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Maieutica reciproca e poetica civile in Danilo Dolci

La tesi si occupa di alcuni aspetti particolari del pensiero e dell'opera di Danilo Dolci, fino ad ora poco indagati, tra cui l'etica, la poetica e la loro intima relazione. Per via del suo approccio filosofico alla vita, il pensiero di Dolci è una sorta di testamento, la cui eredità può essere raccolta dalle nuove generazioni, da tutti coloro che vogliono essere protagonisti della loro esistenza e che auspicano il ritorno dell'uomo sulla scena della storia. L'attualità del lavoro di Dolci consiste specialmente nella circolarità di pensiero e azione, in cui si alternano l'esperienza della consapevolezza, dell'educazione e della democrazia. La sua proposta per il riscatto dell'umanità, per il riscatto degli ultimi, per la salvezza del pianeta secondo un progetto di riconversione delle risorse, è quella di un dialogo complessivo, attraverso l' interrogazione di se stessi, degli altri, delle cose, attraverso un linguaggio che svela la il rapporto armonico tra microcosmo e macrocosmo.

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INTRODUZIONE “ Se mi ammazzano| o il cuore si lacera, non vi lascio |casa, terreno, danaro. | Amici della terra che vi ha cresciuti| non sarete paesani di nessuno:| cittadini del mondo, | a disagio| ogni volta vi chiuderete in nidi. | |Vi sono grato| di non esservi vergognati di me| quando mi erano contro quasi tutti, | non vi siete infatuati| quando sono capitati applausi. || Ho cercato con voi intensamente | oltre l'attimo e il giorno. | Forse vi pungerà nostalgia | delle nostre riunioni, del tentare| di risolvere insieme. |Talora vi ho lasciati troppo soli |a maturare forza- | talora vi sono stato troppo appresso:| vivere è difficile, temevo|per voi” 1 Ho conosciuto personalmente Danilo Dolci nei primissimi anni '90, in occasione di un seminario sul tema della non violenza, quando già la sua notorietà era declinata, specialmente in Italia dove, al di là del sostegno di alcuni grandi intellettuali che, insieme ad altri di fama internazionale, continuavano a seguire con vivo interesse la sua opera, il suo nome rimase per lo più confinato alle vicende giudiziarie degli anni '50 e il suo ricordo legato essenzialmente al suo operato nel sociale, ricordo vivo specialmente nella memoria di quanti avevano collaborato con lui o soltanto beneficiato della sua ricerca-azione. Appena fuori dalle cronache, però, fu presto dimenticato dal grande pubblico, tanto che oggi non è difficile accorgersi che, tra le giovani generazioni, solo in pochi sono informati circa la sua impresa e ancora di meno coloro che hanno avuto sentore dell'importanza della sua figura, dell'incisività del suo pensiero nell'ambito delle scienze 1 G.Barone, La forza della nonviolenza, Editrice Dante e Descartes , Napoli 2004, pag. 75. 2

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Grazia Amalfi Contatta »

Composta da 86 pagine.

 

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