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La condizione giuridica del minore palestinese

Informazioni tesi

  Autore: Tania Ruocco
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Scienze delle lingue, storie e culture del mediterraneo e dei paesi islamic
  Relatore: Agostino  Cilardo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 291

La condizione giuridica del minore palestinese, nel diritto islamico, nel diritto hanafita e nel diritto palestinese, è stata il fulcro della mia analisi. Con l’avvento dell’Islam una prima evoluzione, che merita la nostra attenzione, è data dalla concezione stessa di minore il quale fu visto come soggetto di diritto. Ciò costituisce un contributo originale che l’Islam propone come alternativa alla consuetudine preislamica che vedeva nel bambino un mero oggetto di diritto. Il bambino, sin dal momento in cui è nell’alvo materno, è visto come una persona di cui si spera l’esistenza.
All’interno del primo capitolo, intitolato “Il minore nel diritto islamico secondo la dottrina hanafita”, è stata analizzata e sottolineata l’importanza che il minore ha per questa scuola giuridica. Per essa il minore ha diritto ad avere un buon nome, all’educazione, all’allattamento, all’istruzione, alla cura e alla tutela. Questi diritti sono affidati ai genitori i quali dovranno, in base ai loro ruoli, crescere e allevare il fanciullo. L’Islam ha creato e salvaguardato i diritti del bambino, sia quelli relativi alla persona, come il diritto all’integrità del corpo o il diritto all’istruzione, sia quelli patrimoniali, come l’eredità. La buona educazione del bimbo è un obbligo per i genitori, o per chi ne faccia le veci, al fine di aiutarlo a crescere e a sviluppare una personalità; nella stessa sfera d’interessi rientrano anche l’obbligo dell’istruzione e la salvaguardia dell’integrità fisica e psicologica dell’infante, proteggendolo da ogni eventuale abuso.
Il secondo capitolo, intitolato “La Costituzione palestinese e lo status della Palestina a livello internazionale”, entra nello specifico del territorio palestinese: partendo da un’analisi storico-giuridica della Palestina giungo all’attuale condizione della Palestina a livello internazionale. Durante i secoli di occupazione (ottomana, britannica e israeliana) la legge palestinese ha subito numerose modifiche e il diritto di famiglia come l’età del matrimonio furono letteralmente trasformati. [...] Nel quarto capitolo di questo elaborato intitolato “Il diritto penale palestinese: il minore e le violazioni dei diritti internazionali” analizzo le leggi penali inerenti il minore nonché le violazioni da parte di Israele riferendomi, in particolare, all’uso dei bambini come scudo umano, ai bambini soldato, all’arresto, detenzione e all’aborto, il quale assume grande importanza nel diritto penale, ma non tutela del tutto le donne. Le pene previste in caso di reato penale sono: reclusione, pena di morte, multa, prezzo del sangue (corrispondente alla vendetta privata) e riabilitazione. Come nella Costituzione del 2003 e nel diritto del fanciullo palestinese, anche nelle leggi penali il minore e l’insano di mente sono passibili della sola pena di reclusione, a patto che questa non abbia alcun fine se non quello di riabilitarlo. Il diritto penale riconosce come reato di stupro il rapporto sessuale con un minore al di sotto dei sedici anni, ma tale reato è spesso tradito dalla presenza dei crimini d’onore. La pena di morte non può essere inflitta al minore, al malato di mente o alla donna incinta data l’importanza riconosciuta al bambino sin dal momento in cui questi si trova ancora nell’alvo materno.
Nell’ultimo capitolo intitolato “Nascita e sviluppo dei diritti umani”, esamino i diritti umani e quelli del fanciullo nel mondo intero in generale e nei Paesi araboislamici in particolare. I diritti umani, a livello internazionale, trovano spazio dalla seconda guerra mondiale con la stesura della Dichiarazione dei diritti umani del 1948. Durante l’approvazione di tale dichiarazione, alcuni Paesi arabi reagirono in modo diverso e tale reazione portò alla stesura di nuove carte, inerenti i diritti umani, di matrice arabo-islamica.

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4 INTRODUZIONE Questo elaborato nasce dalla volontà di voler esaminare i diritti del minore musulmano in un particolare territorio: la Palestina. L’analisi dei diritti del bambino è stata svolta distinguendo i diritti del fanciullo riconosciuti dall’Islam da quelli riconosciuti dalla dottrina |anafita, alla quale appartengono la maggior parte dei palestinesi. La condizione giuridica del minore palestinese, nel diritto islamico, nel diritto |anafita e nel diritto palestinese, è stata il fulcro della mia analisi. Con l’avvento dell’Islam una prima evoluzione, che merita la nostra attenzione, è data dalla concezione stessa di minore il quale fu visto come soggetto di diritto. Ciò costituisce un contributo originale che l’Islam propone come alternativa alla consuetudine preislamica che vedeva nel bambino un mero oggetto di diritto. Il bambino, sin dal momento in cui è nell’alvo materno, è visto come una persona di cui si spera l’esistenza. All’interno del primo capitolo, intitolato “Il minore nel diritto islamico secondo la dottrina |anafita”, è stata analizzata e sottolineata l’importanza che il minore ha per questa scuola giuridica. Per essa il minore ha diritto ad avere un buon nome, all’educazione, all’allattamento, all’istruzione, alla cura e alla tutela. Questi diritti sono affidati ai genitori i quali dovranno, in base ai loro ruoli, crescere e allevare il fanciullo. L’Islam ha creato e salvaguardato i diritti del bambino, sia quelli relativi alla persona, come il diritto all’integrità del corpo o il diritto all’istruzione, sia quelli patrimoniali, come l’eredità. La buona educazione del bimbo è un obbligo per i genitori, o per chi ne faccia le veci, al fine di aiutarlo a crescere e a sviluppare una personalità; nella stessa sfera d’interessi rientrano anche l’obbligo dell’istruzione e la salvaguardia dell’integrità fisica e psicologica dell’infante, proteggendolo da ogni eventuale abuso. Il secondo capitolo, intitolato “La Costituzione palestinese e lo status della Palestina a livello internazionale”, entra nello specifico del territorio palestinese: partendo da un’analisi storico-giuridica della Palestina giungo all’attuale condizione della Palestina a livello internazionale. Durante i secoli di occupazione (ottomana, britannica e israeliana) la legge palestinese ha subito numerose modifiche e il diritto di famiglia come l’età del matrimonio furono letteralmente

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