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Effetti della composizione in uso del suolo sulla ricchezza in specie della chirotterofauna

Informazioni tesi

  Autore: Massimiliano Borrello
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze Forestali ed Ambientali
  Relatore: Danilo Russo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

La selezione dell’habitat è stata investigata fra alcune comunità di chirotteri dell’Italia Centro-Meridionale. Il lavoro esplora la relazione su diverse scale spaziali tra uso del suolo e ricchezza e diversità della chirotterofauna. I più alti valori della ricchezza in specie e della diversità sono stati riscontrati in contesti ambientali scarsamente antropizzati e ricchi di boschi di latifoglie. Alla maggiore scala spaziale indagata le correlazioni con l’uso del suolo sono risultate diminuire. Lo studio ha evidenziato la potenzialità dell’utilizzo dei chirotteri come indicatori ambientali della struttura del paesaggio. La stretta connessione che i chirotteri sembrano avere con particolari ambienti mette in luce la necessità di misure di conservazione indirizzate non unicamente alle specie, ma anche agli habitat che le ospitano, minacciati dalla dilagante urbanizzazione e frammentazione.

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6 1. Introduzione 1.1. Uso dell’habitat Una profonda conoscenza della distribuzione delle specie è di primo interesse per la conservazione della biodiversità e le mappe di distribuzione sono largamente usate dai biologi della conservazione per valutare lo stato di una specie, per redigere le red list delle specie o per individuare aree di particolare valore biologico. Identificare la distribuzione dei pipistrelli rappresenta una sfida notevole. Campionamenti intensivi di pipistrelli sono difficili da condurre a causa delle loro abitudini notturne, del loro ampio home range e dei problemi relativi alla loro identificazione in volo. Relazioni specie-habitat vengono investigate al fine di costruire modelli validi nella biologia della conservazione. La presenza e la struttura delle specie nelle comunità di chirotteri sono influenzate da un complesso di fattori ambientali. Di importante impatto è la disponibilità di habitat di foraggiamento sfruttabile e del relativo foraggio, così come la presenza di rifugi. Il range di habitat usato dai chirotteri è specie-specifico e dipende dalle caratteristiche ecologiche delle specie. Di conseguenza, l’uso del suolo in un determinato territorio può essere strettamente legato alla presenza-assenza di specie di chirotteri. In uno studio effettuato in Svizzera è stato rilevato che per alcune specie più del 60% della varianza nella distribuzione sarebbe potuta essere spiegata dalla struttura del paesaggio (Jaberg & Guisan, 2001). E’ stato dimostrato che le foreste e gli habitat boschivi sono di fondamentale importanza per molte specie di chirotteri. Essi influenzano positivamente l’attività di foraggiamento (Vaughan et al., 1997) e la disponibilità di roost (Altringham, 1996). Essi infatti forniscono una moltitudine di prede per le specie insettivore, offrendo con la loro stratificazione verticale un habitat complesso per molte specie di insetti (Duchamp & Swihart, 2008). In più, i boschi presentano molti spazi per i pipistelli che vanno a rifugiarsi nelle cavità dei fusti, negli spazi sotto le cortecce e in un’ampia varietà di microhabitat. Ciò risulta di fondamentale importanza dato che i pipistrelli usano cavità come rifugio, luogo di riproduzione e di ibernazione, passando più della metà delle loro vite all’interno di questi ambienti (Kunz, 1982). In tal modo le foreste forniscono ai chirotteri un luogo sicuro al riparo dai predatori e dal vento (Russ & Montgomery, 2002). Quanto detto è evidenziabile da un lavoro effettuato nella catena della Sierra Morena, nel sud della Spagna, dove è stata osservata una netta preferenza della specie Rhinolophus euryale per le superfici coperte da boschi di latifoglie, incluse quelle fortemente alterate o create dall’azione dell’uomo, pur costituendo esse una piccola porzione dell’area di studio (Russo et al., 2005). Tale studio è stato preceduto da un analisi in Campania dove, parimenti, è stata verificata la predilezione di tale specie per i boschi di latifoglie

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