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La lira e l'educazione musicale nella Grecia antica

Nell’antica Grecia la cultura, e di conseguenza l’educazione, davano grande importanza alla musica. Questo vale anche per la musica strumentale: lo strumento preferito per l’educazione musicale fu la lira, in quanto strumento molto semplice e meno evoluto rispetto agli altri cordofoni, in particolare alla kithara. La lira rispecchiava perfettamente il modello educativo tradizionale secondo il quale la musica, in quanto scienza divina, veniva considerata formatrice dell’anima e quindi veniva studiata con molto impegno. Questo ideale della musica non si incontra solo ad Atene, ma in tutto il mondo greco attraverso varie epoche; da Lesbo fino in Macedonia.
La lira, essendo appunto semplice e meno evoluta, non aveva potenzialità virtuosistiche e di conseguenza non correva il rischio di formare musicisti professionisti; eventualità criticata sia da Platone che da Aristotele. Inoltre, sempre grazie alle sue caratteristiche formali e alla sua resa sonora tenue, lasciava emergere il testo poetico contemporaneamente cantato dall’esecutore.
Questo equilibrio con la tradizione si interrompe verso la fine del V secolo a.C., quando compositori come Melanippide, Cinesia, Frinide e Timoteo introdussero raffinatezze nella struttura armonica e nel ritmo, nonché perfezionamenti nella conformazione degli strumenti.
troviamo le polemiche, i dibattiti e le critiche rivolte a questa “corruzione” dei gusti conservatrici anche nelle commedie di Aristofane, la cui satira non è solo un appello alla tradizione ma testimonia anche la frattura che si stava verificando nella cultura musicale.
In questo lavoro ho cercato di cogliere il maggior numero possibile di informazioni riguardo la lira, non solo come strumento musicale in sé, ma in particolare come strumento legato all’educazione musicale e alla formazione della gioventù. Penso di avere raggiunto, considerando l’argomento nelle sue linee essenziali, l’obiettivo di dare un quadro dell’uso di questo strumento, rispettando la realtà storica. Per questo motivo mi sono affidata alle fonti letterarie e iconografiche più valide, dalle quali ho potuto attingere informazioni sicure: queste, come si è visto, si sono rilevate coerenti fra loro, nonostante la diversità dei campi di appartenenza.

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4 INTRODUZIONE Henri - Irénée Marrou, nel suo libro Storia dell’educazione nell’antichità ha trattato, fra gli altri argomenti, anche quello relativo al ruolo che la musica aveva nell’antica Grecia, dicendo che: «lo storico ha il dovere d’insistere per raddrizzare un errore di prospettiva; i Greci, come ci appaiono attraverso la nostra cultura classica, per noi sono prima di tutto dei poeti, dei filosofi e dei matematici; se li veneriamo come artisti, vediamo in essi soprattutto degli architetti e degli scultori; ma non pensiamo mai alla loro musica […]. E tuttavia erano e volevano essere prima di tutto dei musicisti. La loro cultura e la loro educazione erano più artistiche che scientifiche, e la loro arte era musicale, prima d’essere letteraria e plastica» 1 . Nel corso della loro istruzione scolastica i figli dei cittadini ateniesi dovevano seguire lezioni di musica. La buona educazione musicale era il simbolo di ogni uomo libero. Platone, nelle sue Leggi, osserva che un giovane di tredici anni deve stare accanto al maestro di musica per tre anni 2 . I biografi antichi, talvolta, riferiscono nelle loro biografie anche il nome dell’insegnante di musica della persona di cui scrivevano. Un cittadino ateniese che non sapesse cantare o suonare la lira non godeva di grande considerazione. Infatti Cleone, il demagogo, e Temistocle, il vincitore della battaglia navale di Salamina, erano considerati rozzi, l’uno perché non riusciva ad accordare bene la lira, e l’altro perché era stonato. Nell’età classica l’educazione musicale dei giovani iniziava con l’adolescenza, cioè a partire dal dodicesimo o tredicesimo anno. Gli alunni si recavano quotidianamente dal maestro di musica, il quale prendeva il nome di κιθαριστής (cioè citarista). Però, nonostante il nome, il maestro non insegnava solo la κιθάρα ma la musica in genere, cioè l’arte di suonare la 1 Marrou 1950, p.81. 2 Platone, Leggi, a cura di Enrico V. Maltese, 1997, 8, 802e, 812d-813a.

Laurea liv.I

Facoltà: Musicologia

Autore: Rosa Fragorapti Contatta »

Composta da 46 pagine.

 

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