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La legislazione sul finanziamento dei partiti in Italia

I partiti politici hanno un ruolo centrale all'interno di un sistema politico democratico, ma essi, per svolgere le principali attività, necessitano di risorse economiche adeguate. Il rapporto tra denaro e politica è una delle questioni di grande risonanza e attualità che le democrazie odierne si trovano ad affrontare.
La politica, infatti, e soprattutto la politica democratica, costa; tuttavia, il rapporto tra denaro e politica risulta controverso a causa dell’effetto distorsivo che il denaro può avere sul gioco democratico, che sfocia spesso non solo in transazioni illecite e atti di corruzione, ma che rischia di creare anche forti disparità nei mezzi a disposizione dei vari competitori.
Nella prima parte della tesi si analizzano, perciò, gli obiettivi e i risultati della legge 195/74 che introduce il finanziamento pubblico dei partiti in Italia, partendo innanzitutto dal ruolo riconosciuto ai partiti all’interno della Costituzione in seguito al dibattito in Assemblea Costituente. Il secondo capitolo descrive le modifiche apportate alle legge del 1974 negli anni ’80 e riporta alcune proposte di legge volte a migliorare la legislazione esistente. La terza ed ultima parte si concentra soprattutto sull’evoluzione della legislazione in seguito al referendum del 18 Aprile 1993, che abolisce il finanziamento pubblico per l’attività ordinaria dei partiti mantenendo però in vita i rimborsi elettorali che diventano, come si vedrà, una nuova fonte ordinaria di finanziamento dello Stato.
E’ importante precisare che, non essendovi correlazione diretta tra spese effettuate dai partiti e rimborsi elettorali ottenuti, la differenza tra contributi statali e spese riconosciute permette ai partiti di godere di un surplus che è aumentato con il passare degli anni (da 10.653.324,98 euro del 1994 ai 392.966.623,71 euro del 2008). Ciò significa che il rimborso elettorale rappresenta, di fatto, un vero e proprio finanziamento statale ordinario.

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4 1. Dalla Costituente alla legge che introduce il finanziamento pubblico in Italia Per affrontare il tema del finanziamento dei partiti si ritiene opportuno iniziare il nostro studio partendo dalla più alta fonte giuridica, cioè la Carta Costituzionale, analizzando come questa concepisca il ruolo dei partiti politici all’interno dell’ordinamento giuridico nazionale. L’esito del dibattito della Costituente ha condotto ad una norma costituzionale limitata e insufficiente concretizzatasi nell’articolo 49, inserito nel Titolo IV dei principi fondamentali dedicato ai “Rapporti politici”, che recita come segue: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. 1.1 Il dibattito in Assemblea Costituente e l’approvazione dell’articolo 49 Il 25 giugno 1946 si insedia l'Assemblea Costituente. Questa nomina al suo interno una Commissione per la Costituzione composta da 75 membri, a sua volta suddivisa in tre sottocommissioni: la I, si occupa dei diritti e doveri dei cittadini; la II dell’organizzazione costituzionale dello Stato; mentre la III dei rapporti economici e sociali. Il dibattito sulla disciplina dei partiti nell’ambito della Costituzione italiana è affrontato nella I sottocommissione. Fin dall’inizio il dibattito risulta acceso e caratterizzato da posizioni discordanti. Inizialmente si confrontano due diverse proposte: la prima è suggerita dagli onorevoli Merlin (democristiano) e Mancini (socialista) e recita così: «I cittadini hanno diritto di organizzarsi in partiti politici che si formino con metodo democratico e rispettino la dignità e la personalità umana, secondo i principi di libertà ed uguaglianza. Le norme per tale organizzazione saranno dettate con legge particolare» 1 ; mentre la seconda proposta è portata avanti dall’on. Lelio Basso (socialista) e recita così: «Tutti i cittadini hanno diritto di organizzarsi liberamente e democraticamente in partito politico, allo scopo di concorrere alla determinazione della politica del paese»; e, secondo articolo, «Ai partiti politici che nelle votazioni pubbliche abbiano raccolto non meno di cinquecentomila voti, sono riconosciute, fino a nuove votazioni, attribuzioni di carattere costituzionale a norma di questa Costituzione, delle leggi elettorali e sulla stampa, e di altre leggi». 2 Quest’ultima proposta viene esplicata dallo stesso Basso durante la seduta della sottocommissione del 20 Novembre 1946, nella quale egli afferma che l’articolo da lui proposto: «si inserisce in un evidente processo di trasformazione delle nostre istituzioni democratiche per cui alla democrazia parlamentare […] si è venuta sostituendo la democrazia dei partiti già in atto 1 La Costituzione della Repubblica nei lavori preparatori dell’Assemblea Costituente, 19 Novembre 1946, p. 702 2 Ibidem

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Lucia Gullà Contatta »

Composta da 71 pagine.

 

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