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Il dolore nelle diverse religioni, assistenza infermieristica

Ci sono tantissime definizioni di dolore. Il dolore viene descritto da tutte le discipline in modo diverso, con parole differenti... Spesso questa sensazione non può essere spiegata in modo tecnico; proprio perché i suoi effetti psicosomatico e ,contemporaneamente, somatopsichico vanno oltre il corpo, oltre il fisico.
Personalmente la definizione di dolore che ho trovato più completa è quella di Salvatore Natoli, filosofo teoretico presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi di Milano; egli definisce l’esperienza dolorosa così: ”E’ solo di chi soffre, ma di fronte ad una qualsiasi sofferenza irrompe, tremenda, la possibilità di soffrire; da qui la tresca, il sentirsi in un certo senso tutti coinvolti, il colloquio senza parole tra i segnati dal dolore (paziente) e i candidati possibili (infermieri, medici, familiari)”.
Ogni persona vede, sente, reagisce, risponde al dolore in modo completamente diverso; per gli infermieri risulta quindi difficile gestire l’effetto del dolore sulla persona proprio a causa della sua mutabilità, eppure la persona è la protagonista centrale della relazione assistenziale quindi l’infermiere come professionista della salute deve saper accogliere i bisogni della persona. Bisogni come “esigenza di un bene necessario agli scopi della vita e si manifesta come “sofferenza” per una mancanza”, la scienza infermieristica nasce per questo: mantenere alta la soglia di benessere dell’individuo assistendolo. Ancora più difficoltosa è la gestione del dolore nella persona “diversa da noi”; diversa nel senso di cultura, di pensiero e di abitudini. Il corpo infermieristico necessita di una nuova coscienza di tipo culturale per assicurare una buona assistenza alle diverse etnie, com’è scritto nel capitolo dei Principi etici della professione del Codice Deontologico all’articolo 2 comma 4: ”l’infermiere agisce tenendo conto dei valori religiosi, ideologici ed etici, nonché della cultura, etnia e sesso dell’individuo”. L’infermiere è spesso il primo contatto che il soggetto immigrato ha con la struttura sanitaria, dobbiamo saper gestire conflitti culturali tra assistiti e regole ospedaliere. Per questo Madeleine Leininger indagò ampiamente “sull’altro” svolgendo uno “studio comparato e l’analisi di diverse culture in rapporto al nursing e alle pratiche di assistenza connesse allo stato di salute-malattia, alle credenze e ai valori, con lo scopo di fornire alle persone assistenza infermieristica efficace e significativa, in linea con i loro valori culturali e il loro contesto.”.
Attualmente si può e si deve parlare di assistenza diversificata culturalmente per l’esteso fenomeno migratorio che dagli anni ‘80 ad oggi continua regolare in Italia, con flussi principalmente dal Nord Africa, dai paesi dell’Est Europeo e dall’Oriente. L’Italia risulta al 4° posto per consistenza degli immigrati; rimane ampiamente inferiore ad altri paesi quali Germania, Spagna e Gran Bretagna, sebbene si senta spesso parlare d’invasione di immigrati in Italia ma questa è un’esagerazione. Il problema maggiore non è la quantità degli immigrati ma la quantità di timore che gli autoctoni hanno verso di loro, xenofobia ossia paura dello straniero. Il diverso generalmente spaventa l’uomo, il quale è costretto a mettersi in gioco e cambiare la routine e le comodità. Spesso non ci rendiamo conto che tutti i giorni incontriamo persone diverse da noi, anche se appartengono alla stessa nazione, ogni persona è a sé e unica nel suo genere. Si può parlare, invece, di diversità culturale, intendendo con cultura la “conoscenza di valori, credenze e stili di vita appresi, condivisi e trasmessi di uno specifico gruppo; […] tramandati di generazione in generazione e influenzano il modo di pensare, le decisioni e le azioni in schemi o in modi predeterminati”. Per conoscere e imparare abitudini e stili di vita della persona straniera, bisogna essere di mente aperta alle diversità e alle novità, caratteristica fondamentale anche per l’infermiere che continuamente deve adeguare il suo modus operandi in base alla persona che si trova davanti, per offrire la migliore assistenza. Madeleine Leininger ha appunto studiato i molteplici aspetti che accomunano l’infermieristica e l’antropologia per poterle sovrapporre e creare un’unica disciplina che comprendesse il sapere antropologico culturale e l’assistenza infermieristica alla persona in base alla cultura: infermieristica transculturale

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3 “Non c’è cultura senza persona, così come non c’è persona senza cultura” INTRODUZIONE Ci sono tantissime definizioni di dolore. Il dolore viene descritto da tutte le discipline in modo diverso, con parole differenti. La spiegazione scientifica descrive lo stimolo doloroso, percepito dai nostri recettori somatici, e l’effetto che questo fa a livello del corpo e della mente. Spesso questa sensazione non può essere spiegata in modo tecnico; proprio perché i suoi effetti psicosomatico e ,contemporaneamente, somatopsichico vanno oltre il corpo, oltre il fisico. Personalmente la definizione di dolore che ho trovato più completa è quella di Salvatore Natoli, filosofo teoretico presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi di Milano; egli definisce l’esperienza dolorosa così: ”E’ solo di chi soffre, ma di fronte ad una qualsiasi sofferenza irrompe, tremenda, la possibilità di soffrire; da qui la tresca, il sentirsi in un certo senso tutti coinvolti, il colloquio senza parole tra i segnati dal dolore (paziente) e i candidati possibili (infermieri, medici, familiari)”. (2) Ogni persona vede, sente, reagisce, risponde al dolore in modo completamente diverso; per gli infermieri risulta quindi difficile gestire l’effetto del dolore sulla persona proprio a causa della sua mutabilità, eppure la persona è la protagonista centrale della relazione assistenziale quindi l’infermiere come professionista della salute deve saper accogliere i bisogni della persona. Bisogni come “esigenza di un bene necessario agli scopi della vita e si manifesta come “sofferenza” per una mancanza ” , la scienza infermieristica nasce per questo: mantenere alta la soglia di benessere dell’individuo assistendolo. Ancora più difficoltosa è la gestione del dolore nella persona “diversa da noi”; diversa nel senso di cultura, di pensiero e di abitudini. Il corpo infermieristico necessita di una nuova coscienza di tipo culturale per assicurare una buona assistenza alle diverse etnie, com’è scritto nel capitolo dei Principi etici della professione del Codice Deontologico all’articolo 2 comma 4: ”l’infermiere agisce tenendo conto dei valori religiosi, ideologici ed etici, nonché della cultura, etnia e sesso dell’individuo”. L’infermiere è spesso il primo contatto che il soggetto immigrato

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Ottavia Gardella Contatta »

Composta da 50 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.