partecipa spontaneamente (ad esempio associazioni varie). Per quanto concerne i gruppi secondari, lo scopo è di raggiungere degli obiettivi specifici e limitati vincolando le persone ad un ruolo ben definito. In essi si distinguono i gruppi imposti, nei quali la partecipazione è imposta dall’esterno (ad esempio i gruppi militari), e i gruppi contrattuali, a cui si aderisce volontariamente accettandone le norme in vista di scopi utilitaristici. Un’ulteriore suddivisione dei gruppi porta alla constatazione di gruppi sociologici, costituiti da un insieme di individui che hanno delle caratteristiche in comune e condividono un’attività e una condizione (es. i gruppi di lavoro), e i gruppi psicologici, formati da soggetti la cui coesione deriva da una passione emotiva in comune (es. fans, tifosi). Alla luce di quanto detto sin’ora, una squadra sportiva come lo è ad esempio un team calcistico, può essere considerata anzi tutto un gruppo sociale, oltreché un gruppo primario volontario (con connotazioni secondarie di tipo contrattuale, se professionistica), ed a simultanea rilevanza sociologica e psicologica. Ciascun componente della squadra si relaziona con i compagni 6

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