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L'assegnazione della casa familiare: problemi e prospettive

La casa familiare rappresenta il luogo dove si radicano le abitudini, le usanze, il modo di vivere e si formano i sentimenti e i ricordi dei vari componenti il nucleo familiare; racchiude in sé una componente positiva che ci porta a considerala l’habitat della famiglia, ma anche quella negativa che scaturisce al momento della crisi coniugale oppure, di quella dei conviventi more uxorio.
L’istituto dell’assegnazione della casa familiare costituisce uno strumento di tutela dei figli, fa sì che, dalla separazione dei genitori non venga stravolta la loro vita; rappresenta una sorta di scoglio a cui aggrapparsi durante il naufragio del rapporto dei genitori. Molte volte, però è il campo di battaglia in cui si fronteggiano i due coniugi, o meglio i due genitori, come due schieramenti opposti, che non curanti, delle necessità dei figli, portano avanti una guerra patrimoniale atta alla distruzione dell’altro.
Tra le varie componenti con rilevanza economica, come l’assegno di mantenimento trova spazio l’istituto dell’assegnazione della casa familiare. Assegnazione che anche se avente dei riscontri economici dovrebbe essere finalizzata alla sola tutela della prole. In ogni caso, al godimento della casa familiare è possibile dare una quantificazione economica, pari al risparmio ottenuto dall’assegnatario, che a seguito dell’assegnazione non sarà ad esempio costretto a stipulare un contratto di locazione, comportando appunto per lui un risparmio in termini economici. La rilevanza economica dell’assegnazione viene considerata anche al fine della valutazione del bene, che può essere decurtato di un certo ammontare, stante la perdita di valore dell’immobile essendo assoggettato ad un vincolo di destinazione, anche se sui generis.
Nel corso dell’elaborato si cercherà di dare una visione d’insieme all’istituto dell’assegnazione della casa familiare, da prima sotto il profilo storico e nozionistico, per poi addentarsi nei vari aspetti delicati dell’istituto, emersi, anche durante l’applicazione giurisprudenziale.
A seguito dell’entrata in vigore della legge sull’affido condiviso dei figli, l’istituto che era già stato ridisegnato precedentemente, ha subito ulteriori modifiche. La più radicale è stata la previsione di rendere opponibile il provvedimento di assegnazione della casa familiare ai sensi dell’art. 2643 c.c.; la menzione di tale articolo ha sollevato numerose osservazioni, sia sotto il profilo dell’opportunità di tale richiamo, sia sotto il profilo strettamente applicativo della norma, in quanto ci si è chiesti se la normativa sul divorzio fosse stata tacitamente abrogata dalla legge sull’affido condiviso oppure se continuasse ancora ad operare.
Altre critiche sono state rivolte alla previsione dell’art. 155-quater c.c. secondo cui “il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente la casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio”. In particolare è stato necessario l’intervento della Corte Costituzionale in merito alla previsione che vuole la perdita del diritto di abitare la casa familiare a seguito di convivenza o di nuovo matrimonio, come sarà analizzato nel dettaglio nel corso dell’elaborato.
Questi e ad altri aspetti dell’istituto verranno analizzai nella pagine che seguono avendo di mira le prospettive di applicazione che si sono avute all’indomani dell’entrata in vigore della legge sull’affido condiviso, che tra le altre cose ha esteso anche l’ambito applicativo dell’istituto dell’assegnazione della casa familiare, uniformando anche il quadro normativo; ma senza dimenticarsi di volgere uno sguardo al passato e a come erano disciplinati, in presedenza i singoli aspetti dell’istituto.

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1 CAPITOLO I L’EVOLUZIONE NORMATIVA DELL’ISTITUTO DELL’ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE 1. DAL CODICE CIVILE DEL 1942 ALLA RIFORMA DEL DIRITTO DI FAMIGLIA Dalla promulgazione del codice civile nel 1942 ad oggi, il diritto di famiglia ha subito numerosi ritocchi e riforme causati dall’evoluzione storica e sociale. Il libro primo “Delle persone e della famiglia”, entrato in vigore nel 1939 separatamente dai restanti libri, ricalca per molti aspetti il codice del 1865, anche se l’idea di famiglia trasfusa al suo interno è intrisa dei valori fondamentali che si respiravano in quel momento storico. Concordemente con la visione fascista, viene data grande importanza all’istituzione famiglia e alla sua gerarchizzazione interna. In relazione ai rapporti tra coniugi c’è una completa sottomissione della donna al marito; in particolare l’art. 144 del codice civile disciplinava la potestà maritale, secondo la quale il marito era il capo della famiglia, la moglie seguiva la condizione civile di lui, ne assumeva il cognome ed era obbligata a seguirlo ovunque il coniuge avesse fissato la residenza. La disuguaglianza tra moglie e marito si ha anche in caso di separazione personale, che era strutturata sul principio della colpa ma che vedeva atteggiarsi in modo diverso le singole cause a seconda di chi le avesse poste in essere. Ad esempio non costituiva causa di separazione l’adulterio del marito, se non nel caso in cui la violazione dell’obbligo di fedeltà avesse costituito ingiuria grave nei confronti della moglie. Solo con la Costituzione repubblicana vi è stata “la sostituzione della concezione gerarchica della famiglia, accentrata nella figura del suo capo, con la famiglia improntata al governo collegiale” 1 . 1 Gianpaolo Frezza, I luoghi della famiglia, Torino, Giappichelli, 2004, p.72.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Silvia Calligaro Contatta »

Composta da 106 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.