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Il brutto in letteratura. Notre-Dame de Paris di Victor Hugo.

Informazioni tesi

  Autore: Ottavia Ganga
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Economia per le arti, la cultura e la comunicazione
  Relatore: Paolo Proietti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 146

In queste pagine si tratta della tematica del brutto e, in particolare del significato che la bruttezza assume in letteratura.
La scelta del tema è scaturita da una semplice riflessione: per secoli studiosi, filosofi, artisti e intellettuali si sono concentrati esclusivamente sulla ricerca e sullo studio della bellezza, tralasciando costantemente, per un motivo o per l’altro, l’analisi del suo contrario.
Con questo lavoro, si vuol dimostrare, invece, come il brutto possa essere un elemento estetico altrettanto interessante e presente tanto nella sfera estetica, quanto in quella storica, artistica e letteraria.
Prendendo spunto dalla recente tendenza a un ritorno allo studio e all’analisi del brutto, che si può notare dalla pubblicazione di testi come, appunto, la Storia della Bruttezza di Umberto Eco, in questa sede, partendo da una necessaria introduzione alla disciplina estetica, si cerca di arrivare alla trasposizione della tematica della bruttezza all’interno di un romanzo fondamentale nell’Ottocento romantico francese - e non solo - quale Notre-Dame de Paris di Victor Hugo.
L’obiettivo di questo percorso è, pertanto, quello di dimostrare che anche il brutto, considerato da sempre entità negativa e inferiore rispetto alla bellezza, possa, al contrario, risultare altrettanto interessante ed emozionante.
Anche se normalmente la figura del brutto nelle arti non è mai predominante, ma serve da sfondo per far risaltare quello che di bello c’è nel contesto, per quanto riguarda il romanzo di Hugo, la situazione si può considerare atipica. L’enorme fortuna, infatti, da subito goduta dall’opera è dovuta proprio alla presenza predominante e costante del brutto di cui la trama è pervasa, brutto, che diventa qui protagonista assoluto e non più strumento tramite il quale godere del bello.
Si assiste, quindi, a una sorta di trasformazione del brutto in bello, nel senso in cui la bruttezza, presente sia nei luoghi, sia nelle situazioni e nei personaggi di tutto il romanzo, risulta l’elemento originale, particolare e se vogliamo “bello”, che cattura l’attenzione e l’interesse del lettore, che ne è così totalmente coinvolto e affascinato.
Lo scopo di questo lavoro è perciò quello di ripercorrere, se pur brevemente e senza nessuna pretesa di esaustività, la storia della disciplina estetica e dello sviluppo dei concetti di bellezza e bruttezza, per dimostrare, tramite l’analisi del testo, la tesi, già ampiamente sostenuta, dell’assoluta relatività dei concetti di bello e di brutto.

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PREMESSA In queste pagine si tratta della tematica del brutto e, in particolare del significato che la bruttezza assume in letteratura. La scelta del tema è scaturita da una semplice riflessione: per secoli studiosi, filosofi, artisti e intellettuali si sono concentrati esclusivamente sulla ricerca e sullo studio della bellezza, tralasciando costantemente, per un motivo o per l’altro, l’analisi del suo contrario. 5

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