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Le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea nel Mediterraneo

Informazioni tesi

  Autore: Diego Castellani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Luigi Moccia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 161

La nascita della Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’Unione Europea rappresenta l’evoluzione storica della Cooperazione Politica Europea e la risposta dell’Unione ai mutamenti politici che rapidamente si susseguirono nel mondo, tra il 1989 e il 1991. Evolutasi grazie ai trattati, la PESC ha affrontato un importante banco di prova: il Mediterraneo. E’ stata la PESC in grado di proporre al Mediterraneo una politica che rispondesse ai cambiamenti che avevano investito l’area? E’ stata l’UE capace di dotarsi di strumenti e misure adeguate ad affrontare rapidamente le conseguenze degli eventi, che hanno alterato il quadro politico internazionale? Queste sono alcune delle domande, a cui ambisco a dare risposta. Il Mediterraneo offre numerose chiavi di lettura in quanto è legato alla civiltà europea ma anche culla della civiltà araba. Un importante nodo da sciogliere è dunque definire il Mediterraneo, al fine di individuare le caratteristiche della politica mediterranea dell’UE e le innovazioni che essa apporta al contesto delle relazioni internazionali. L’elaborato è composto da tre parti e copre un arco temporale che va dalla fine della guerra fredda ai giorni nostri. La prima e seconda parte sono strutturate in base ad un ordine cronologico e tematico rispetto alle quali, gli eventi dell’11 settembre 2001 fanno da spartiacque. Questa divisione permette di enfatizzare i mutamenti che quei fatti, hanno contribuito a creare nel contesto mediterraneo e nelle politiche europee. Nella prima parte, si evidenzia il percorso di formazione ed evoluzione della PESC e della PESD dal Trattato di Maastricht al Trattato di Lisbona. Si tratta di una parte propedeutica alla comprensione dei temi successivi, in quanto fornisce le linee guida della politica estera, oltre che illustrare l’architettura istituzionale dell’Unione con particolare riferimento agli organi competenti per le materie del secondo pilastro. La seconda parte tratta la dimensione mediterranea della politica estera dell’Unione e le sfide che essa comporta per l’Europa, con particolare attenzione alle percezioni di sicurezza del Nord e del Sud del bacino, e le motivazioni storiche che le giustificano.In seguito si dà uno sguardo al panorama della cooperazione nel Mediterraneo, per addentrarsi poi, nell’analisi del principale strumento europeo verso il Mediterraneo: il processo di Barcellona o Partenariato Euro-Mediterraneo. Nel capitolo finale di questa parte viene invece trattata l’Unione per il Mediterraneo.
La terza ed ultima parte della tesi è dedicata all’illustrazione della Politica Europea di Vicinato, che ritengo una politica mediterranea “atipica”, dato che contempla il Mediterraneo nella sua azione politica, ma esso non è l’unico ambito in cui questa si sviluppa. Il nodo cruciale della terza parte risiede nel confronto tra PEV e PEM al fine di valutare se queste due politiche siano in conflitto tra loro, o se possono essere considerate indipendenti se non addirittura complementari.
Le conclusioni dell’elaborato offrono l’occasione per delle riflessioni alla luce degli eventi che hanno interessato la sponda Sud del Mediterraneo negli ultimi 15 mesi. Ho ritenuto fondamentale contestualizzare i recenti eventi che hanno interessato la sponda Sud del Mediterraneo, osservando come la Politica Europea Mediterranea, abbia potuto o meno favorirli. Una delle domande che è indispensabile porsi è: “la Primavera Araba si sarebbe verificata nel 2010-2011 senza che per oltre 15 anni l’Europa si fosse interessata a questa parte del globo?” La risposta a mio avviso è probabilmente no. Ritengo che la Primavera Araba sia fondamentalmente un fattore endogeno, ma in parte il frutto di un successo esterno. Sostengo quindi che il ruolo dell’UE non sia stato indispensabile alla ribellione e che questa rivolta contro la tirannia non sia da ritenere un certo e sicuro trionfo della democrazia, ma è altresì vero che l’UE ha saputo parlare a questi Paesi, e ha saputo coniugare i suoi interessi con i valori che l’hanno da sempre ispirata e che in buona parte è stata capace di non tradire.
L'operato dell’UE nel Mediterraneo è l’esempio di una nuova filosofia delle relazioni internazionali? E’ la dimostrazione che il miglior modo per garantire al proprio popolo pace, sicurezza e prosperità sia quello di preoccuparsi che prima di tutto siano i proprio vicini ad avere le stesse cose? A me piace pensare di sì.

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Le politiche di sicurezza e difesa dell’Unione Europea nel Mediterraneo Pagina 2 INTRODUZIONE All’indomani del crollo del muro di Berlino, l’Europa unita fu chiamata ad un importante appuntamento con la storia, dal quale sarebbe dipeso il suo futuro. L’Europa poteva continuare sulla strada che aveva percorso nei 40 anni precedenti oppure poteva provare ad adeguarsi ai mutamenti politici che rapidamente si susseguirono nel biennio 1989-1991. La nascita della Politica Estera, di Sicurezza Comune prima, e di Difesa poi, sono il frutto di questo tentativo, e rappresentano l’evoluzione storica della cooperazione politica europea. Una volta evolutasi grazie ai trattati, che con cadenza quasi quadriennale si sono susseguiti tra il 1992 e il 2007 1 , la PESC ha affrontato un importante banco di prova: il Mediterraneo. Le politiche europee verso quest’area non erano ovviamente cosa nuova, ma il mutamento che stava attraversando il Mondo e con esso l’Unione Europea, di questo mutamento figlia, si sarebbero riflesse anche nei rapporti tra le due sponde del Mediterraneo fino a quel momento legati ad una logica commerciale e bilaterale. E’ stata la PESC all’altezza nel proporre al Mediterraneo una politica che rispondesse ai cambiamenti che avevano investito l’area? E’ stata l’UE in grado di dotarsi di strumenti e misure capaci di affrontare rapidamente le conseguenze delle vicissitudini, che da allora ai nostri giorni hanno incisivamente e indefessamente alterato il quadro politico? Queste sono alcune delle domande, alle quali le pagine che seguono ambiscono a dare risposta. Una risposta sola forse non c’è, ognuno può darne una e argomentarla di conseguenza. Ciò che questo lavoro si propone di fare, è illustrare il cammino dell’Unione Europea dal Trattato di Maastricht al Tratto di Lisbona, con inevitabili riferimenti agli anni precedenti al primo e successivi al secondo, al fine di fornire uno schema quanto più esaustivo sulle motivazioni storiche, politiche e strategiche che hanno condotto l’Unione Europea a intraprendere questo viaggio nel Mediterraneo. Nel farlo , ho ritenuto opportuno porre l’accento sulle dinamiche sia interne che esterne all’Unione, per questa ragione sono numerosi i richiami al contesto delle relazioni tra l’Europa e gli Stati Uniti d’America e tra l’UE e la NATO. Spesso nelle pagine che seguono, le due 1 Le date indicano rispettivamente la firma del Trattato di Maastricht e del Trattato di Lisbona

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