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I benefici e i rischi delle politiche di outsourcing/offshoring: l’esperienza particolare delle imprese italiane in India

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Annini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Alireza Naghavi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

“Quando un bene o un servizio è prodotto più economicamente all’estero, ha più senso importarlo che produrlo domesticamente”
La frase dell’economista Mankiwsopracitata (Mankiw, “Council of Economic Advisors, Economic Report of the President”, Washington D.C, United States Government Printing Office, 2004) esprime un concetto semplice, ma è al contempo la base ditutto ciò di cui parleremo nelle pagine a seguire. L’obiettivo di questo lavoro è quello di fornire un chiara dimostrazione di come le politiche di produzione che implicano l’utilizzo di diversi impianti, spesso ubicati in differenti paesi, per la produzione di un determinato bene/servizio, abbiano implicazioni positive per alcuni soggetti, ma, allo stesso tempo possano arrecare danni ad altri. Vedremo come, ai grandi benefici che questi processi possono apportare ai bilanci aziendali, queste politiche di outsourcing/offshoring comportino dei rischi che vanno presi in seria considerazione dai vertici delle imprese interessate. Perseguiremo questo obiettivo focalizzandoci su una nazione rappresentante una delle mete più ambite da chi vuole spostare la produzione all’estero: l’India; avvalendoci al contempo di esempi pratici di casi imprenditoriali italiani in questo paese.
Esiste una sensibile differenza tra il termineoutsourcing, che intende lo scorporare la produzione avvalendosi di imprese partner esterne, e il termine offshoring che implica invece lo spostamento di alcuni processi produttivi in impianti ubicati oltreconfine (Foreign Direct Investment) di cui però l’impresa madre mantiene il possesso). Tuttavia, la natura di questo lavoro non ci obbliga a focalizzarci su uno dei due concetti in particolare; ciò che vogliamo dimostrare è che la frammentazione della produzione di un impresa, attraverso vari impianti dislocati all’estero, vanta aspetti indubbiamente positivi, ma allo stesso tempo insidie nascoste delle quali spesso la bibliografia a riguardo tace. Questo obiettivo ci permette di discuterei concetti di outsourcing e offshoring contemporaneamente e passando dall’uno all’altro con disinvoltura, dal momento che ciò che ci interessa, considerando la nostra tesi, sono semplicemente le situazioni in cui le componenti di beni o servizi sono prodotte in diversi paesi, indipendentemente da chi possiede i mezzi di produzone.

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3 Introduzione “Quando un bene o un servizio è prodotto più economicamente all’estero, ha più senso importarlo che produrlo domesticamente” La frase dell’economista Mankiwsopracitata (Mankiw, “Council of Economic Advisors, Economic Report of the President”, Washington D.C, United States Government Printing Office, 2004) esprime un concetto semplice, ma è al contempo la base ditutto ciò di cui parleremo nelle pagine a seguire. L’obiettivo di questo lavoro è quello di fornire un chiara dimostrazione di come le politiche di produzione che implicano l’utilizzo di diversi impianti, spesso ubicati in differenti paesi, per la produzione di un determinato bene/servizio, abbiano implicazioni positive per alcuni soggetti, ma, allo stesso tempo possano arrecare danni ad altri. Vedremo come, ai grandi benefici che questi processi possono apportare ai bilanci aziendali, queste politiche di outsourcing/offshoring comportino dei rischi che vanno presi in seria considerazione dai vertici delle imprese interessate. Perseguiremo questo obiettivo focalizzandoci su una nazione rappresentante una delle mete più ambite da chi vuole spostare la produzione all’estero: l’India; avvalendoci al contempo di esempi pratici di casi imprenditoriali italiani in questo paese. Esiste una sensibile differenza tra il termineoutsourcing, che intende lo scorporare la produzione avvalendosi di imprese partner esterne, e il termine offshoring che implica invece lo spostamento di alcuni processi produttivi in impianti ubicati oltreconfine (Foreign Direct Investment) di cui però l’impresa madre mantiene il possesso). Tuttavia, la natura di questo lavoro non ci obbliga a focalizzarci su uno dei due concetti in particolare; ciò che vogliamo dimostrare è che la frammentazione della produzione di un impresa, attraverso vari impianti dislocati all’estero, vanta aspetti indubbiamente positivi, ma allo stesso tempo insidie nascoste delle quali spesso la bibliografia a riguardo tace. Questo obiettivo

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Parole chiave

new economy
outsourcing
core business
business
imprese
india
unbundling
lavazza
offshoring
esternalizzare
mind resources

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