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Radionuclidi dello iodio e loro radiofarmaci: aspetti fondamentali, normativi, metodologici e applicazioni biomediche

Illustrazione degli impieghi clinici dei radiofarmaci contenenti iodio, delle implicazioni normative e radioprotezionistiche sia per i pazienti, che per gli operatori sanitari e la popolazione. Quanto detto spiega perché la terapia radiometabolica debba venire effettuata in ricovero protetto. Il ricovero è indispensabile: 1) per proteggere dalla irradiazione esterna le persone dell’entourage (familiare, lavorativo, ecc.) del paziente quando si somministrano elevate attività di nuclidi emettitori gamma: 2) per raccogliere in “scarico contenuto” la rilevante attività eliminata per via urinaria nei primi tempi dopo la somministrazione (per lo 131 I, soprattutto i primi 2 giorni). Questo allo scopo: - di proteggere le persone del nucleo familiare da contaminazione (e incorporazione tiroidea del radioiodio), motivo cogente se esso comprende bambini e donne gravide; - di proteggere i gruppi critici della popolazione dall’inquinamento radioattivo delle matrici ambientali (motivo cogente solo per l’uso dello 131 I).

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Radionuclidi dello iodio e loro radiofarmaci: aspetti fondamentali, normativi, metodologici e applicazioni biomediche. 1. Cenni storici e caratteristiche generali dello iodio. Lo iodio è stato scoperto nel 1811 da Bernard Courtois, è un elemento molto diffuso in natura ma presente in minime percentuali. Quasi tutti gli esseri viventi contengono tracce di iodio. Lo iodio sotto forma di ioduro è presente in minima quantità nell’acqua del mare; è più abbondante in alcuni depositi salini, come il nitro del Cile, in cui si ritrova come iodato di sodio. Lo iodio molecolare (I2) ha color grigio nerastro, di aspetto metallico, si presenta in scaglie traslucide, con odore pungente. Lo iodio sublima a temperatura e pressione atmosferica, è poco solubile in acqua, mentre è solubilissimo nelle soluzioni di acido iodidrico e di ioduro di potassio. E’ solubilissimo in alcool ed in etere (soluzioni brune), nel solfuro di carbonio e nel cloroformio (soluzioni violette). Lo iodio appartiene al 7° gruppo della Tavola Periodica detto gruppo degli alogeni. Questi elementi sono detti così per la loro proprietà di formare sali. Il termine alogeno deriva dal greco àlos = sale e ghénein = generatore. Questi elementi presentano nel livello più esterno 7 elettroni, uno in meno per completare l’ottetto, che si può avere attraverso due possibilità: acquistando un elettrone (e questo spiega il fatto che sono tutti energici ossidanti), oppure mettendo in comune l’elettrone singolo 2p per formare un legame covalente. Il primo caso si verifica nella combinazione con atomi aventi minore elettronegatività; mentre il secondo caso si attua quando si ha la combinazione con atomi molto elettronegativi. Gli alogeni, essendo molto elettronegativi, hanno proprietà non metalliche che diminuiscono man mano che aumenta il loro numero atomico. Dal punto di vista chimico lo iodio somiglia agli altri alogeni, pur essendo il meno elettronegativo della famiglia. Ha infatti minore affinità per l’idrogeno ed è più facilmente ossidabile. Si combina con l’idrogeno soltanto a caldo e non reagisce con l’acqua né a freddo né a caldo. In soluzione acquosa agisce sugli ossidanti e sui riducenti, ad es. ossida il tiosolfato di sodio Na2 S2 O3 a tetrationato Na2 S4 O6 e questa reazione viene sfruttata per il suo dosaggio. Lo iodio ossida anche la soluzione di idrogeno solforato, riducendosi ad acido iodidrico. 1

Tesi di Master

Autore: Pina Gomma Contatta »

Composta da 57 pagine.

 

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