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Profezie inascoltate: il "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese

Informazioni tesi

  Autore: Gherardo Fabretti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Antonio Di Grado
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 223

Opera cardine di Giuseppe Antonio Borgese (1882-1952), fu scritta originariamente in inglese fra il 1935 e il 1937 durante il suo esilio americano, e poi in Italia, per Mondadori, nel 1946. Il lavoro di tesi intende ricostruire brevemente la storia e la sorte editorale del testo, analizzarne il contenuto in maniera dettagliata e metterne in risalto l'importanza e l'attualità. Il saggio di Borgese è una delle più lucide e spietate indagini dei caratteri e delle circostanze che hanno portato alla ribalta il Fascismo, individuate da Borgese in alcune costanti culturali e storiche del territorio italiano. L'opera è al contempo una dettagliata storia del movimento fascista dalle origini fino alla guerra di Spagna, particolarmente incentrata sul periodo compreso tra l'intervento italiano nella Prima Guerra Mondiale ai trattati di pace, dall’impresa di Fiume alle elezioni dell’aprile 1924. Borgese individua alcune figure tipicamente rappresentative, se non chiaramente responsabili, della deriva italiana: Dante, creatore della nazione italiana e di miti duri a morire, primo fra tutti quello della romanità; Cola di Rienzo, primo tentativo tragicomico di realizzare la romanità rispolverata da Dante; Machiavelli, la cui esasperata mancanza di finalismo storico, unita alla mai tramontata mitologia classicistica e al culto del valore assoluto del potere individuale, avrà effetti dirompenti. Successivamente Borgese traccia un preciso quadro storico dal XVI secolo al Risorgimento per poi affrontare la crisi del neonato stato italiano, individuando in Crispi e D'Annunzio i reagenti principali dell'imminente esplosione fascista: la retorica dannunziana e il bismarckismo crispino si incontreranno malamente con i fermenti sbandati e frustrati della borghesia italiana degli anni '10 del Novecento. La discesa in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale, la roboante impresa di Fiume da parte di D'Annunzio, le rivendicazioni della Dalmazia, fanno da solida base all'imminente presa di potere fascista.La storia del fascismo (fino al 1937) viene tratteggiata da Borgese con i crismi dello storico e la bravura del narratore d'effetto: la vita di Mussolini è certamente tra i punti più letterariamente riusciti dell'opera anche se la descrizione e il commento alla figura del re Vittorio Emanuele III, complice e assicuratore della marcia su Roma, non saranno meno significativi. Seguiranno il delitto Matteotti e gli accordi sotto banco con la Chiesa romana.Borgese si dedicherà poi ad esaminare, con spietata precisione, modi e costumi della dittatura per poi concludere l'opera con l'inquadramento del fascismo all'interno degli equilibri mondiali di potere, prevedendo, sei anni prima, non solo lo scoppio della Seconda guerra mondiale ma la consequenziale sconfitta del fascismo, che lascerà in piedi la Chiesa romana, unico potere rimasto in piedi. La Democrazia Cristiana, nel dopoguerra, ne raccoglierà il testimone. Borgese si appellerà con tutte le proprie forze al popolo italiano, invitandolo a uscire dalla condizione di secolare minus autoimposto e incitandolo a cancellare la dannosa mitologia che grava da secoli sulla sua testa.La mancanza di un canonico apparato di note, giustificata, oltre che dalla particolare condizione in cui fu stampato in Italia, dalla 'fretta' dell'autore, desideroso di trasmettere il massimo nel minor tempo possibile, nulla toglie alla serietà documentaria del testo. Il saggio di Borgese conserva, a distanza di settant'anni, tutta la sua attualità, fornendo ancora oggi, al lettore, un metodo critico e uno schema di pensiero a cui tutti dovrebbero ispirarsi.

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Introduzione È difficile tener nella mente l'immagine del male. Si fa di tutto per cancellarla. Raymond Queneau – Segni, cifre, lettere «Delle rane essendo scontente per la propria mancanza di un'autorità inviarono degli ambasciatori a Zeus per chiedere di procurare loro un re. Ed egli conoscendo la loro ingenuità gettò un legno sulla palude. E le rane dapprima spaventate per il rumore si immersero nelle profondità della palude, ma in seguito, quando il legno fu immobile, risalite giunsero a tal punto di disprezzo che addirittura salite su di esso vi si sedevano sopra. E mal sopportando di avere un tale re si recarono per la seconda volta da Zeus e lo esortarono a cambiare loro il governante. Infatti il primo era troppo inattivo. E Zeus sdegnatosi con loro mandò loro una biscia, dalla quale, catturate, venivano divorate. Il racconto dimostra che è meglio avere dei governanti inattivi che sovvertitori.» Riteniamo che a introduzione del nostro lavoro nulla avrebbe potuto essere più adatto di una vecchia favola del grande scrittore greco Esopo (620 a.C. ca. – 560 a.C. ca.), che a distanza di secoli impartisce una lezione buona per tutti ma in particolar modo per gli Italiani. Probabilmente anche Borgese ebbe modo di pensare alla stessa favola durante la composizione di Golia. Marcia del fascismo, oggetto del nostro lavoro e magistrale pilastro della letteratura del Novecento, condannata sin da subito all'oblio sia per l'antifascismo senza sconti dell'autore sia a causa di molteplici ragioni che avremo modo di analizzare in seguito. Golia fu composto in America tra il 1935 e il 1937, tra Boston e Chicago, sedi delle due università in cui Borgese insegnerà in quegli anni (lo Smith College di Northampton e la Boston University), dopo essere stato chiamato in California, dalla Berkeley University, come visiting professor, nel 1931. Sarà questo l'inizio di un esilio durato diciotto anni, con un solo rientro temporaneo, nel 1948. 4

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