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Trouble Every Day: "Tous Cannibales", la voracità da tabù ad arte, dall'arte alla società

Informazioni tesi

  Autore: Rossella Della Vecchia
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia dell'arte
  Relatore: Carla Subrizi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 125

I tabù sono catalizzatori di fascino, dall’incesto al cannibalismo, in quanto divieti fondamentali su cui si fonda l’ordine sociale: essi sprigionano il loro potenziale nella loro stessa trasgressione. In verità i principi totemaici si prescrivono alle popolazioni primitive, poiché ipoteticamente una società evoluta si fonda su leggi, non su limitazioni morali. Eppure in realtà ci sono tabù ovunque. Il cannibalismo è tra questi, proibito a tal punto che Freud asserisce che esso è bandito anche dai sogni. Secondo la storica dell’arte Jeanette Zwingenberger il nostro tempo ne segnerebbe il ritorno in modo manifesto. La mia intenzione, come quella del percorso espositivo preso in oggetto, è stata quella di concentrare il discorso sul cannibalismo, quale prisma di riflessione dei processi di identificazione del singolo individuo, come della collettività. Seguendo le file della mostra, ho cercato di approfondire la questione da una prospettiva antropologica ed estetica, di cui il cannibalismo rappresenta il sintomo e l’allegoria della nostra società. Effettivamente Tous Cannibales dice abbastanza sul mondo di oggi, anche se si tratta di una dimensione quotidiana ma innominabile e non menzionata.
Pur riconoscendo il grande merito della curatrice e la portata innovativa di un tale progetto, manifesto insoddisfazione per la scelta delle opere: molte altre potevano essere incluse, molte potevano esserne escluse. Inoltre, seppur vero che la scelta di un percorso tematico svolto in ambito artistico-sociale porta ad un filone cronologico, trovo inutile il delinearsi di una parte documentaria dei primi esploratori delle Americhe, quando per testimoniare i fatti di un reale cannibalismo bastava citare gli efferati casi di cronaca degli ultimi decenni: posta in questi termini, credo, avrebbe dato anche maggior risalto alle intenzioni sociologiche alla base di Tous Cannibales. Ciò avrebbe avuto anche maggior senso nel motivare un Cannibalismo Moderno, figurato e a volte letterale, in opposizione alla comune nozione, che perpetra stereotipi di inciviltà. Da semplice spettatrice, non trovo pertanto che la mostra sia stata ben definita nel suo raccontare il cannibalismo. Le stesse risposte date dalla Zwingenberger nell’intervista rilasciatami non riescono ad affievolire i miei dubbi a riguardo.
Nonostante queste mie personali osservazioni, ritengo davvero rivoluzionale l’idea di partenza, poiché apertura su uno scorcio che l’umanità ancora stentava ad attestare. Gli artisti, “sismografi del nostro tempo” (come definiti da Jeanette Zwingenberger), hanno una nuova sfida da affrontare: ritorna la loro funzione sociale di vate. Ciò avviene sulla considerazione che già con gli anni ’80 e ’90 sono ritornate e si sono trasformate le poetiche sulla corporeità: non più lavori sull’immaterialità, la traccia, la memoria, ma un ritorno al corpo, alla carne, a quella primordialità che l’estetica recessionale ora riporta in auge. Allora la mostruosità e l’eccesso che moltiplicano non il corpo ma i suoi effetti, a partire da un punto di vista radicato nel contemporaneo. Tous Cannibales, per volontà della sua curatrice, usa il bon ton di un ritratto provocatorio, grottesco, ma mai eccessivamente feroce, rinunciando al puro sensazionalismo, affrontando il tema con un’ottica quasi scientifica. E ci si deve affrettare a consumare la “pietanza ancora calda” - ironizzando sulla questione – prima che il cannibalismo, sdoganato, diventi una moda: basti pensare al successo riscosso da Lady Gaga, che, indossando il vestito di carne, ha designato il successo di massa, destino diverso da quello designato per l’opera di Jana Sterbak. Se in tempo di crisi si ostenta l’esagerazione per richiamare attenzione e clamore, a La Maison Rouge è bastata l’innovatività di una riflessione esistenziale apportata al primo decennio degli anni 2000 per ottenere il successo europeo di pubblico e critica, pur sottolineando la scarsa risonanza dell’evento in Italia.
In conclusione si può affermare che "Tous Cannibales" rappresenta la nostra fame dell’altro sviscerata, palesata, sotto accusa. “Do’ per certo che se squartassi un tizio, arriverei a conoscerlo come nessun altro, perché avrei la sostanza di cui è fatto nelle mani, in bocca, ovunque.” – Dennis Cooper.

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6 INTRODUZIONE Il mio lavoro ha come obiettivo quello di approfondire, a tt ra v e rso un’ a na li si socio - artistica, i risvolt i de ll ’a ntropof a g ia ne ll a socie tà contemporanea, quale riflesso di costume di un’ insaz iabile voracità c he o g nu no di noi rise rva a ll ’ Altro. Ispirata a Claude Lévi S tra uss, ne l l’e ra d e ll a c lonaz ione, d e i tra pianti, de ll a c hirur g ia pl a sti c a e delle vite parallele virtualmente costruite, na sc e l’idea di Tous C a nnib a les , allestita presso La Maison Rouge. Gli appetiti esistenziali e sociali sono appunto paradossalmente attuali, trovando manifestazione tematica in campo figurativo, letterario e cinematografico. Il successo europeo della mostra Tous Cannibales, curata da Jeannette Zwingenberger, è la conferma di questa nuova tendenza: tra tabù e preconcetto, tra sacro e profano, tra civiltà e stato primitivo, tra il rituale e il simbolico. Tra tutti i costumi delle popolazioni umane, l’a ntropofagia è quello che ha maggiormente destato, a più riprese, l ’inte re s se e l a c u riosit à , soprattutto degli Occidentali, che da sempre hanno vissuto la questione come amena, poiché ritenuta violenza atavica, pura brutalità e inciviltà. D iven tata un’ ossessio ne da voyeur latenti, che si dipanano tra l e tt ur e e film de ll ’or ror e , ne ll ’ e ra d e ll e sa g h e su va mpi r i, li c antropi e zombi, l’idea espositiva in oggetto si colloca sulla scia di un film d’ a uto re d e l 2001 , Trouble every day, alias Cannibal love o Mangiata viva. Il titolo della mia tesi è appunto una citazione del film di Claire Denis, che offre uno sguardo cannibalico, al di là della stessa carne: libido famelica c he tra sfor m a e log or a l’a nim o, fa g oc it a ndo il lato oscuro e la ferinità che giace spesso sopita in noi. I l man g i a re da pa rte d e ll ’uomo i pr opri sim il i è da se mpre vist o da ll ’opinione pubbli c a come un atto raccapricciante e disumano, una degenerazione del comportamento. Eppure il tema è noto anche per i casi di cronaca nera degli ultimi anni 1 , in cui è stata sti lata una folta li sta di a ssassini , pe r i qua li si è a vuta a nc he l’imp utaz ione di c onsum o 1 Non va dimenticato l’episodio non criminale, che ha comunque scosso gli animi, della caduta sulle Ande di un aereo con a bordo una squadra di Rugby, i cui sopravvissuti si sono nutriti dei cadaveri dei propri compagni per garantirsi la sopravvivenza fino all’arrivo dei soccorsi. L’accaduto ha ispirato nel 1993 il film Alive – Sopravvissuti di Frank Marshall.

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zeitgeist
cannibalismo
tous cannibales
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