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Ricerca di marcatori plasmatici nelle diverse forme di miastenia gravis autoimmune mediante un approccio di proteomica differenziale

Informazioni tesi

  Autore: Graziella Peitta
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Sassari
  Facoltà: Scienze biologiche
  Corso: Biologia Sperimentale e Applicata
  Relatore: Marilena Formato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

La Miastenia Gravis è una malattia autoimmune che coinvolge la parte post-sinaptica della giunzione neuromuscolare. La patogenesi della miastenia gravis è da ricondursi ad un reazione autoimmune anticorpo-mediato diretta contro diverse proteine della placca neuromuscolare. Nella maggior parte dei casi gli autoanticorpi (quasi sempre IgG) sono diretti contro il recettore nicotinico della placca neuro-muscolare. L’analisi del profilo auto-anticorpale nei soggetti con miastenia gravis permette di individuare 3 categorie principali di pazienti:
-I pazienti che presentano positività serica, per anticorpi diretti contro il recettore nicotinico per l’acetilcolina, localizzati a livello della giunzione neuromuscolare (anti-AChR+). Questi rappresentano circa l’85% dei pazienti affetti da MG.
-I Pazienti che non presentano positività serica per anticorpi contro il recettore dell’acetilcolina ma che presentano positività serica per anticorpi anti tirosinchinasi muscolo-specifica, proteina recettoriale indispensabile per l’aggregazione del recettore dell’acetilcolina nel corso della differenziazione e sviluppo della placca neuromuscolare.. Questi rappresentano circa il 6% dei pazienti affetti da MG.
-Pazienti negativi sia per gli anticorpi anti-AChR sia per gli anticorpi anti-MuSK ma che presentano tutti i sintomi caratteristici della patologia. Questi pazienti vengono appunto denominati double seronegative (DSN).

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2 1.1 Cenni storici Secondo fonti storiche questa patologia fu descritta per la prima volta nel 1672 dal medico e anatomista inglese Thomas Willis, il quale riportò nell’opera “De Anima Brutorum” il caso di una donna che durante una prolungata conversazione diveniva “muta come un pesce”, cioè perdeva temporaneamente la capacità di parlare, recuperandola solo dopo qualche ora di riposo. Le prime conoscenze sulle caratteristiche fisiopatologiche della miastenia risalgono però soltanto alla fine del 1800 grazie agli studi di Willhelm Erb (1879) e Samuel Goldflam (1893), che evidenziarono la presenza nei loro pazienti di una paralisi bulbare. Per questo motivo per molti anni questa patologia fu chiamata Sindrome di Erb e Goldflam. Il termine attualmente utilizzato fu coniato per la prima volta da Friederich Jolly (1895) il quale la definì Myasthenia pseudoparalytica, descrivendo con l’espressione “miastenia” le caratteristiche cliniche tipiche della malattia (dal greco myastheneia, debolezza muscolare), con il termine “gravis” la difficile curabilità tipica del passato (le attuali terapie sono in grado di attuare un buon controllo della malattia e della sua sintomatologia, perciò oggi si propone di eliminare questo termine dalla denominazione della malattia), e con l’espressione “pseudoparalitica” l’assenza all’esame autoptico di lesioni anatomopatologiche nel sistema nervoso centrale. La causa della malattia rimase un mistero fino al 1960, quando Simpson e Nastuck indipendentemente, proposero che la miastenia gravis avesse una eziologia autoimmune e che, in particolare, fosse causata da anticorpi contro il recettore dell'acetilcolina (Evoli A. et al., 1995). 1.2 Epidemiologia La miastenia gravis è da considerarsi una malattia rara, sebbene la sua prevalenza, stimata intorno ai 100-200 casi per milione di abitanti, sia aumentata nel tempo, molto probabilmente grazie alle migliori capacità diagnostiche e terapeutiche e all’aumento della longevità della popolazione generale (Vincent A, 2008).

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Parole chiave

proteomica
miastenia
elettroforesi bidimensionale
proteominer (biorad)
achr+
musk+
dsn

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