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I principi di bilancio per le PMI

Informazioni tesi

  Autore: Cono Cirone
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Consulenza e management aziendale
  Relatore: William Forte
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 144

La progressiva tendenza verso la formazione di un unico mercato globale ha accentuato la necessità di garantire una più efficiente e rapida circolazione delle informazioni economiche e finanziarie e, di conseguenza, più urgente è apparsa la necessità di un linguaggio contabile comune condiviso a livello internazionale, sollecitata dalla crescente consapevolezza che la competitività delle imprese risulta condizionata dalla capacità di proporsi ai potenziali investitori con maggiore credibilità, con maggiore trasparenza e con una più efficace comunicazione economico-finanziaria. Negli ultimi tempi è profondamente mutato il rapporto tra impresa e ambiente.
Il presente lavoro ha come finalità quella di capire in che modo si è pervenuti all’elaborazione di questo set di principi di bilancio, rispetto ai criteri ritenuti rilevanti, evidenziati nella disamina delle principali tematiche coinvolte correlate all’oggetto di studio. La finalità va ricercata quindi nell’ analisi dell’orientamento assunto dalla comunità internazionale rispetto all’adozione degli IFRS for SMEs, rispetto alla definizione dei criteri di individuazione delle PMI, relativamente alla finalità assegnata al bilancio, alla definizione e analisi degli stakeholders e non ultima la posizione assunta dall’Italia.
Il lavoro infatti presenta dapprima una panoramica sulle differenze esistenti in termini concettuali tra standard e principle per poi approfondire la problematica relativa alla definizione dello strumento principe utilizzato: il bilancio.
La disamina sul contenuto e sulla finalità del bilancio, come modello convenzionale, sarà utile a comprendere successivamente quali saranno le finalità informative attribuite al bilancio di esercizio delle PMI e in virtù di ciò come saranno individuati gli stakeholders. Per individuare gli stakeholders dobbiamo prima circoscrivere l’impresa minore rispetto a quella di grandi dimensioni. Ulteriore punto critico riguarda quindi l’analisi della definizione di PMI, ovvero dei criteri qualitativi e quantitativi da adottare per definire la piccola e media impresa, che viene analizzato nel secondo capitolo con lo scopo di fornire uno strumento concettuale di riferimento utile al successivo confronto con le indicazioni contenute nei principi contabili per le PMI. Ed è proprio in relazione a questo nesso che il lavoro prosegue con l’osservazione di quelli che possono essere i criteri di classificazione degli stakeholders dell’impresa, rispetto alla dimensione caratteristica della stessa quale espressione dell’identità della PMI individuando nella proprietà coinvolta nella gestione, negli istituti di credito e nell’amministrazione finanziaria quelli che sono gli stakeholders delle PMI caratterizzati da relazioni a forte intensità.
Terminata la prima parte, generale, utile a circoscrivere il quadro di riferimento, il lavoro presenta una parte relativa a quello che è lo stato attuale riguardo al bilancio abbreviato utilizzato in ambito nazionale e internazionale, da cui emerge una molteplicità di opzioni disponibili che sicuramente non migliorano l’obiettivo della comparabilità dei bilanci.
L’ultima parte entra nel vivo dell’oggetto di studio, ovvero presenta lo standard IASB “IFRS for SMEs”, descrivendone sinteticamente la struttura e il contenuto, per poi approfondire l’analisi del processo di formazione del set di principi, rispetto al quadro di riferimento delineato nei capitoli precedenti. Si procederà alla ricerca delle informazioni rilevanti contenute nei documenti pubblicati nelle varie fasi del processo, scegliendo quelle pertinenti ai temi cruciali emersi durante il percorso di ricerca tesi.

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5 Introduzione La progressiva tendenza verso la formazione di un unico mercato globale ha accentuato la necessità di garantire una più efficiente e rapida circolazione delle informazioni economiche e finanziarie e, di conseguenza, più urgente è apparsa la necessità di un linguaggio contabile comune condiviso a livello internazionale, sollecitata dalla crescente consapevolezza che la competitività delle imprese risulta condizionata dalla capacità di proporsi ai potenziali investitori con maggiore credibilità, con maggiore trasparenza e con una più efficace comunicazione economico-finanziaria. Negli ultimi tempi, infatti, non solo si sono modificati i caratteri e le dimensioni dell’azienda e del mercato, ma è profondamente mutato il rapporto tra impresa e ambiente. L’effetto evolutivo ha portato gli attori a vario titolo coinvolti ad adoperarsi per far fronte alle nuove esigenze ed ecco i primi tentativi di comparabilità dei bilanci messi in atto dallo IASC e dall’Unione europea agli inizi degli anni settanta di cui una significativa manifestazione la troviamo con l’introduzione dei nuovi principi contabili internazionali IAS/IFRS, elaborati appunto al fine di realizzare un linguaggio contabile comune, in grado di agevolare la comparabilità dei bilanci internazionali. Da tale processo di globalizzazione non potevano restare escluse le piccole e medie imprese, sempre più attive nell’intraprendere percorsi di internazionalizzazione e comunque rivolte in un contesto competitivo

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