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Imperfetto e presenti come strumenti dell'io nella visione del tempo e realizzazione dell'esperienza estetica

Informazioni tesi

  Autore: Serena Salerno
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e letterature moderne euroamericane
  Relatore: Giovannella Fusco Girard
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 182

Ricordo, immaginazione, desiderio, rappresentano le dimensioni astratte nelle quali si realizzano mondi paralleli alla realtà storica costituita dalle vicende di cui è protagonista Esther nel romanzo di J.M.G. Le Clézio, Étoile errante. Porte d’accesso per queste realtà parallele sono i tempi verbali, in particolare quelli appartenenti al modo indicativo. Attraverso un’analisi delle occorrenze verbali e un confronto tra i contesti in cui esse ricorrono è stato possibile squarciare il velo dell’apparenza storica della trama per ricondurre il romanzo alla sua origine naturale, vale a dire il romanzo come frutto dell’esperienza estetica. L’esperienza estetica dice Hans Jauss nasce dalla necessità di disobbedire momentaneamente alla realtà sensibile al fine di cogliere una rappresentazione sovrasensibile che le dona, nel momento in cui quest’ultima viene colta, perfezione e piena presenzialità. Ad operare in questo processo di rilettura della realtà sensibile è l’immaginazione che si muove in due direzioni opposte: l’una incidente che opera formulando anticipazioni rispetto alla realtà futura, l’altra decadente che opera sulla base di qualcosa che è già accaduto, appartiene al passato. Il tempo nella duplice veste di passato e futuro svolge così un ruolo determinante nella realizzazione dell’esperienza estetica. Il presente lavoro può essere considerato come composto di due parti: l’una di carattere propriamente linguistico che conduce un’analisi sul sistema dei tempi verbali francesi con particolare attenzione al modo indicativo, l’altra che concerne invece l’esperienza estetica intesa come superamento della realtà apparente al fine di cogliere la vera sostanza di determinati attimi della nostra vita strappandoli alla linearità e coerenza storica. Ricreiamo così un mondo che badiamo bene non è fittizio, esiste realmente, sebbene a livello astratto e che costituisce la trama di una realtà parallela alla storia del romanzo. Il mezzo attraverso cui recuperare questi mondi paralleli e occulti così definiti da Jean Starobinski, è l’immaginazione e a farle da motore è la sfera affettiva. Questa facoltà dell’intelletto non esplora mondi fantastici, frutto di pura fantasia, ma esperienze passate, lontane che racchiudono in sé dimensioni sconosciute che solo un’analisi postuma, effettuata da lunga distanza permette di cogliere. Due visioni del tempo allora convivono e si contrastano nel romanzo di J.M.G. Le Clézio: quella storica retta dalla necessaria consequenzialità, dal binomio causa ed effetto e l’altra reinventata, costituita da momenti in rapporto di discontinuità. Tale discontinuità comporta per ciascuno dei momenti considerati, la pretesa di un eterno presente, perché come ricorda Georges Poulet a proposito di Paul Valery, “io” posso inventare il tempo distaccandomi dalla consequenzialità del futuro rispetto al passato, dando a ciò che è stato e a ciò che verrà un significato rispondente alle sole esigenze dell’io.
J.M.G. Le Clézio non è uno scrittore particolarmente noto e apprezzato in Italia, prova ne è che molte delle sue opere non sono state ancora tradotte in italiano.
Indagando tra la critica che si è occupata della sua vasta produzione sebbene ritrovi nel romanzo tutti quegli aspetti considerati come cardini della produzione poetica, ho notato che l’aspetto temporale è stato piuttosto trascurato. Uno dei punti maggiormente evidenziati nella poetica dello scrittore francese è l’importanza data alla lingua come unico e vero spazio all’interno del quale esiste la realtà che prende forma così solo attraverso le espressioni linguistiche. La lingua come forma e sostanza della realtà, di conseguenza l’aspetto della temporalità rientrerebbe nel quadro più ampio della lingua. Bene se così è l’analisi del romanzo non può avvenire senza una seria e approfondita indagine a livello linguistico. Senza alcuna premeditazione, ho cominciato l’analisi dell’opera di Le Clézio incuriosita dalle sue scelte linguistiche, in particolare quelle di carattere temporale. E a partire da una pura analisi linguistica ne è venuto fuori anzi ne sono venuti fuori diversi mondi paralleli tutti aventi il medesimo scopo che è quello della ricerca della verità al di là di ogni limite, sia esso spaziale o temporale.

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3 INTRODUZIONE Quando per la prima volta ho letto il romanzo di J.M.G. Le Clézio non sono riuscita a superare le dieci pagine e questo fatto mi procurava della preoccupazione perché mi stupivo del disinteresse che l’opera di uno scrittore premio Nobel nel 2008 per la letteratura, considerato il più grande scrittore francese vivente, suscitava in me. Ancora più clamoroso all’epoca risultò il fatto che nonostante leggessi e rileggessi le poche pagine, non ero assolutamente in grado di cogliere un qualsiasi aspetto che mi spingesse ad andare oltre quel modesto numero di pagine lette. Oggi ho la risposta che ho cercato a lungo riguardo questo iniziale approccio fondato soprattutto sull’indifferenza e, sinceramente, anche su una deludente sensazione di noia. Il percorso di studi che ho compiuto durante questi cinque anni, mi ha insegnato, soprattutto nell’ultimo scorcio di carriera, che quando ci si avvicina ad un’opera letteraria, in particolare il romanzo dato che è stato oggetto della mia analisi, non bisogna mai fermarsi ad una prima superficiale lettura occorre necessariamente andare oltre anzi guardare oltre. Il non accontentarsi di ciò che la realtà nella sua immediatezza ci mostra, è uno dei concetti cardini di questa tesi e rappresenta allo stesso tempo quello stimolo che ha fatto sì che riprendessi il romanzo da dove lo avevo interrotto o meglio ricominciassi a leggerlo dall’inizio. La prima cosa che mi sono rimproverata è stata l’incapacità iniziale a cogliere un aspetto che a mio avviso risulta fondamentale, che è la chiave di lettura del romanzo stesso vale a dire la libertà che Le Clézio si è concesso nell’utilizzo dei tempi verbali, dietro al quale si cela una concezione ed una gestione del tempo che sono frutto di una visione totalmente personalizzata. Non è il tempo il protagonista del romanzo, è l’io della giovane eroina che diventa lo spazio al cui

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Parole chiave

tempi verbali
esperienza estetica
j.m.g. le clézio
gustave guillaume

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