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Tra psicoanalisi e filosofia: Luce Irigaray e la sua concezione dell’Altro

La concezione dell’Altro è stata ed è una delle tematiche nodali nella storia del pensiero e della cultura occidentale, che ha di conseguenza occupato un posto di rilievo nei dibattiti e nelle formulazioni teoriche sia della psicologia che della filosofia contemporanea, ponendosi come istanza primaria da cui ripartire per riconsiderare l’idea del Sé e del mondo. In questo contesto, emerge la figura di Luce Irigaray, psicoanalista e filosofa, in qualche modo punto di unione tra le due discipline. Irigaray svolge la sua prima declinazione del concetto di Altro partendo dall’Altro dell’uomo, la Donna (in forte polemica con Freud e Lacan), In anticipo coi tempi, pone un’attenzione particolare al linguaggio, ai modi in cui è costruito il discorso, che determinano - più di quanto spesso ci si soffermi a pensare – le nostre interpretazioni del mondo. Infine giunge, nel corso della sua opera, all’idea di un Sé e di un Altro da Sé che si interpenetrano e trasmutano cosicché la dicotomia tra di loro non esiste più, e si arriva ad un “noi” che è l’accettazione delle reciproche differenze e il loro superamento. Il suo percorso, così come le influenze del suo pensiero su psicoanalisi, filosofia, femminismo, sono frutto di un'analisi approfondita all'interno di questa tesi

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2    Introduzione. La concezione dell’Altro è stata ed è una delle tematiche nodali nella storia del pensiero e della cultura occidentale, una questione che ha attraversato in modo trasversale le varie discipline, assumendo svariate connotazioni e trovando molteplici modi di declinarsi nel corso del tempo. In particolare durante il XX secolo l’interesse focale sulla soggettività e sulla crisi dell’identità ha contribuito a far emergere prepotentemente, nei distinti ambiti intellettuali, il problema della definizione dell’Altro, cui sono indissolubilmente legati temi come la definizione del Sé, l’accettazione o meno della differenza, il riconoscimento e il significato della diversità, nonché il tramonto definitivo della ragione egocentrica e del primato dell’Io. Argomenti, questi, che non mancano di avere una forte risonanza anche sulle riflessioni che ci impone il panorama storico attuale. Inevitabilmente, quindi, il concetto di alterità ha occupato un posto di rilievo nei dibattiti e nelle formulazioni teoriche sia della psicologia che della filosofia contemporanea, ponendosi come istanza primaria da cui ripartire per riconsiderare l’idea del Sé e del mondo. Dagli anni Settanta – Ottanta la psicologia dello sviluppo ha assistito ad una vera e propria esplosione di studi sul pensiero dell’Altro: si è progressivamente abbandonato il paradigma precedente, che vedeva concentrata l’attenzione esclusivamente sugli aspetti intraindividuali della crescita cognitiva ed emotivo-sociale del singolo, in favore di un approfondimento maggiore delle dinamiche interpersonali coinvolte in tali processi. Questo filone teorico sulla social cognition, fortemente influenzato dagli scritti di Vygotskij e della scuola storico-culturale russa, pone in risalto i fattori contestuali alla stregua di regolatori dello sviluppo cognitivo: “la costruzione della mente si trasforma da impresa individuale in impresa relazionale, culturale e sociale. In questa impresa, costante e continuo è l’incontro con il pensiero dell’altro sotto molteplici forme, e dunque l’estensione della propria mente e di sé al pensiero dell’altro. L’”altro” partecipa in modo strutturante alle costruzioni cognitive del soggetto sia in forma diretta, attraverso l’interazione interpersonale, sia in forma indiretta, attraverso l’interazione dell’agente cognitivo con gli strumenti, i segni, i sistemi di ragionamento, le conoscenze teoriche, le istituzioni sociali in cui nel corso del tempo il sociale ha preso forma. Tale incontro con l’altro è costruttivo non soltanto delle competenze cognitive in senso stretto, ma anche del Sé, dell’identità” 1 . La costruzione del Sé diventa, dunque, in quest’ottica, co-costruzione con l’Altro, tramite i suoi continui rimandi che permettono la creazione congiunta dei significati – della situazione, del contesto, del rapporto, del linguaggio, del discorso. Su questa stessa linea, Bruner sostiene che il concetto di Sé di ognuno di noi non è un’essenza né un nucleo di coscienza isolato, racchiuso nella mente, ma il risultato costantemente nascente della negoziazione continua tra le nostre interpretazioni del Sé e le interpretazioni del nostro Sé che gli altri                                                               1 A. Marchetti, O. Liverta Sempio, Il pensiero dell’Altro: la mente, le menti e la dinamica esterno - interno, in O. Liverta Sempio, A. Marchetti (cur.), Il pensiero dell’Altro. Contesto, conoscenza e teorie della mente. Raffaello Cortina, Milano, 1995, p. XXXIII.

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Laura Ginatta Contatta »

Composta da 40 pagine.

 

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