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Hypnum cupressiforme come bioaccumulatore di metalli pesanti e di 137Cs nella città e nella provincia di Varese

Informazioni tesi

  Autore: Sara Larcher
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Biologiche
  Relatore: Alfredo Provini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 183

La ricerca ha avuto lo scopo di valutare la deposizione di alcuni metalli pesanti (Cu, Pb, Zn, Mn e Fe) nella città di Varese, quantificandone la concentrazione nel muschio Hypnum cupressiforme, impiegato come organismo accumulatore. La stessa specie è stata anche utilizzata come bioaccumulatore di 137Cs, radionuclide artificiale, per verificare se muschi indigeni avessero conservato tracce dell’incidente nucleare di Chernobyl (1986). Il progetto di biomonitoraggio dei metalli si è basato sull’allestimento di otto stazioni biologiche ubicate nel centro di Varese e costituite da muschio trapiantato da bosco in appositi contenitori. I cauloidi, prelevati mensilmente (luglio 1997-giugno 1998), sono stati mineralizzati con HNO3 e analizzati mediante uno spettrometro a fluorescenza di raggi X in dispersione di energia. Sono stati confrontati i risultati ottenuti nelle stazioni nel periodo di ricerca, anche in considerazione dell’influenza di alcuni parametri climatici su deposizioni atmosferiche e bioaccumulo dei metalli. I muschi hanno dimostrato di accumulare i metalli indagati, anche se non in modo continuo durante tutto il periodo e non in misura uguale in tutte le stazioni e per tutti i metalli. Infatti il bioaccumulo è stato influenzato dalle condizioni climatiche e dalla localizzazione delle stazioni (distanza dalla strada, maggiore o minore esposizione al sole ed ai venti). Tuttavia la sperimentazione ha permesso di ottenere una prima indicazione sulla contaminazione da metalli a Varese e costituisce un approccio orientativo e innovativo sull’uso dei trapianti di muschi in area urbana. Per quanto riguarda la ricerca di radiocontaminazione, l’indagine è stata estesa alla zona Nord della provincia di Varese, in cui sono stati campionati muschi indigeni in ogni Comune. I muschi sono stati sottoposti a spettrometria gamma. I dati ottenuti hanno mostrato che il 137Cs, quando presente, si trova a basse concentrazioni e pertanto la radioattività residua non costituisce più un pericolo. La presente ricerca ha confermato quanto riportato in letteratura: i muschi, per la loro capacità di accumulo, permettono, con costi sensibilmente inferiori, di avere un numero maggiore di stazioni di monitoraggio di quanto non consentano le centraline elettroniche e conservano “memoria” per un tempo piuttosto lungo dell’assorbimento dei radionuclidi artificiali più persistenti, quali il 137Cs. Permettono quindi di ottenere un quadro più completo della distribuzione di tali deposizioni.

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CAPITOLO 1 INTRODUZIONE L’inquinamento dell’aria è definito generalmente in termini di concentrazione degli inquinanti immessi in atmosfera (Nimis, 1990). È un fenomeno estremamente variabile nel tempo e nello spazio in quanto dipende da numerosi fattori, quali il tipo di fonte inquinante, la direzione e l’intensità dei venti, l’orografia, le precipitazioni, l’altezza dei camini. Ne consegue che una valutazione precisa del grado di inquinamento è complessa. La corretta mappatura dell’inquinamento di una certa area mediante le tradizionali tecniche di monitoraggio (rilevamento quantitativo di singoli parametri chimici e fisici) necessita di uno studio basato su una rete di punti di misura a densità elevata (per poter usufruire di una statistica significativa) e sull’analisi di dati riferiti a prolungati periodi di tempo allo scopo di conoscere i valori medi dell’inquinamento. Le reti di rilevamento strumentale consentono di acquisire utili indicazioni, ma presentano limiti e costi elevati (Cenci e Palmieri, 1997). Le centraline elettroniche permettono l’indagine solo di alcune delle molte variabili che insieme regolano l’ecosistema e forniscono valori puntiformi e istantanei di queste variabili, non considerando la situazione temporale precedente e quella spaziale circostante al punto di indagine. Per questi motivi negli ultimi vent’anni, accanto alle analisi chimico-fisiche dell’aria, si è andato affermando l’utilizzo del monitoraggio biologico, cioè “il rilevamento delle alterazioni ambientali effettuato mediante l’uso di organismi animali e vegetali” (Nimis et al., 1989).

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Parole chiave

137cs
biomonitoraggio
metalli pesanti
muschi
ecologia
bioaccumulatori
cesio-137
hypnum cupressiforme

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